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Giorno della Memoria: il regista Serebrennikov racconta la fuga di Josef Mengele nel suo nuovo film

Il medico nazista Josef Mengele interpretato da 	August Diehl nel film "La scomparsa di Josef Mengele"
Il medico nazista Josef Mengele interpretato da August Diehl nel film "La scomparsa di Josef Mengele" Diritti d'autore  Trieste Film Festival
Diritti d'autore Trieste Film Festival
Di Ilaria Cicinelli
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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"La scomparsa di Josef Mengele" è stato presentato per la prima volta in Italia al Trieste Film Festival 2026 e uscirà al cinema il 29 gennaio. Il regista Serebrennikov ha spiegato l'idea dietro al film e l'importanza di ricordare le responsabilità dei carnefici

Nel Giorno della Memoria, l’Europa torna a interrogarsi sul significato del ricordo, per non dimenticare i crimini e le atrocità compiute dal nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale.

Se il pensiero va subito alle vittime della persecuzione nazista, responsabile della morte di oltre sei milioni di ebrei, ma anche di milioni tra portatori di handicap, oppositori politici, omosessuali, rom e prigionieri di guerra, è importante non smettere di interrogarsi su come la responsabilità individuale si sia dissolta dentro un sistema capace di trasformare il male in normalità, e su quali meccanismi abbiano permesso ai responsabili di agire impunemente, senza voltarsi indietro.

La scomparsa di Josef Mengele, intervista a Serebrennikov: una riflessione sull'impunità

In questo senso, il nuovo film del regista russo Kirill Serebrennikov, La scomparsa di Josef Mengele, dialoga direttamente con il significato più profondo del Giorno della Memoria.Non si limita a ricordare l’orrore dei campi, ma invita a interrogarsi sulle responsabilità dei carnefici, sulle rimozioni e sulle complicità che hanno permesso a figure come Mengele di scomparire per decenni. La memoria, sembra suggerire il film, non è completa se non include anche una riflessione sul vuoto lasciato dall’impunità.

Tratta dal libro di Olivier Géze, la pellicola si concentra sulla fuga del medico di Auschwitz-Birkenau, noto per i suoi crudeli esperimenti sui prigionieri del campo di sterminio. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale Mengele riuscì a rifugiarsi in Sud America, evitando la cattura fino alla morte. Ma Serebrennikov sceglie di non raccontare Mengele attraverso una cronaca storica tradizionale. Al centro del film pone invece il rapporto tra padre e figlio, trasformandolo in una lente narrativa capace di restituire al pubblico una forma di giudizio che va oltre la condanna giuridica, mai avvenuta.

In un'intervista a Euronews, il regista ha spiegato questa scelta. “L'intenzione che ci ha spinto a farlo, è la storia, la guerra e tutte le domande sul crimine e sulla punizione", ha raccontato Serebrennikov. "Perché Mengele, è una persona che, come criminale nazista, criminale di guerra, è riuscito a evitare la punizione. Ed è fuggito lontano, in Sud America. Ma l'idea del film è che, nonostante ciò che ha fatto, nonostante sia riuscito a fuggire, un'altra idea di punizione, una punizione metafisica, lo troverà. Tutte le ombre del suo passato torneranno a perseguitarlo. E sicuramente la punizione sarà ancora più forte”, ha sottolineato il regista.

La scomparsa di Josef Mengele è stato presentato in anteprima mondiale al festival di Cannes 2025 e a livello nazionale al Trieste Film Festival 2026. Uscirà al cinema in Italia il 29 gennaio.

Guarda il player in alto per l'intervista a Kirill Serebrennikov.

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