Secondo il procuratore generale della provincia argentina di Chubut, Carlos Díaz Mayer, le prove supportano l'ipotesi di incendio doloso
Nella regione più meridionale del Sud America, condivisa da Argentina e Cile, il 5 gennaio è scoppiato un incendio a Puerto Patriada. In questi giorni, le fiamme hanno rapidamente inghiottito il villaggio di Epuyén, che conta duemila abitanti, e hanno distrutto circa diecimila ettari di foresta.
La prolungata siccità, le alte temperature e i forti venti hanno contribuito in modo significativo alla diffusione dell'incendio in Patagonia e ne hanno reso molto difficile lo spegnimento. A più di tremila persone, tra cui molti turisti, è stato chiesto di evacuare.
Le prove portano a ipotizzare la natura dolosa degli incendi in Patagonia
Più di 500 vigili del fuoco sono stati dispiegati nella provincia di Chubut. Lunedì sono stati spenti 22 dei 32 incendi attivi, ma la situazione rimane critica.
Secondo le stime di Greenpeace Argentina, quest'estate in Patagonia sono bruciati 52mila ettari di foreste, piantagioni, pascoli e abitazioni, una superficie equivalente a quella di Washington DC.
Le immagini satellitari diffuse dalla Nasa hanno mostrato dense nubi di fumo e nuovi fronti di fuoco in aree protette come il Parco Nazionale Los Alerces. Secondo il procuratore generale di Chubut, Carlos Díaz Mayer, le prove supportano l'ipotesi di incendio doloso.
Gli investigatori hanno trovato residui di carburante in uno dei principali punti di accensione dell'incendio e hanno avvertito che il fuoco si trovava in una posizione strategica vicino a una strada principale, mettendo in pericolo immediato migliaia di persone.