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Striscia di Gaza, entrano altri 10 camion di aiuti umanitari. Continuano gli appelli dell'Onu

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Image Diritti d'autore Oded Balilty/Copyright 2023 The AP All rights reserved
Diritti d'autore Oded Balilty/Copyright 2023 The AP All rights reserved
Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le diverse agenzie delle Nazioni unite denunciano la risposta totalmente inadeguata alla catastrofe umanitaria in corso. Il commissario dell'Unrwa insiste sul carburante, indispensabile per continuare a fornire assistenza

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La Striscia di Gaza continua, a stenti, a resistere sotto gli intensi bombardamenti israeliani, con le scorte di cibo, acqua, medicinali e carburante che si stanno disperatamente esaurendo. 

Venerdì, per il settimo giorno consecutivo, è stato permesso a un convoglio di aiuti umanitari di accedere alla striscia dal valico egiziano di Rafah, ma il sollievo per la popolazione è quasi impercettibile. 

I camion entrati, infatti, sono solo 10 e contengono cibo, acqua e medicine, ma ancora una volta non il carburante, la cui mancanza sta privando la Striscia di quasi tutti i servizi di base e soprattutto sta costringendo gli ospedali a chiudere. L'agenzia di stampa Reuters ha riferito che sono entrati anche 10 medici stranieri, citando come fonte un funzionario di frontiera palestinese.

Come denunciato dalla coordinatrice delle Nazioni unite per i territori palestinesi occupati Lynn Hastings, negli ultimi giorni sono entrati in totale 84 camion, mentre prima del 7 ottobre ne entravano, quotidianamente, quasi 500. "E le condizioni erano molto molto severe in termini di merci che potevano entrare a Gaza. Ora siamo scesi a una media di 12 [al giorno], da più di 450 a 12", ha detto Hastings. Secondo le Nazioni unite, servirebbero almeno 100 camion al giorno. 

L'allarme dell'Unrwa

Venerdì il commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) Philippe Lazzarini ha tenuto una conferenza stampa in cui ha denunciato ancora una volta le condizioni umanitarie disastrose in cui versa la popolazione della Striscia di Gaza, dei rischi che questa situazione comporta e delle difficoltà dell'Unrwa a proseguire il suo lavoro. 

Lazzarini ha detto che l'Unrwa sta finendo le scorte con cui garantisce un minimo di sostentamento alla popolazione, in particolare il carburante che Israele continua a rifiutarsi di far entrare nella Striscia, temendo che Hamas possa appropriarsene e usarlo per scopi militari. Ha detto di non sapere con certezza quanto potranno ancora durare le scorte, ma "certamente non più di qualche giorno".

Nei giorni scorsi, di fronte agli appelli dell'Onu a far entrare nella Striscia il carburante necessario a far funzionare almeno gli ospedali, Tel Aviv aveva detto di rivolgersi ad Hamas, accusando il gruppo di tenere per sé 500mila litri di carburante invece di fornirlo alla popolazione. Lazzarini ha detto di non sapere cos'abbia Hamas nella Striscia di Gaza, e ha smentito la notizia diffusa da Israele secondo cui Hamas avrebbe rubato il carburante da una sede delle Nazioni unite. 

Intanto il bilancio degli operatori dell'agenzia dell'Onu uccisi dall'inizio dei bombardamenti è salito in meno di 24 ore a 53. 

I numeri della catastrofe umanitaria

Mentre Israele continua a sostenere di non prendere di mira i civili, le diverse agenzie delle Nazioni unite riferiscono che circa il 45% delle abitazioni è stato distrutto o danneggiato. 

Il numero di sfollati, senza casa a causa dei bombardamenti o evacuati per sfuggire alle bombe, cresce ogni giorno e ha raggiunto quota 1.4 milioni su circa 2.3 milioni di abitanti. Di questi, 641mila hanno trovato rifugio proprio nelle 150 strutture dell'Unrwa, soprattutto scuole. Ma la situazione è di grave sovraffollamento. 

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ImageAli Mahmoud/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.

Il rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per i territori palestinesi, Richard Peeperkorn, ha detto che sotto le macerie dei palazzi di Gaza bombardati da Israele ci sarebbero più di mille corpi non ancora identificati. La stima è di 1550 dispersi, di cui 870 bambini. 

Il bilancio delle vittime ha invece superato i 7mila morti. Giovedì Hamas ha diffuso un elenco che riporta i nomi di tutti i residenti della Striscia di Gaza uccisi dal 7 ottobre: sono 7.028 - 2913 i bambini - a cui vanno aggiunte 281 vittime di cui non si conosce ancora l'identità. Hamas non ha detto la ragione per cui ha diffuso la lista, ma poche ore prima il presidente statunitense Joe Biden aveva detto "di non avere fiducia" nei numeri delle vittime "diffusi dai palestinesi".  

Se è vero che i bollettini forniti dal ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, non sono verificabili in maniera indipendente, è anche vero che il bilancio delle vittime è considerato abbastanza affidabile, non solo per la sua verosomiglianza - visti i massicci bombardamenti israeliani e l'altissima densità dell'enclave palestinese - ma anche perché nelle guerre passate i numeri forniti da Hamas sono risultati sempre molto vicini ai conteggi realizzati in maniera indipendente. 

Sulla questione sono infatti intervenute le Nazioni unite e diverse agenzie internazionali, che hanno affermazo che normalmente ci possono essere piccole discrepanze tra i numeri finali delle vittime e quelli riportati dal ministero della Sanità di Gaza subito dopo gli attacchi, ma che in linea di massima si fidano.

"Human Rights Watch lavora nei territori palestinesi occupati da tre decenni. Abbiamo coperto cicli di escalation e abbiamo sempre trovato i numeri del ministero della Salute affidabili", ha detto il direttore di Hrw Palestina e Israele Omar Shakir.

"Continuiamo a includere i loro dati nei nostri rapporti e sono di chiara provenienza", ha detto l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) in una dichiarazione a Reuters. Inoltre, "al momento è quasi impossibile fornire una verifica delle Nazioni unite giorno per giorno", anche perché Israele impedisce l'ingresso nella Striscia di osservatori internazionali, giornalisti o chiunque altro.

Secondo i dati del Fondo delle Nazioni unite per la popolazione, ci sono 50 mila donne incinte a Gaza e circa 5.500 dovrebbero partorire entro la fine del mese di novembre.

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