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Mali: guerra per procura nel Sahel tra Russia, jihadisti e crisi della giunta di Assimi Goïta

Il leader della giunta militare del Mali, il generale Assimi Guetta, assiste ai funerali dell'ex ministro della Difesa Sadio Camara presso la piazza d'armi del Genio militare a Bamako, Mali, giovedì 30 aprile 2026.
Il leader della giunta militare del Mali, il generale Assimi Guetta, assiste ai funerali dell'ex ministro della Difesa Sadio Camara presso la piazza d'armi del Genio militare a Bamako, Mali, giovedì 30 aprile 2026. Diritti d'autore  Boubacary Bocoum/Copyright 2026 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Boubacary Bocoum/Copyright 2026 The AP. All rights reserved
Di Chaima Chihi
Pubblicato il
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Il Mali affronta una nuova escalation di violenza tra gruppi jihadisti, separatisti e giunta militare. Sullo sfondo, la sfida geopolitica tra Russia, Francia e Stati Uniti nel Sahel

Il Mali è tornato al centro della crisi del Sahel dopo una nuova ondata di violenze che ha colpito la capitale Bamako e diverse città strategiche del nord e del centro del Paese. Gli attacchi coordinati delle ultime settimane segnano un salto di qualità nel conflitto e confermano quanto il Paese sia ormai diventato uno dei principali teatri della competizione geopolitica internazionale in Africa.

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Dopo il colpo di Stato del 2020, il colonnello Assimi Goïta ha progressivamente ridefinito gli equilibri politici e militari del Mali, rompendo con la storica alleanza con la Francia e aprendo le porte all’influenza russa. Una svolta che ha trasformato il Sahel in un’arena di confronto tra potenze globali, mentre sul terreno continuano a rafforzarsi gruppi jihadisti e movimenti separatisti.

L’escalation degli attacchi in Mali

Alla fine di aprile 2026 il Mali ha assistito a una delle offensive armate più gravi degli ultimi anni. Attacchi simultanei, esplosioni coordinate e scontri a fuoco hanno colpito installazioni militari e infrastrutture sensibili a Bamako, Gao e Kidal.

Secondo gli analisti, dietro l’offensiva ci sarebbe una crescente cooperazione tra gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda, come Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), e movimenti separatisti del nord del Paese, tra cui il Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA).

Una convergenza che fino a pochi anni fa appariva improbabile, vista la distanza ideologica tra jihadismo transnazionale e separatismo locale. Tuttavia, il comune obiettivo di indebolire la giunta militare avrebbe favorito una collaborazione tattica sul campo.

La città di Kidal rappresenta uno dei punti più sensibili del conflitto. Situata nel nord desertico del Mali, è storicamente una roccaforte dei ribelli tuareg e un nodo strategico fondamentale per il controllo dell’area sahariana. La perdita di influenza della giunta su questa regione viene considerata un duro colpo per il governo di Goïta e per i suoi alleati russi.

La svolta filo-russa della giunta militare

Con l’uscita progressiva delle forze francesi dal Mali e la fine dell’Operazione Barkhane, Bamako ha accelerato il riavvicinamento a Mosca. La giunta militare ha costruito una narrativa fortemente antifrancese, presentando la Russia come nuovo partner strategico per la sicurezza nazionale.

Il ruolo centrale è stato affidato al cosiddetto “Corpo d’Africa”, struttura che ha sostituito il gruppo Wagner dopo la sua riorganizzazione. I mercenari russi hanno supportato l’esercito maliano nelle operazioni contro i gruppi armati e hanno contribuito, almeno inizialmente, ad alcuni successi militari, tra cui la riconquista di Kidal.

Tuttavia, i risultati ottenuti si sono progressivamente deteriorati. Nel 2024 l’attacco dei gruppi armati a Tin Zaoutine provocò la morte di decine di soldati maliani e di operatori legati a Wagner, mostrando i limiti dell’intervento russo.

Negli ultimi mesi la situazione è ulteriormente peggiorata. I gruppi armati hanno intensificato le offensive fino ad arrivare a minacciare Bamako e interrompere le forniture di carburante nella capitale. L’uccisione del ministro della Difesa Sadio Camara ha inoltre evidenziato la vulnerabilità dell’attuale leadership militare.

Parallelamente, Mosca sembra aver ridotto il proprio coinvolgimento diretto nei combattimenti, sostenendo di limitarsi oggi soprattutto ad attività di addestramento e supporto logistico.

Francia e Stati Uniti osservano il Mali

Il deterioramento della sicurezza in Mali rischia di avere conseguenze dirette anche sugli equilibri internazionali nel Sahel.

La Francia, dopo anni di presenza militare nella regione, ha perso gran parte della propria influenza a seguito dei colpi di Stato in Mali e Niger. Per Parigi, l’indebolimento della giunta sostenuta dalla Russia potrebbe rappresentare un’opportunità indiretta per recuperare spazio geopolitico nel continente africano.

Allo stesso tempo, anche gli Stati Uniti stanno cercando di rafforzare nuovamente la propria presenza diplomatica nel Paese. Washington guarda con interesse alle ingenti risorse minerarie maliane, in particolare alle riserve auree stimate in circa 800 tonnellate.

Secondo diversi osservatori, la revoca delle sanzioni contro alcuni esponenti della giunta potrebbe rappresentare il primo passo verso un graduale riavvicinamento tra Bamako e Washington.

L’Algeria teme il collasso del vicino meridionale

La crisi maliana rappresenta una minaccia diretta anche per l’Algeria. I due Paesi condividono oltre mille chilometri di confine desertico, difficili da controllare e vulnerabili alle infiltrazioni di gruppi armati e reti criminali.

Algeri teme soprattutto il rischio di un collasso dell’autorità centrale nel nord del Mali, scenario che potrebbe trasformare l’area in una vasta zona franca per terrorismo, traffico di armi e contrabbando.

Negli ultimi mesi le relazioni diplomatiche tra Algeria e Mali si sono ulteriormente deteriorate. La giunta di Bamako ha sospeso l’accordo di pace mediato dall’Algeria nel 2015 con i gruppi separatisti del nord, mentre tensioni reciproche sono emerse anche dopo accuse relative all’abbattimento di un velivolo maliano.

Nonostante ciò, non esistono prove concrete di un coinvolgimento diretto di Algeria o Francia nel sostegno ai gruppi jihadisti attivi nel Paese.

Gli scenari possibili

Il futuro del Mali resta estremamente incerto. Gli analisti delineano almeno tre possibili scenari.

Il primo prevede che la giunta di Assimi Goïta riesca a contenere l’offensiva dei gruppi armati grazie al sostegno russo e a una riorganizzazione delle forze governative.

Il secondo scenario ipotizza invece un aggravamento della crisi interna, con tensioni crescenti all’interno dell’apparato militare e il rischio di nuovi colpi di Stato o lotte di potere tra fazioni rivali.

Infine, una terza possibilità riguarda il rafforzamento delle opposizioni civili, che potrebbero sfruttare il deterioramento della situazione per chiedere il ritorno a un governo costituzionale e la fine del dominio militare.

Per il momento, tuttavia, la giunta mantiene ancora il controllo della maggior parte del territorio nazionale. Questo significa che il conflitto in Mali è tutt’altro che concluso e che il Sahel continuerà a essere uno dei principali epicentri della competizione internazionale nei prossimi anni.

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