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Da Sochi a Milano-Cortina, l’Olimpiade in un mondo senza tregua

sochi games 2014
sochi games 2014 Diritti d'autore  Copyright 2014 AP. All rights reserved.
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Di Giorgia Orlandi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dai Giochi Olimpici invernali di Sochi del 2014 a Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi continuano a riflettere le tensioni geopolitiche globali, più che favorire tregue e dialogo

Ai Giochi Olimpici va da sempre in scena anche la sfida del soft power: un confronto sottotraccia tra le grandi potenze mondiali e i loro sistemi valoriali.

Sul piano simbolico, l’evento sportivo diventa così uno specchio delle principali tensioni geopolitiche del momento. Oggi più che mai, tra il conflitto ancora in corso tra Russia e Ucraina e una relazione sempre più fragile tra Stati Uniti e Unione europea.

Uno scenario che riporta alla memoria il 2014, quando, pochi giorni dopo la chiusura dei Giochi olimpici invernali di Sochi, le forze speciali russe avviarono l’invasione della Crimea. A oltre dieci anni di distanza, l’offensiva prosegue e una tregua appare sempre più lontana.

Nonostante l’auspicio del Papa, che invita quanti hanno a cuore “la pace” e ricoprono ruoli di autorità a compiere “gesti concreti di distensione e dialogo”, i conflitti non si sono fermati.

A poco di solito serve la tradizionale tregua olimpica, già disattesa ai Giochi invernali di Pechino nel 2022 e ancora oggi priva di effetti concreti.

L'immagine della Russia ai tempi di Sochi 2014

“C’è una domanda che spesso io e miei colleghi ci siamo fatti”, racconta ad Euronews Eleonora Tufaro, Ricercatrice senior dell’Osservatorio Ispi per la Russia, Caucaso e Asia Centrale.

“Perché la Russia ha organizzato i giochi nel modo in cui l’ha fatto?, se l’intento era di usare il soft power - continua Tufaro - per migliorare il proprio standing a livello internazionale, che motivo c'è di andare ad annientare la Crimea, decisione che ha poi peggiorato l’immagine del Paese?”

Secondo l’esperta, il caso dell’invasione della Crimea, avvenuta subito dopo i giochi di Sochi è emblematico del tipo di obiettivo che aveva la Russia.

“Come si sa", dice ancora Tufaro, "c'è un legame molto forte tra chi ospita i giochi e l'immagine che quel Paese vuole dare a livello internazionale”.

“Ricordo", aggiunge, "che l'organizzazione delle Olimpiadi invernali a Sochi si era macchiata di numerosi scandali. Il Cremlino era stato anche accusato di aver speso troppi soldi per la neve artificiale e poi era stata anche varata la legge contro la propaganda gay".

"La risposta alla domanda iniziale, è che la Russa era interessata a proiettare un'immagine di forza in contrapposizione all'Occidente. Quindi non solo un'immagine di Paese ben integrato nella comunità internazionale, ma di Paese assertivo in direzione contraria", sottolinea la ricercatrice.

"Questa tendenza è la chiave esplicativa di tutte le decisioni che la Russia ha preso fino ad adesso incluse le azioni intraprese in Ucraina dal 2022. L'invasione su larga scala è avvenuta di nuovo lo stesso periodo, ovvero febbraio, quindi c'è una sorta di pattern. Adesso, l'idea di fermare i combattimenti non viene neanche presa in considerazione”.

“Nel 2014 non c’è stata la stessa indignazione di oggi”

Le differenze tra i due momenti storici sono evidenti secondo l'esperta.

“Nel 2014, la comunità internazionale si è indignata è vero per l'annessione della Crimea, però non ha fatto molto”, osserva Tufaro.

“Ci sono state delle sanzioni, ma non sono state incisive. Non c’è stata la stessa reazione che invece c'è stata di fronte all'invasione su larga scala. Stiamo parlando di due fenomeni profondamente diversi in termini di intensità. Oggi in Europa, conclude, rispetto alla minaccia russa, c'è tutto sommato una certa coesione”.

“L’ordine mondiale è cambiato, conta l’assertività degli Stati”

“Dal punto di vista della Russia, l'universalità dei valori non esiste", nota Tufaro, "anzi spesso è stata usata nella retorica sia russa che cinese come una mera legittimazione delle politiche occidentali”.

Dieci anni dopo i giochi di Sochi, secondo l’esperta, la Russia ha sdoganato un atteggiamento valido anche per altri Paesi, per cui a contare oggi è"la forza e l’assertività degli Stati, un ordine mondiale questo, in cui il diritto internazionale non conta".

“Con Trump vediamo come la forza e l'aggressività siano tornate come strumento primario dell'azione esterna dei Paesi, aggiunge. Si tratta di uno scenario che a me personalmente preoccupa molto, in cui organizzazioni come l'Unione europea che basano la loro immagine sul rispetto del diritto internazionale, non sono in grado di continuare a mantenere questo ruolo” fa notare l’esperta.

Il ruolo dell’Unione europea

Secondo la ricercatrice dell’Ispi, allo scenario attuale ha contribuito anche l’atteggiamento dell’Unione europea.

“L’errore principale che ha fatto l’Europa negli ultimi negli ultimi anni, è quello di non aver applicato lo stesso atteggiamento che ha avuto di fronte all'invasione russa in Ucraina, alla questione israelo-palestinese”, osserva Tufaro.

“L’accusa di doppi standard non arriva solo dalla Russia, ma anche dal Medio Oriente. Un atteggiamento che mina profondamente la credibilità dell’Unione europea”.

Quanto a una possibile tregua in Ucraina, l’esperta sottolinea che Bruxelles ha margini limitati sul piano negoziale.

“L’Unione europea non è percepita dalla Russia come un attore credibile e forte. Sta cercando di ritagliarsi un ruolo nella ricostruzione e nel percorso di adesione dell’Ucraina all'Unione, oltre che nel sostegno successivo a un eventuale accordo di pace. Accordo, che non vedo arrivare in tempi brevi”, conclude Tufaro.

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