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Spagna, accordo fra socialisti e indipendentisti catalani per un nuovo governo di Sánchez

Il socialista Pedro Sanchez
Il socialista Pedro Sanchez Diritti d'autore Manu Fernandez/Copyright 2020 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Manu Fernandez/Copyright 2020 The AP. All rights reserved
Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il partito socialista e gli indipendentisti catalani di Junts per Catalunya hanno raggiunto un accordo per permettere un nuovo governo di Pedro Sánchez in Spagna. L'intesa prevede un'amnistia per i protagonisti del tentativo di secessione del 2017

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L'accordo è stato firmato il 9 novembre a Bruxelles dai rappresentanti del Partito socialista spagnolo, Psoe, e del partito indipendentista catalano Junts per Catalunya. Apre le porte a una nuova investitura di Sánchez, l'attuale presidente spagnolo che ha bisogno dei voti dei parlamentari catalani per ottenere un altro mandato.  

I calcoli di Sánchez

A Sánchez servono per rimanere presidente più voti favorevoli che contrari nel voto parlamentare. Il suo partito ha 122 seggi, a cui aggiungere i 31 della coalizione di sinistra Sumar, i 7 di Esquerra Republicana de Catalunya, un altro partito indipendentista, i 6 di EH Bildu, formazione autonomista dei Paesi Baschi e il singolo voto del deputato di Bloque Nacionalista Gallego, il partito galiziano.

Tutti insieme fanno 167 voti favorevoli, mentre la maggioranza assoluta ne conta 176. Per questo è necessario convincere, o stipulare accordi, con altri due partiti regionali: il Partito Nazionalista Basco (Pnv, che ha 5 parlamentari e con cui un'intesa sembra all'orizzonte) e appunto i catalani di Junts, che dispongono di 7 deputati.

Pedro Sánchez ha tempo fino al 27 novembre per ottenere l'investitura e formare un nuovo governo: se non dovesse farcela entro questa data, il Parlamento sarebbe sciolto e verrebbero convocate nuove elezioni per gennaio 2024.

Una legge contestata

L'accordo raggiunto a Bruxelles punta ad "aprire una nuova tappa"  e "risolvere il conflitto" innescato dal tentativo di secessione da parte della Catalogna nel 2017, come ha spiegato il firmatario per i socialisti Santos Cerdán

Per farlo, si includono un patto di collaborazione politica che duri tutta la prossima legislatura, e una legge di amnistia per i protagonisti della tentata secessione, che includa sia gli esponenti politici sia i cittadini che hanno partecipato alla consultazione del 2014 e al refereundm indipendentista del primo ottobre 2017.

È proprio questo il punto più indigesto per i critici dell'accordo: i partiti di destra annunciano un'opposizione decisa, con il Partido popular che lo definisce una "delegittimazione della democrazia", per usare le parole della sua segretaria Cuca Gamarra. Dolors Montserrat, portavoce del Pp al Parlamento europeo ha invece invocato "l'inizio della fine dello Stato di diritto" e "una pagina nera per la democrazia spagnola" in un post su X.

Da diversi giorni migliaia di persone protestano animatamente davanti alla sede del Partito socialista a Madrid e altre manifestazioni simili sono state registrate in altre città spagnole. La notizia della chiusura dell'accordo ha provocato violente proteste e scontri con la polizia in diverse città.

Anche l'Unione europea è intervenuta sul tema, con una lettera indirizzata dal commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders ai ministri spagnoli Félix Bolaños e Pilar Llop, chiedendo informazioni sulla legge di amnistia, che potrebbe generare "serie preoccupazioni".

Un'altra parte molto controversa, ma ancora non ben definita, riguarda l'istituzione di una commissione parlamentare per indagare sull'operato della magistratura spagnola in relazione ai casi legati all'indipendentismo catalano. Secondo il Consiglio generale della magistratura e l'Associazione spagnola dei pubblici ministeri si tratta di un attacco all'indipendenza del potere giudiziario.

"Ora si apre una tappa inedita: il percorso e l'ambizione dipenderanno da noi"
Carles Puigdemont
Ex presidente della Generalitat de Catalunya

Accordi e differenze

L'intesa, comunque, non elimina le differenze fra i socialisti, fermamente contrari all'indipendenza, e i secessionisti catalani. Nel testo del patto si legge infatti che i partiti si accordano per garantire l'investitura di Sánchez "nonostante profonde differenze" e una "mutua diffidenza".

Da un lato, Junts per Catalunya riconosce il risultato del referendum separatista, e la conseguente dichiarazione di indipendenza del 27 ottobre 2017. Dall'altro il Psoe nega ogni legittimità alla consultazione e "respinge qualsiasi azione unilaterale". Nonostante ciò, i due partiti si impegnano a "raggiungere accordi importanti senza rinunciare alle rispettive posizioni".

Oltre alla legge di amnistia e al sostegno all'investitura di Sánchez, socialisti e indipendentisti hanno concordato un meccanismo per sviluppare i negoziati tra loro, l'obiettivo di raggiungere accordi specifici sulle aspirazioni della società catalana e una serie di modifiche sulla condizione dell'autonomia catalana. L'accordo sembra più una cornice, con molti dei contenuti ancora da definire.

"Entreremo in una fase inedita, che dovrà essere esplorata e sfruttata. Una fase il cui percorso e la cui ambizione dipenderanno in gran parte da noi, dalla nostra capacità di utilizzare gli strumenti concordati, ai quali non abbiamo messo nessun limite se non la volontà del popolo catalano", le parole di Carles Puigdemont da Bruxelles.

Il futuro politico della Catalogna, tuttavia, rimane oggetto di scontro: Junts proporrà un nuovo referendum di autodeterminazione, questa volta secondo i dettami dell'Articolo 92 della costituzione spagnola. Il Psoe invece punta al pieno sviluppo dello Statuto catalano del 2006, una legge autonomica contestata e sospesa dal Tribunale costituzionale spagnolo.

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