Israele in marcia per gli ostaggi: si negozia per tregua con Hamas e sul futuro di Gaza

Mercoledì è partita in Israele una marcia dal sud di Israele a Gerusalemme per chiedere la liberazione degli ostaggi
Mercoledì è partita in Israele una marcia dal sud di Israele a Gerusalemme per chiedere la liberazione degli ostaggi Diritti d'autore Captura de vídeo de AP
Di Gabriele Barbati
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Una settantina di persone è partita da Re'im verso Gerusalemme per chiedere il rilascio degli ostaggi. Proseguono negoziati e bombardamenti su Gaza. Le fazioni palestinesi a breve a Mosca per discutere la nascita di un governo tecnico che gestisca il prossimo futuro

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Decine di persone sono partite a piedi dal sud di Israele, teatro dei massacri di Hamas del 7 ottobre, dirette a Gerusalemme per chiedere la liberazione degliostaggi ancora a Gaza.

La****marcia durerà quattro giorni e vipartecipa una settantina di familiari muniti di bandiere e cartelli con i volti dei propri cari. 

Israele, marcia per i rilascio degli ostaggi da Re'im a Gerusalemme

Sono presenti anche alcuni degli ostaggi rilasciati durante il cessate il fuoco dello scorso novembre. Il corteo è partito dal kibbutz Re'im, nei pressi del quale si teneva il festival musicale dove sono stati uccisi oltre 400 israeliani quasi cinque mesi fa.

La destinazione è un grande raduno sabato nella centrale Paris square di Gerusalemme e la vicina residenza del primo ministro, Benjamin Netanyahu, oggetto di ripetute proteste che hanno accusato il governo di Israele di non fare abbastanza per liberare i rapiti.

"Li riporteremo a casa. L'ultima volta che abbiamo marciato ne abbiamo portati indietro alcuni, ora riporteremo a casa gli altri" ha dichiarato Inbal Tzach, cugina di uno dei circa cento ostaggi nelle mani di Hamas e di altri gruppi palestinesi (a cui si aggiunge una trentina di deceduti di cui si chiede la restituzione dei corpi).

Proseguono i negoziati con Israele, Hamas: "Divario" su tregua

L'iniziativa si svolge nel mezzo di negoziati per una nuova tregua tra Israele e Hamas mediata da Stati Uniti, Qatar ed Egitto. 

Il movimento palestinese si è detto "disponibile" e "flessibile", ma sempre pronto a combattere se non vengono rispettate precondizioni come una tregua permanente e il ritiro israeliano da Gaza.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e quello egiziano, Abdel Fattah al Sisi, hanno ipotizzato un accordo "nei prossimi giorni", causando la smentita di Israele.

"Il divario è ancora profondo" ha dichiarato mercoledì ad Al Jazeera, il responsabile dele relazioni internazionali di Hamas, Basem Naim.

Quasi 30mila morti, colloqui in Russia sul futuro di Gaza

Il bilancio delle vittime nella Striscia sfiora le 30mila e le Nazioni Unite denunciano che cibo e medicinali continuano a essere bloccati ai valichi per Gaza.

Rappresentanti della varie fazioni politiche palestinesi sono attesi giovedì a Mosca per discutere di un governo di unità nazionale, che possa gestire il dopoguerra a Gaza.

Ogni negoziato internazionale sull'assetto futuro della Striscia sembra avere assegnato finora un ruolo chiave all'Autorità nazionale palestinese (Anp) e al suo governo, basato a Ramallah in Cisgiordania. 

Le dimissioni questa settimana del premier dell'Anp, Mohammad Shtayyeh si inseriscono probabilmente nel quadro di un compromesso interno ai palestinesi per un esecutivo tecnico, che dovrebbe per ora escludere rappresentanti di Hamas.

Il ministro degli Esteri palestinese, Riad al-Maliki, ha dichiarato mercoledì a Ginevra di ritenere che Hamas "sostenga un governo tecnico" e che una partecipazione in esso del movimento porterebbe a un "boicottaggio" da parte della comunità internazionale.

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