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Ungheria, dipendenti licenziati e lavoro temporaneo. Il caso Continental

Una protesta sindacale di lavoratori della Continental
Una protesta sindacale di lavoratori della Continental Diritti d'autore Axel Heimken/AP
Diritti d'autore Axel Heimken/AP
Di Euronews
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Ha suscitato polemiche la scelta di Continental Ungheria di licenziare numerosi lavoratori e assumere al contempo 200 indonesiani a tempo determinato

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Lo stabilimento ungherese della Continental, nota azienda tedesca produttrice di pneumatici e componenti per auto, nella piccola città di Makó, ha licenziato una cinquantina di lavoratori, alcuni dei quali vi lavoravano da decenni. Il caso ha suscitato scandalo perché l'azienda ha formato e assunto duecento lavoratori indonesiani a tempo determinato.

La reazione sdegnata dei sindacati

Levente Szurszabo, direttore dello stabilimento Continental di Makó, ha spiegato: "Abbiamo il tasso di disoccupazione più basso della zona e non potevamo espanderci per soddisfare la domanda, quindi ci siamo dovuti rivolgere a un Paese terzo per soddisfare le esigenze derivanti dal boom dell'industria automobilistica. Sottolineo: si tratta di una scelta temporanea".

La fabbrica sta attraversando un periodo difficile perché fornisce principalmente pezzi per auto diesel e a benzina e non ha ricevuto in questo senso prospettive dalla casa madre. La direzione accusa i sindacati, per uno sciopero proclamato due anni fa. I rappresentanti dei lavoratori però respingono le accuse. Gábor Radics, presidente del sindacato dell'industria della gomma, ha affermato: "Se ora diciamo che questa azienda è in difficoltà, ne mettiamo in pericolo il futuro. Allora dopo lo sciopero, quando hanno licenziato 100 persone (a nostro avviso per ritorsione) non avrebbero dovuto assumere 200 indonesiani pochi mesi dopo, e non avrebbero dovuto firmare con loro un contratto di due anni".

Le reazioni del mondo politico ungherese

Il governo guidato dal partito Fidesz, ancorché chiuso sulla questione dei migranti, ha agevolato l'impiego di lavoratori stranieri. Il sindaco di Makó, anche lui membro di Fidesz, ha espresso a gran voce la sua indignazione, mentre lo stesso esecutivo ha promesso un'indagine e un'eventuale modifica della legislazione.

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