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Tutta Italia sotto shock per la morte dell'orsa marsicana Amarena, uccisa a colpi di fucile

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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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A spararle un commerciante della zona che l'ha sorpresa nel suo giardino. Condanna unanime dalla politica, dalle associazioni animaliste e dai social. Si cercano senza sosta i suoi due cuccioli, non ancora autosufficienti

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Tutta Italia è sotto shock per la morte di Amarena, l'orsa marsicana diventata simbolo del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, uccisa nella notte da un colpo di fucile alla periferia di San Benedetto dei Marsi. A spararle un commerciante locale di 56 anni, che ha tentato di giustificarsi spiegando ai carabinieri di aver pensato che a introdursi nel suo giardino fossero stati i ladri. 

"Ho fatto un guaio, ho sparato per paura ma non volevo uccidere, l'ho trovata dentro la mia proprietà. È stato un atto impulsivo, istintivo", ha dichiarato agli agenti di San Benedetto dei Marsi chiamati dai guardiaparco, accorsi immediatamente sulla scena insieme al veterinario che non ha potuto che accertare la morte dell'orsa, vista la gravità della ferita. La Procura di Avezzano ha iscritto l'uomo nel registro degli indagati con il reato di aver ucciso un animale senza giusta causa e ha sequestrato l'arma. 

Mentre imperversa l'indignazione sui social e si moltiplicano le reazioni del mondo della politica e delle associazioni animaliste, più di 100 uomini tra carabinieri e forestali, con l'ausilio di droni e altre strumentazioni, stanno cercando i due cuccioli orfani di Amarena, di cui si sono perse le tracce al momento dell'uccisione della mamma e di cui preoccupa il destino. Normalmente i cuccioli di orso restano circa un anno e mezzo con la madre prima di diventare autosufficienti. 

Simbolo dell'Abruzzo

L'orso bruno marsicano, originario dell'Italia centrale, è una sottospecie di orso bruno a rischio di estinzione. Si stima che nel Parco siano rimasti solo circa 60 orsi marsicani. 

Amarena era ben voluta dai residenti locali e spesso si avvicinava ai centri abitati senza creare alcun tipo di problema. La gente del posto l'aveva affettuosamente ribattezzata Amarena perché le ciliegie e le amarene erano tra i suoi cibi preferiti. 

All'inizio della settimana era stata vista passeggiare a San Sebastiano dei Marsi con i suoi due cuccioli. Nella serata di giovedì erano tornati ad aggirarsi nell'area di San Benedetto di Marsi, ma i testimoni hanno affermato che non stava dando fastidio a nessuno.  

"L'ho incrociata con i suoi due cuccioli all'ingresso della città , era spaventata e impaurita, ho aspettato che attraversasse la strada e si mettesse al sicuro", ha rivelato un abitante della zona. "Aveva più paura lei di noi, non capisco questo gesto", ha detto. 

Lo scorso gennaio uno dei suoi cuccioli, Juan Carrito, era morto investito sulla statale di Roccaraso. 

Le reazioni della politica

"L'episodio è un fatto gravissimo, che arreca un danno enorme alla popolazione che conta una sessantina di esemplari, colpendo una delle femmine più prolifiche della storia del Parco. Ovviamente non esistono motivazioni di nessuna ragione per giustificare l'episodio visto che Amarena, pur arrecando danni ad attività agricole e zootecniche, sempre e comunque indennizzati dal Parco anche fuori dai confini dell'Area Contigua, non aveva mai creato alcun tipo di problema all'uomo", ha scritto su Facebook la direzione del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che ha dato la triste notizia nella prima mattinata.  

Dalla politica si è levato un coro unanime di cordoglio e condanna. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha parlato di "atto gravissimo nei confronti dell'intera Regione che lascia dolore e rabbia per un gesto imcomprensibile". 

Sulla questione è subito intervenuto anche il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto. "L'uccisione di una femmina di orso marsicano rappresenta un episodio grave, sui cui è doveroso fare quanto prima chiarezza. Sono in costante contatto con tutti i soggetti istituzionali che in queste ore lavorano per far luce sulla vicenda: è necessario adesso il massimo coordinamento tra ministero, regioni, Ente Parco, Ispra, Cufa, sindaci e prefetti", ha dichiarato, aggiungendo che "si sta facendo di tutto" per proteggere i cuccioli di Amarena e per far sì che "possano restare in libertà". 

La condanna delle associazioni animaliste

Le associazioni per la protezione degli animali chiedono che il responsabile venga perseguito senza pietà. "Andremo a San Benedetto dei Marsi con altre associazioni per cercare di capire con i politici locali e con i responsabili del Parco cosa possiamo fare per aiutare gli orsi e anche per chiedere che l'assassino venga perseguito e condannato con una pena esemplare", ha dichiarato Walter Caporale, presidente di Animalisti italiani. 

Il Wwf Italia, attraverso la voce del presidente Luciano di Tizio, ha annunciato che si costituirà parte civile contro questo "crimine di natura gravissimo e ingiustificabile, frutto di una costante campagna d'odio verso la fauna selvatica". Ma il responsabile, ha detto Di Tizio, "rischia di cavarsela con poco", perché "purtroppo nel nostro Paese le leggi non sono idonee a punire in maniera adeguata gesti tanto efferati, e anche quelle esistenti non vengono quasi mai applicate rigorosamente". 

Indignazione sui social

Nel frattempo è esplosa la rabbia sui social contro l'uccisore di Amarena. Decine i commenti violenti e aggressivi nei confronti del commerciante - "Devi fare la stessa fine, assassino" -, al punto che i carabinieri hanno rafforzato i controlli nella zona per dissuadere curiosi ed eventuali molestatori. 

Migliaia però anche i messaggi di cordoglio, a testimonianza della sensibilità della popolazione al tema. C'è chi ha parlato di giornata di lutto, di "dolore incredibile" e di "cattiveria senza limiti".

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