Gli sport da combattimento sono davvero utili per l'autodifesa delle donne?

Christy Martin
Christy Martin Diritti d'autore AP Photo
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Di Ilaria Federico
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

"Sviluppare capacità di autodifesa significa rivendicare autonomia e riacquistare il controllo. Significa non essere più alla mercé di qualcuno", secondo la psicologa Julie Francols. Ma gli sport da combattimento sono davvero efficaci al fine di respingere un'aggressione?

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Sempre più donne si avventurano nel mondo dell'autodifesa e degli sport da combattimento, una tendenza fortemente sostenuta da dati recenti. Un rapporto del governo francese evidenzia un aumento dell'11% delle licenze per arti marziali e del 51% di quelle per sport da combattimento tra le donne nel periodo che va dal 2012 al 2017**.** Nonostante tali discipline fossero dominate ancora dagli uomini, con le arti marziali e gli sport da combattimento che avevano una partecipazione femminile rispettivamente del 32% e del 31%, attorno al 2022 è stato osservato un notevole cambiamento. Secondo l'Istituto nazionale francese per la gioventù e l'educazione popolare, in Francia due anni fa la maggior parte delle licenze per arti marziali risultava concessa a donne, con una percentuale del 62% rispetto al 38% degli uomini.

A Lione, l'organizzazione Renouveau Boxe aiuta le donne vittime di violenza domestica offrendo corsi di pugilato.Una partecipante al corso, che ha preferito mantenere l'anonimato, ha aggiunto: "Questo allenamento ci permette di ritrovare la fiducia in noi stesse e di tornare a vederci come persone. Ci mostra che non siamo sole in questa situazione. E in realtà non ci vergogniamo. Perché molto spesso ci sentiamo responsabili di ciò che sta accadendo, ma stare con altre persone che hanno vissuto le stesse situazioni significa capirsi e parlare la stessa lingua".

Samir Hamzaoui, istruttore ed ex pugile di alto livello, ha spiegato cosa lo ha ispirato: "So cosa significa subire colpi e mettermi nei panni di chi non può difendersi. È questo che mi ha spinto a iniziare questo progetto".

Cosa spinge alcune donne a interessarsi agli sport da combattimento?

Julie Francols, psicologa e psicotraumatologa, ha fatto luce su questo aspetto: "L'esperienza di un'aggressione ti fa sentire derubata di qualcosa. L'aggressore prende ingiustamente il controllo su di te. Tuttavia, sviluppare le capacità di autodifesa significa recuperare l'autonomia e la capacità di difendersi, riacquistando così il controllo sul proprio ambiente. Non siamo più alla mercé di qualcuno". 

"Lo si vede - ha aggiunto - nelle persone da quando iniziano l'allenamento a quando lo finiscono; i loro corpi esprimono il cambiamento: ora stanno al mondo in un modo diverso".

Quanto sono efficaci queste discipline quando si tratta di prevenire la violenza?

Christy Martin, ex campionessa di pugilato e sopravvissuta alla violenza domestica, racconta: "Anche se ero una campionessa di pugilato, sono stata maltrattata fisicamente e mentalmente da un uomo... Ha minacciato di uccidermi per 20 anni. Tuttavia ho insistito, ma non si poteva andare avanti più di tanto. Non era un match. Anche se aveva 20 anni in più, era comunque più forte di me. Quindi, fisicamente, non sarei mai stata in grado di combattere contro di lui e vincere. Ogni volta che mi colpiva, anche se rispondevo, venivo colpita più forte. Non avrei mai prevalso nel confronto fisico. E la verità è che non ho mai vinto nemmeno le battaglie emotive". 

Il 23 novembre 2010 Christy Marty è stata accoltellata dal marito. All'epoca aveva 42 anni ed era la campionessa dei pesi welter: un personaggio celebre, al quale si attribuisce il merito di aver fatto conoscere la boxe femminile. Fortunatamente sopravvisse. 

Christy Martin fu accoltellata dal marito nel 2010
Christy Martin fu accoltellata dal marito nel 2010Christy Martin

Julie Francois precisa che in questi casi non si tratta semplicemente di sapersi difendere: "Quando siamo attaccati, la prima risposta, che è un riflesso automatico del nostro sistema nervoso autonomo, è l'attacco, la fuga o il blocco. In questo ultimo caso la vittima è paralizzata".

"Per mettere in atto tecniche di autodifesa, è necessario che ci siano alcuni brevi secondi che permettano alla persona di riprendere il controllo della situazione. Tali tecniche richiedono molto allenamento per diventare automatiche. Tuttavia, all'inizio ci saranno sempre riflessi involontari".

Superare il trauma e le aspettative

Affrontando un aspetto critico del recupero, Julie Junquet, consulente sui temi della violenza sessuale e sessista e della discriminazione nello sport, ha sottolineato le sfide che devono affrontare coloro che sopravvivono alla violenza: "Non vedo l'autodifesa come una soluzione nella lotta contro la violenza sessuale. E trovo che ci sia persino un messaggio che può indurre al senso di colpa le donne che frequentano i corsi, che si dicono 'ora so come difendermi', nel caso si trovino poi ad affrontare un'aggressione e sfortunatamente non saranno in grado di utilizzare le tecniche che hanno imparato. Trovo che questo possa portarle a colpevolizzare loro stesse".

Junquet ha anche evidenziato ulteriori problematiche: "I messaggi che giungono dalla società creano difficoltà. Non vestirti così, non camminare da sola di notte, impara a difenderti: è qualcosa di problematico. Noi non vogliamo imparare a difenderci, vogliamo non essere aggredite!".

"Sappiamo poi che porsi in condizioni di lotta, di combattimento o di potenziale aggressione può innescare dei flashback dell'aggressione reale, e questo può far scattare dei  meccanismi che sono piuttosto pericolosi. Porsi in una situazione di aggressione non è banale".

Christy Martin ha messo in guardia anche dal rischio di generare un'ingannevole sensazione di invincibilità: "Bisogna fare attenzione nell'insegnare l'autodifesa, in modo da non creare falsi miti, pensando: 'Ok, farò questo corso di autodifesa e poi sarò sempre in grado di combattere chiunque mi attacchi'. Non è così".

Quindi, come può questo tipo di allenamento essere davvero utile?

Christy Martin ritiene che non si tratti solo di una questione fisica, ma della fiducia in se stessi che l'allenamento infonde: "Non si tratta delle abilità che si imparano; non si tratta di tirare un destro o un gancio sinistro. Si tratta della fiducia che l'apprendimento di queste abilità ti dà, e questa fiducia ti aiuta a essere più forte e a farti valere".

Christy Martin
Christy MartinAP

La pugile attribuisce alla sua carriera il merito di averla aiutata a sopravvivere all'aggressione di cui è stata vittima: "Credo che la mia carriera di pugile mi abbia dato forza mentale. Molto più di quanto mi abbia dato la forza fisica. Mentalmente, mi ha reso una combattente. E quando ero stesa a terra dopo essere stata colpita e accoltellata, ho creduto in me stessa. Ho pensato mentalmente 'con l'aiuto di Dio, posso alzarmi e uscirne'".

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