Emissioni del trasporto aereo dimezzate: eliminare i posti premium potrebbe ridurre della metà le emissioni globali dell’aviazione, secondo un nuovo grande studio.
Poche attività quotidiane hanno un'impronta di carbonio più elevata del volo aereo, ma alcuni passeggeri hanno un impatto molto maggiore di altri.
Secondo i dati dell'Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA), i posti in business e in prima classe possono generare fino a cinque volte più emissioni rispetto ai posti in economy.
Eliminare le classi premium potrebbe contribuire a dimezzare le emissioni globali dell'aviazione, secondo un recente studio (fonte in inglese).
Le emissioni potrebbero essere ridotte ancora di più utilizzando solo i velivoli più efficienti nei consumi e aumentando il tasso di riempimento dei voli.
Insieme, queste tre misure potrebbero ridurre le emissioni dal 50 al 75%, secondo lo studio, senza dover aspettare che i ancora poco disponibili carburanti sostenibili per l'aviazione (SAF) diventino accessibili e diffusi su larga scala.
Gli autori dello studio riconoscono che questi cambiamenti dovrebbero essere introdotti gradualmente, ma dimostrano che una riduzione immediata dell'11% delle emissioni globali dell'aviazione è già alla portata.
Quanto inquina volare in aereo?
Il trasporto aereo è responsabile di circa il 4% delle emissioni globali causate dall'uomo.
Ma non tutti i voli sono uguali: le emissioni per passeggero cambiano molto a seconda dell'efficienza e della configurazione dell'aeromobile.
Lo studio, pubblicato il mese scorso sulla rivista scientifica Nature Communications Earth & Environment (fonte in inglese), ha analizzato oltre 27 milioni di voli commerciali effettuati nel 2023, su 26.000 coppie di città e quasi 3,5 miliardi di passeggeri.
In media, nel 2023 l'aviazione civile mondiale ha emesso 84,4 grammi di CO2 per ogni passeggero pagante e per ogni chilometro percorso.
A seconda delle rotte, le emissioni variavano da 30 grammi di CO2 per passeggero-chilometro fino a quasi 900 grammi.
Nel periodo e sulle rotte analizzate, gli Stati Uniti sono risultati il Paese con le emissioni più elevate: 144,6 milioni di tonnellate di CO2, pari al 25% del totale, con una media di 96,5 g di CO2 per passeggero-chilometro. La Cina è seconda (49,7 Mt e 88,6 g), il Regno Unito terzo (24,1 Mt e 81,1 g).
In Europa, dopo il Regno Unito seguono la Spagna (16,8 Mt), la Germania (16,7 Mt), la Francia (14,8 Mt) e l'Italia (9,9 Mt). La Norvegia viene invece segnalata per l'elevata inefficienza di molti voli, spesso legati a piccoli aeroporti e collegamenti poco frequentati che, in alcuni Paesi, sono finanziati dallo Stato e considerati essenziali per garantire i collegamenti con le aree remote.
La domanda di voli cresce più delle efficienze ottenute
Nonostante i notevoli progressi in termini di efficienza – nel 1980 la media era di 280 g di CO2 per passeggero-chilometro – lo studio avverte che, storicamente, la crescita della domanda di voli ha superato questi guadagni.
Le emissioni sono aumentate anche a causa delle chiusure dello spazio aereo legate a conflitti come la guerra della Russia contro l'Ucraina, che hanno allungato le distanze dei voli e fatto crescere i consumi di carburante a livello globale.
Gli sviluppi futuri potrebbero peggiorare ulteriormente la situazione. Se le compagnie aeree cercheranno di ridurre le scie di condensazione che intrappolano il calore evitando alcune zone di volo, il consumo di carburante è destinato ad aumentare, annullando in parte i miglioramenti di efficienza.
Il possibile ritorno dei viaggi supersonici, annunciato già per il 2029, ridurrebbe ancora l'efficienza nei consumi e accrescerebbe l'effetto di riscaldamento dell'aviazione sull'atmosfera.
Eliminare la business class potrebbe ridurre drasticamente le emissioni
Riconfigurare gli aerei con sola classe economica permetterebbe di trasportare più passeggeri e ridurre le emissioni tra il 22 e il 57%, secondo lo studio.
Anche ridurre il numero di posti vuoti avrebbe un impatto significativo. Nel 2023 il coefficiente medio di occupazione degli aerei è stato del 79%, ma alcuni voli sono decollati con appena il 20% dei posti occupati.
Portare la media al 95% per ogni aereo ridurrebbe ulteriormente le emissioni di un altro 16%, secondo l'analisi.
Passare ad aerei più efficienti
Sostituire i velivoli più vecchi con flotte nuove e più efficienti – cioè aerei più leggeri, più aerodinamici e meno assetati di carburante – potrebbe ridurre i consumi tra il 25 e il 28%, rileva lo studio.
I modelli più efficienti – il Boeing 787-9 per il lungo raggio e l'Airbus A321neo per il corto e medio raggio – emettono 60 grammi di CO2 per passeggero-chilometro. All'estremo opposto, gli aerei meno efficienti arrivano fino a 360 grammi per passeggero-chilometro.
«Realisticamente si tratterebbe di una transizione di lungo periodo, che potrebbe essere incentivata con politiche che premiano l'efficienza, così da favorire gli aerei più efficienti ogni volta che si prendono decisioni di rinnovo della flotta», spiega il dottor Milan Klöwer, coautore dello studio dell'Università di Oxford.
Tra gli strumenti possibili, gli autori citano: quote obbligatorie di carburante sostenibile per l'aviazione (SAF), tetti all'intensità di carbonio, sistemi di scambio delle emissioni e classificazioni delle compagnie in base alle loro emissioni, oltre alla modulazione delle tasse sui passeggeri e delle tariffe di atterraggio in funzione delle prestazioni degli aeromobili.
Le compagnie aeree potrebbero però ottenere da subito una riduzione di circa l'11% delle emissioni semplicemente impiegando i loro aerei più efficienti sulle rotte in cui sono già in servizio.