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Manila critica Pechino per l'incidente nel Mar Cinese Meridionale: convocato l'ambasciatore

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Image Diritti d'autore Aaron Favila/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
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Di Michela Morsa
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Lunedì il ministero degli Affari Esteri filippino ha convocato l'ambasciatore cinese per una forte protesta diplomatica contro il comportamento della Guardia costiera cinese, accusata di aver agito "in violazione del diritto internazionale e in sfrenato disinteresse per la sicurezza"

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Sale la tensione tra le Filippine e la Cina. Lunedì il ministero degli Affari Esteri di Manila ha convocato l'ambasciatore cinese per trasmettere una protesta diplomatica formale sull'incidente avvenuto sabato nel conteso Mar cinese meridionale. 

Le Filippine accusano infatti la Guardia costiera cinese di aver bloccato e attaccato con un cannone ad acqua un'imbarcazione di rifornimento militare filippina che, secondo quanto dichiarato da Manila, stava trasportando cibo, acqua, carburante e altri beni per il personale militare di stanza a Second Thomas Shoal, un atollo occupato dalle Filippine nell'arcipelago delle isole Spratly. 

Secondo Manila, il personale della Marina stava navigando verso Second Thomas scortato da navi della Guardia costiera filippina, quando una nave cinese si è avvicinata e ha usato un potente cannone ad acqua, impedendo a una delle due imbarcazioni di avvicinarsi alla secca e scaricare i rifornimenti necessari alle truppe presenti sull'atollo. 

Già domenica l'esercito filippino aveva definito "eccessive e offensive" le azioni della Guardia costiera cinese, che ha agito "in sfrenato disinteresse per la sicurezza delle persone a bordo e in violazione del diritto internazionale", in particolare delle norme volte a evitare collisioni in mare e la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare del 1982. Le forze armate hanno poi invitato la Guardia costiera cinese e la commissione militare centrale cinese "ad agire con prudenza e responsabilità per evitare errori di calcoli e incidenti che possano mettere in pericolo la vita delle persone". 

La Cina ha risposto di essersi mossa in conformità con la legge per dissuadere le navi filippine, che ha accusato di sconfinamento e trasporto di materiali da costruzione illegali.

L’incidente ha attirato l’attenzione degli Stati Uniti, dell'Unione Europea e dei loro principali alleati, tra cui Australia e Giappone, che hanno espresso sostegno alle Filippine e preoccupazione per le azioni della nave cinese. In un comunicato Washington ha ribadito che un attacco armato a navi pubbliche, aerei e forze armate filippine, comprese quelle della Guardia costiera, farebbero scattare gli impegni di mutua difesa che gli Stati Uniti hanno siglato con le Filippine nel 1951. 

Una disputa infinita

La Cina rivendica la propria sovranità su gran parte del Mar Cinese Meridionale sin dalla fine della Seconda guerra mondiale, nonostante diverse sentenze internazionali abbiano invalidato le sue vaste rivendicazioni territoriali. 

Nel 2016 la Corte permanente di arbitrato dell'Aia aveva concluso in particolare che le pretese cinesi sulle isole Spratly - un arcipelago di isole molto piccole ricco di risorse naturali e con una posizione strategica per il trasporto militare e commerciale - non avessero alcun fondamento nel diritto internazionale. 

La Cina ha ignorato la sentenza, installandovi dei sistemi di difesa missilistici. Pechino ha ripetutamente chiesto alle Filippine di ritirare dall'arcipelago il suo piccolo contingente di forze navali e rimuovere la Brp Sierra Madre, una nave della Marina filippina incagliata di proposito davanti a Second Thomas Shoal nel 1999 per poter riaffermare le proprie rivendicazioni territoriali. Tuttora vari militari filippini di stanza sull'isola vivono sul relitto.

Le Spratly sono attualmente reclamate da altri quattro Paesi: la Malesia, Taiwan, il Brunei e il Vietnam. Tutti, tranne il Brunei, negli anni, hanno costruito delle basi artificiali nell’arcipelago.

Secondo le Filippine, non è raro che la Guardia costiera e la Marina cinese blocchino o dirottino le navi filippine che pattugliano le acque contese. A giugno, durante un’altra regolare operazione di rifornimento, due barche filippine sono state avvicinate dalle imbarcazioni della Guardia costiera cinese, che si sono fermate ad appena 90 metri dalla prua di una delle loro barche, costringendo il comandante a rallentare per evitare una collisione. Ad aprile, invece, una nave della Guardia costiera cinese aveva bloccato una motovedetta filippina che trasportava giornalisti vicino a Second Thomas Shoal.

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