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Gaza, appello di oltre 400 ex ministri e ambasciatori dell'Ue per azioni concrete in Palestina

A U.N. vehicle escorts a bus carrying Palestinian patients in Khan Younis as they head to the Rafah crossing, leaving the Gaza Strip for medical treatment abroad, Monday, Feb.
A U.N. vehicle escorts a bus carrying Palestinian patients in Khan Younis as they head to the Rafah crossing, leaving the Gaza Strip for medical treatment abroad, Monday, Feb. Diritti d'autore  AP Photo
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Di Euronews
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Oltre 400 tra ex ministri, ambasciatori e funzionari dell'Unione europea e degli Stati membri hanno firmato una dichiarazione in cui viene denunciato l'operato di Israele a Gaza e nella Cisgiordania occupata, chiedendo all'Ue azioni diplomatiche concrete per la pace nella regione

Dopo mesi di attesa, il valico di Rafah ha riaperto permettendo i primi rientri e le prime evacuazioni mediche dalla Striscia di Gaza verso l’Egitto. L’avvio delle operazioni è però avvenuto in forma estremamente limitata e le violenze da parte dell'esercito israeliano a Gaza non si sono fermate nonostante la tregua.

In questo contesto, lunedì oltre 400 ex ministri, ambasciatori e alti funzionari dell’Unione europea e degli Stati membri hanno firmato una dichiarazione in cui chiedono all’Ue di adottare un'azione diplomatica “forte e tempestiva” sul conflitto israelo-palestinese.

Il documento sottolinea come, nonostante il cessate il fuoco, la sicurezza continui a deteriorarsi a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, mettendo a rischio qualsiasi prospettiva di pace duratura.

Funzionari Ue denunciano le azioni israeliane in Palestina e la mancanza di contromisure concrete

Tra le richieste centrali della dichiarazione figura l’apertura completa e permanente del valico di Rafah al traffico di persone e merci in entrambe le direzioni, senza impedimenti, con un ruolo di facilitazione affidato alla missione europea Eubam Rafah. I firmatari denunciano inoltre le restrizioni agli aiuti umanitari, le azioni contro le Ong internazionali e la campagna contro l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi (Unrwa), "in palese violazione del Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (Cig) del 22 ottobre 2025".

L'Unrwa è ritenuta l’unica agenzia in grado di fornire assistenza su larga scala ai palestinesi. Viene inoltre denunciata la distruzione delle infrastrutture dell'agenzia a Sheikh Jarrah, Gerusalemme Est,avvenuta il 20 gennaio.

I firmatari condannano inoltre il fatto che Israele continui a trattenere le entrate fiscali palestinesi e a bloccare i servizi bancari di corrispondenza tra Israele e Palestina, minando il corretto funzionamento dell’Autorità palestinese.

La dichiarazione richiama anche l’attenzione sulla situazione in Cisgiordania, dove nel 2025 Israele ha approvato piani per la costruzione di oltre 47mila nuove unità abitative negli insediamenti, con un aumento dell’81 per cento rispetto al 2024. Secondo i firmatari, queste decisioni violano i pareri della Cig, "che ha sottolineato l’obbligo di Israele di cessare tutte le attività di insediamento, evacuare i coloni e porre fine alla loro presenza illegale", si sottolinea nella lettera.

I piani israeliani per la costruzione compromettono la continuità territoriale palestinese, in particolare nell’area E1 tra Gerusalemme Est e la Cisgiordania. Nel documento vengono inoltre segnalate le escalation delle violenze dei coloni contro i villaggi palestinesi, spesso sotto protezione militare, come un fattore che aggrava l’instabilità e mina ulteriormente la prospettiva della soluzione dei due Stati.

Alla luce degli eventi viene dunque chiesto ai Paesi dell'Ue di agire, accompagnando le dichiarazioni di condanna ad azioni concrete come la rinuncia all'adesione al Consiglio di pace di Trump, che minaccia di minare il ruolo dell'Onu e che includerebbe due criminali di guerra incriminati dalla Corte penale internazionale.

È importante anche avviare immediatamente "un dialogo critico e limitato nel tempo" con Israele sull’applicazione delle disposizioni dell’accordo di associazione con l'Ue e, in assenza di risposte e azioni costruttive rispetto alle preoccupazioni sollevate, "adottare misure, inclusa la sospensione dell’Accordo, volte a fermare gli eccessi e le continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele", si legge nel documento.

In linea con le decisioni e i pareri applicabili della Cig, quindi, "tutto il sostegno militare a Israele dovrebbe essere sospeso e il commercio con i suoi insediamenti illegali vietato in modo efficace".

Oltre 20mila palestinesi a Gaza hanno bisogno di cure urgenti

Sono solo poche decine i palestinesi rientrati a Gaza dall’Egitto lunedì e un numero ridotto di pazienti è stato evacuato verso strutture sanitarie egiziane, ben al di sotto delle 50 persone per direzione indicate dalle autorità nel primo giorno di riapertura del valico di Rafah.

Secondo le autorità sanitarie di Gaza, circa 20mila persone, tra adulti e bambini, necessitano di cure mediche urgenti fuori dalla Striscia. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dall’inizio della guerra più di 10mila pazienti sono stati evacuati, ma dopo la presa di Rafah da parte di Israele nel maggio 2024 il ritmo si è drasticamente ridotto, con una media di 17 pazienti a settimana.

Israele ha inoltre vietato il trasferimento dei malati verso ospedali della Cisgiordania occupata e di Gerusalemme Est, interrompendo quello che era il principale canale di cura per i palestinesi.

Morto bambino di tre anni per gli attacchi dell'Idf a Gaza

Nonostante il cessate il fuoco, le violenze non si sono fermate. Lunedì un bambino palestinese di tre anni è stato ucciso quando una nave della marina israeliana ha colpito tende che ospitavano sfollati nella zona costiera di Muwasi, a Khan Younis, secondo fonti ospedaliere di Gaza. L’esercito israeliano ha dichiarato di stare verificando l’accaduto.

Nella stessa giornata, Israele ha riferito di aver ucciso quattro palestinesi nel nord della Striscia, sostenendo che si stessero avvicinando alle truppe e rappresentassero una minaccia immediata. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, oltre 520 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano dall’entrata in vigore della tregua, parte di un bilancio complessivo che supera i 71.800 morti dall’inizio della guerra.

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