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Il caso Pizzaballa e le norme di sicurezza nei luoghi sacri

Cardinal PIzzaballa
Cardinal PIzzaballa Diritti d'autore  AP
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Di Giorgia Orlandi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Nella giornata di lunedì autorità locali e Patriarcato siglano l'accordo che consente la ripresa delle celebrazioni religiose. Il caso Pizzaballa riapre il dibattito sulle misure di sicurezza nei luoghi di culto

La polemica, scoppiata dopo che le forze di polizia dello Stato ebraico, nella giornata di domenica, avevano impedito al cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, di accedere alla Chiesa del Santo Sepolcro, sembra al momento archiviata.

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In base ad una nuova intesa raggiunta lunedì, le forze dell'ordine lasceranno entrare Pizzaballa e le altre autorità religiose nella basilica simbolo della cristianità a Gerusalemme, ma a causa del divieto di assembramento e di processione, i riti della Settimana Santa dovranno svolgersi in diretta streaming.

L'intervento del premier Netanyahu, nella tarda serata di domenica, è servito a placare le critiche.

In un post su X, il premier israeliano ha fatto sapere di aver “dato istruzioni alle autorità competenti, affinché al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino, fosse concesso pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme".

Il primo ministro israeliano ha poi spiegato che, a causa degli attacchi degli ultimi giorni, con missili balistici da parte dell’Iran, era stato “chiesto ai membri di tutte le fedi di astenersi temporaneamente dal pregare nei luoghi sacri cristiani, musulmani ed ebraici della Città Vecchia di Gerusalemme".

Motivo per il quale, si legge nella nota, al cardinale Pizzaballa è stato chiesto di evitare di celebrare la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro.

Nonostante però la conciliazione, il divieto intimato dalle autorità israeliane al cardinale Pizzaballa aveva già iniziato ad assumere i contorni di un vero e proprio incidente diplomatico.

Nella giornata di domenica, una lunga nota congiunta del Patriarcato e della Custodia di Terra Santa evidenziava che “non accadeva da secoli che al Santo Sepolcro non potessero giungere i capi delle chiese cristiane”.

“Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, il Reverendissimo padre Francesco Ielpo, Ofm, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme”.

Un comunicato “duro”, in cui le misure delle autorità israeliane vengono definite “sproporzionate” e in cui si esprime anche il rammarico per i miliardi di cristiani che da tutto il mondo “seguono i riti della settimana santa”.

Lo stesso cardinale di Gerusalemme, intervistato da Tv2000, aveva parlato di “fraintendimenti”. “Non ci siamo capiti”, ha detto, “ed è quello che è accaduto”.

La risposta del governo italiano

La politica italiana tutta, subito dopo quanto emerso, ha condannato l'accaduto, offrendo solidarietà nei confronti del Patriarca.

Nel pomeriggio di domenica, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un colloquio telefonico con il cardinale, ha espresso “vicinanza”, a nome del governo.

Il mancato accesso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, proprio in occasione della Domenica delle Palme, una delle ricorrenze più significative, viene definito un gesto che colpisce non solo i fedeli, ma tutte le comunità che riconoscono il valore della libertà di culto.

Decisa anche l’azione del ministro Tajani che ha definito l’accaduto “inaccettabile”, facendo sapere di aver richiamato l’ambasciatore israeliano al ministero degli Esteri nella giornata di lunedì per fornire chiarimenti sul caso.

E proprio commentando l'incontro alla Farnesina, lo stesso ambasciatore Jonathan Peled, ha parlato di "dialogo aperto", spiegando che si è trattato di una "misura dettata da ragioni di sicurezza", esprimendo rammarico per l'accaduto.

Condanna anche da parte della segretaria del Pd, Elly Schlein: “La violenza cieca e la protervia senza limiti del Governo israeliano ha raggiunto anche uno dei luoghi più sacri della cristianità, offendendo la dignità dei credenti e umiliando l'intera comunità cristiana”.

Dalla chiamata del presidente Herzog a Pizzaballa, alle reazioni della Chiesa

Ma i commenti sulla vicenda non si limitano al governo italiano. Nelle ore immediatamente successive all’accaduto, il presidente dello Stato di Israele Isaac Herzog, poi ringraziato sia dal Patriarcato che dalla Custodia di Terra Santa, ha chiamato il cardinale Pizzaballa, esprimendo “profondo dolore per lo spiacevole incidente”.

Il presidente aveva spiegato che “il divieto è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici”.

Parole di stupore per la decisione delle autorità israeliane sono state anche espresse dall’ambasciatore Usa in Israele Huckabee che in un post su X ha parlato di una decisione “difficile da comprendere e giustificare”. Critiche per la decisione delle autorità israeliane sono arrivate da Macron e Sanchez.

A difesa della libertà religiosa è anche intervenuto il cardinale Marcello Semeraro, prefetto Vaticano: “non si tratta solo di una questione confessionale. Ad essere minacciata è la pace. Non è impedendo la libertà religiosa che si può intraprendere un percorso di uscita dal conflitto”.

Luoghi sacri e norme di sicurezza

La sicurezza nei luoghi di culto resta una priorità costante, soprattutto nei siti a più alta affluenza e valore simbolico.

In tutta Europa, ad esempio in Vaticano e in Terra Santa, i dispositivi vengono rafforzati in occasione delle principali festività religiose, quando l’afflusso di fedeli e turisti aumenta sensibilmente e cresce anche il livello di attenzione delle autorità.

A Gerusalemme, l’accesso al Santo Sepolcro è regolato attraverso un sistema di controlli gestito dalle forze di sicurezza israeliane. Nei giorni più delicati, come la Domenica delle Palme o la Pasqua ortodossa, possono essere introdotte limitazioni temporanee, soprattutto attraverso accessi contingentati, verifica dei documenti e filtri lungo le vie di ingresso alla Città Vecchia.

Le misure vengono giustificate con esigenze di ordine pubblico, ma non mancano critiche da parte delle autorità religiose quando queste restrizioni incidono sulla partecipazione ai riti.

In questi giorni, in modo particolare dall'inizio del conflitto, il governo israeliano ha vietato gli assembramenti di oltre 50 persone.

In Vaticano invece, l’area di Piazza San Pietro e della Basilica è sottoposta a un dispositivo di sicurezza articolato, coordinato tra forze italiane e gendarmeria vaticana.

L’accesso alla Basilica prevede controlli ai varchi con metal detector e ispezione di borse e zaini, mentre durante le celebrazioni più importanti, come le udienze papali o le festività, vengono predisposti percorsi obbligati, transenne e una presenza rafforzata di agenti in uniforme e in borghese.

In entrambi i casi, l’obiettivo è bilanciare la tutela della sicurezza con il diritto di accesso ai luoghi di culto.

Un equilibrio delicato, che si gioca soprattutto nei momenti di maggiore tensione internazionale, quando le misure di prevenzione rischiano di trasformarsi in ostacoli concreti per i fedeli.

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