Termina ufficialemente il Giubileo della Speranza con la chiusura della Porta Santa a San Pietro aperta a fine 2024 da Papa Francesco. Per la prima volta dal Settecento un anno giubilare è stato attraversato da due pontefici
Papa Leone XIV ha chiuso la Porta Santa nella Basilica di San Pietro prima di celebrare la messa di Epifania.
È l'ultimo atto dell'anno giubilare cominciato a fine 2024. A seguire l'Angelus alle 12.
Prima della chiusura, alle 9.41, il pontefice ha recitato la preghiera di ringraziamento per l'Anno Santo: "Si chiude questa porta santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza", è stata la formula prevista dal rito.
Poi Leone si è avvicinato alla porta santa, si è inginocchiato e, dopo un momento di preghiera silenziosa, ha chiuso i due battenti di bronzo.
La muratura vera e propria della porta avverrà successivamente, in forma privata, tra circa dieci giorni, con un rito diretto dall'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche.
Presenti alla cerimonia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in rappresentanza della delegazione italiana e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Moltissimi i fedeli riuniti in piazza San Pietro nonostante la pioggia.
Si chiude così il Giubileo della Speranza, inaugurato da Papa Francesco il 25 dicembre 2024.
Il messaggio di Leone XIV durante l'omelia e l'Angelus
"I Magi esistono ancora. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l'esigenza di andare, di cercare", ha detto Leone XIV durante l'omelia dell'Epifania.
"Le intenzioni di Erode continuano a dettare le agende politiche e in cui le paure sono sempre pronte a trasformarsi in aggressione. Non può non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti".
"Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell'aurora", ha aggiunto il Papa, che confida in una "umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne".
Poi, dalla Loggia centrale della Basilica vaticana, il Papa ha lanciato un appello durante l'Angelus: "Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell'industria della guerra si affermi l'artigianato della pace".