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Trump vuole deroga alla legge sulle specie protette per petrolio e gas nel Golfo del Messico

ARCHIVIO - Un uomo pesca vicino a piattaforme petrolifere ormeggiate, l'8 maggio 2020, a Port Aransas, in Texas.
ARCHIVIO - Un uomo pesca vicino a piattaforme petrolifere ormeggiate, l'8 maggio 2020, a Port Aransas, Texas. Diritti d'autore  AP Photo/Eric Gay, File
Diritti d'autore AP Photo/Eric Gay, File
Di Angela Symons Agenzie: AP
Pubblicato il
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Il provvedimento potrebbe «dare il via libera all’estinzione di tartarughe marine, balene e coralli per arricchire l’industria petrolifera», afferma un avvocato di Earthjustice.

Mentre l'amministrazione Trump è in guerra con l'Iran, invoca la sicurezza nazionale per chiedere un'esenzione dall'Endangered Species Act, così da ampliare le trivellazioni di petrolio e gas nel Golfo del Messico. Le associazioni ambientaliste avvertono che potrebbe creare un pericoloso precedente per i futuri progetti legati ai combustibili fossili.

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Gli ambientalisti sostengono che il governo non abbia seguito la procedura corretta e cercano di bloccare l'iniziativa prima che il segretario agli Interni Doug Burgum convochi il Comitato per le specie minacciate il 31 marzo. Il comitato, soprannominato "God Squad" dai gruppi secondo cui può decidere il destino di una specie, è formato da sei alti funzionari federali più un rappresentante degli Stati interessati.

I piani precisi dell'amministrazione per il Golfo non sono chiari, ma gli esperti affermano che per ottenere un'esenzione per motivi di sicurezza nazionale la Casa Bianca deve indicare quale esigenza militare metterebbe a rischio una determinata specie. I gruppi ambientalisti temono che un'esenzione generale spiani la strada a nuovi progetti di petrolio e gas senza alcuna tutela per varie specie, tra cui la balena di Rice, di cui nel Golfo restano soltanto una cinquantina di esemplari.

«Non esiste alcuna giustificazione pensabile per sacrificarle», afferma Steve Mashuda, responsabile legale per gli oceani di Earthjustice. «È oltre ogni irresponsabilità anche solo prendere in considerazione il via libera all'estinzione di tartarughe marine, pesci, balene, razze e coralli, solo per gonfiare ulteriormente i profitti dell'industria petrolifera a spese dell'interesse pubblico».

Tentativo di impedire la riunione del Comitato per le specie minacciate

Il Center for Biological Diversity ha intentato causa la scorsa settimana (fonte in inglese) per bloccare la riunione del comitato, sostenendo che diversi requisiti necessari per convocarla non siano stati rispettati. Tra questi c'è la presentazione della richiesta entro 90 giorni dalla conclusione di un parere biologico che stabilisce che l'esistenza di una determinata specie è messa in pericolo. L'organizzazione sostiene inoltre che l'udienza debba essere pubblica e presieduta da un giudice amministrativo.

L'istanza del centro sarà esaminata il 27 marzo dal giudice distrettuale del District of Columbia Rudolph Contreras, nominato da Obama, che in passato si è già pronunciato contro l'amministrazione Trump.

ARCHIVIO - Doug Burgum, segretario agli Interni, tiene un discorso alla reception dell'Indo-Pacific Energy Security Ministerial and Business Forum, il 13 marzo 2026 a Tokyo.
ARCHIVIO - Doug Burgum, segretario agli Interni, tiene un discorso alla reception dell'Indo-Pacific Energy Security Ministerial and Business Forum, il 13 marzo 2026 a Tokyo. AP Photo/Eugene Hoshiko, Pool, File

Il comitato è stato istituito nel 1978 per poter concedere esenzioni all'Endangered Species Act, la legge che vieta di ferire o uccidere le specie inserite in un elenco protetto, quando non esistono alternative in grado di garantire gli stessi benefici economici in una regione o quando ciò è ritenuto nell'interesse del Paese.

In 53 anni di storia il comitato si è riunito solo tre volte e ha concesso appena due esenzioni. La prima, nel 1979, ha dato il via libera alla costruzione di una diga sul fiume Platte, in Wyoming, habitat della gru americana. L'ultima riunione risale al 1992, quando autorizzò il disboscamento nelle aree dell'Oregon dove vive il gufo maculato del Nord. Quella richiesta di esenzione fu poi ritirata.

Tornato alla Casa Bianca a gennaio, presidente Donald Trump ha chiesto che il comitato si riunisca ogni tre mesi, nell'ambito della sua agenda per spianare la strada allo sviluppo energetico interno. Ma la riunione di martedì 31 marzo sarebbe la prima.

Per il Dipartimento di Giustizia, con la sicurezza nazionale la legge non si applica

In un atto depositato in tribunale la sera del 25 marzo, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha sostenuto che nessuno dei requisiti previsti dalla legge si applica, perché il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invocato le disposizioni sulla sicurezza nazionale.

Nella sua richiesta a Burgum di convocare il comitato, Hegseth ha dichiarato di ritenere «necessario, per ragioni di sicurezza nazionale, esentare dai requisiti dell'[Endangered Species Act] tutte le attività di esplorazione di petrolio e gas e di sviluppo nel Golfo d'America» svolte sotto la supervisione delle agenzie federali, si legge nel documento del Dipartimento di Giustizia.

Secondo il Dipartimento, il Center for Biological Diversity non può fare causa in anticipo rispetto a eventuali decisioni future del comitato. L'atto afferma inoltre che i documenti pertinenti saranno resi pubblici martedì e che, poiché la riunione sarà trasmessa in diretta streaming, sarà soddisfatto anche il requisito di tenerla in forma pubblica.

Il Dipartimento della Difesa non ha risposto subito a una richiesta di commento.

Gli esperti: le esenzioni dovrebbero restare eccezionali

Gli esperti ricordano che esenzioni motivate dalla sicurezza nazionale dovrebbero essere concesse solo in casi rari e in situazioni di emergenza estrema.

«L'Endangered Species Act non sta bloccando lo sviluppo di petrolio e gas. Punto. Non lo sta facendo. Allora perché serve un'esenzione?» si chiede Patrick Parenteau, professore emerito alla Vermont Law and Graduate School, che ha contribuito a scrivere i criteri di funzionamento del comitato.

A suo avviso l'amministrazione invoca la sicurezza nazionale «solo, in sostanza, per dire che non vuole che l'Endangered Species Act interferisca con lo sviluppo dei combustibili fossili e che farà tutto il possibile per evitare che ciò accada».

Gli esperti mettono inoltre in dubbio che un'esenzione possa davvero contribuire ad affrontare gli shock petroliferi seguiti alla guerra tra Stati Uniti e Iran.

«Credo che si tratti soprattutto di un messaggio politico, perché trivellare nuovi pozzi offshore di petrolio e gas richiede anni», afferma Michael Gerrard, direttore del Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University. «Non è chiaro se questo consentirà di aprire nuovi pozzi che oggi non esistono ancora... È difficile immaginare che possa risolvere la crisi con l'Iran, a meno che non si prolunghi per molto tempo».

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