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Cina: caccia agli attivisti di Hong Kong in esilio

Un attivista di Hong Kong
Un attivista di Hong Kong Diritti d'autore Andrew Medichini/Copyright 2020 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Andrew Medichini/Copyright 2020 The AP. All rights reserved.
Di Ilaria CicinelliEuronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Hong Kong: mandati di arresto per gli attivisti pro democrazia e un milione di dollari locali a chi offre informazioni su di loro

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La Cina mette una taglia sugli attivisti democratici: 1 milione di dollari di Hong Kong (circa 117mila euro). È la prima volta che viene offerta una ricompensa per informazioni che portino all'arresto di chi viola la Legge sulla Sicurezza Nazionale approvata nel 2020.

Continua dunque la repressione del movimento antigovernativo che, secondo il governo centrale cinese, metterebbe a rischio la sicurezza della città. Anche se rimane formalmente una città semiautonoma, Hong Kong è stata sottoposta a un controllo sempre più stretto da parte di Pechino in seguito agli scontri politici del 2019.

In base alla legge del 2020, le autorità hanno dato un giro di vite al dissenso, arrestando oltre 260 persone, tra cui molti esponenti della corrente democratica. 

Ora a essere colpiti dalla decisione sono gli ex legislatori pro democrazia Nathan Law, Ted Hui e Dennis Kwok, l'avvocato Kevin Yam, il sindacalista Mung Siu-tat e gli attivisti Finn Lau, Anna Kwok ed Elmer Yuen, tutti al momento in esilio volontario, perché già accusati da Pechino di vari altri reati. Gli otto vivono attualmente negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Canada e Australia.

Nuove accuse dalla Cina

Alle precedenti si somma la nuova accusa della polizia di Hong Kong: aver violato la legge sulla Sicurezza nazionale, considerata dalla comunità internazionale come uno strumento di repressione a disposizione del governo centrale cinese. La polizia ha offerto l'equivalente di circa 100mila sterline per informazioni riguardo ciascun attivista. 

Steve Li Kwai-wah, il sovrintendente capo del Dipartimento di Sicurezza Nazionale della polizia, ha dichiarato che i mandati di arresto sono stati emessi in base alla Legge sulla Sicurezza, che vieta la sovversione, la secessione, la collusione con forze straniere e il terrorismo. Il sovrintendente ha riconosciuto che la polizia non sarà in grado di arrestarli se rimarranno all'estero ma che verranno perseguiti.

Il funzionario li ha esortati a consegnarsi per ottenere una riduzione della pena. 

Una dimostrazione di forza che arriva pochi giorni dopo il terzo anniversario dell'introduzione della normativa, che prevede inoltre ampi poteri extraterritoriali per Pechino, con la possibilità di trasferire chiunque sia sospettato nella Cina continentale.

Nel tweet sopra il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Matthew Miller: "Gli Stati Uniti condannano l'applicazione extraterritoriale della Legge sulla Sicurezza Nazionale contro gli attivisti pro democrazia di Hong Kong, da parte della Repubblica Popolare Cinese (Rpc). Gli sforzi della Cina per attuare la repressione transnazionale minano i diritti umani."

Gli attivisti rischiano l'ergastolo

Il quotidiano statale Ta Kung Pao aveva pubblicato un editoriale in cui si affermava  che la Cina, in quanto membro dell'Interpol, può richiedere l'assistenza di altri Paesi per l'arresto dei fuggitivi. 

Se gli otto attivisti dovessero venire processati, secondo la normativa potrebbero andare incontro all'ergastolo

Law, a cui è stato concesso asilo nel Regno Unito, ha dichiarato in un tweet: "Queste accuse sono esempi classici di abuso del concetto di 'sicurezza nazionale'. Se incontrare politici stranieri, partecipare a seminari e udienze è 'collusione con forze straniere', molti funzionari (di Hong Kong) dovrebbero avere problemi legali".
Law è preoccupato dalla possibilità che qualcuno fornisca informazioni su di lui, come il luogo in cui si trova o i Paesi dove potrebbe transitare e dove potrebbe essere estradato.

Nathan Law nel tweet sopra: "Cina e Hong Kong potrebbero abusare del sistema per ottenere informazioni sui dissidenti.
Negli ultimi 3 anni ho cercato di nascondere il mio indirizzo, e alcuni cinesi hanno messo una taglia di 10mila sterline su di esso.
Ora il mio indirizzo potrebbe essere facilmente esposto, mettendo così in pericolo la mia sicurezza. Inquietante."

Le critiche internazionali

Anche il Ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, ha descritto la decisione della Cina come un esempio della "portata autoritaria della legge extraterritoriale cinese".
Il Regno Unito ha affermato che non avrebbe tollerato alcun tentativo sul proprio territorio nazionale, da parte della Cina, di intimidire e mettere a tacere nessuno.

L'attivista Finn Lau, anche lui nel Regno Unito, si dichiara sollevato dopo che il Paese ha sospeso il trattato di estradizione con Hong Kong. Ma è anche preoccupato dalla possibilità che alcuni rami del governo inglese non capiscano la portata delle minacce contro gli attivisti e che non intraprendano azioni sufficienti. "Il rischio di rapimento e persino aggressione fisica è aumentato molto".

Lau ha inoltre sottolineato l'aumento dei casi di aggressione nei confronti di chi sostiene la democrazia, come è avvenuto lo scorso giugnoa Southampton, dove i manifestanti pro democrazia di Hong Kong sono stati attaccati da attivisti pro Pechino. 

Altre critiche arrivano anche dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che ha accusato Pechino di aver creato un pericoloso precedente che minaccia i diritti umani e le libertà fondamentali delle persone in tutto il mondo. 
Dall'Australia, in cui al momento risiedono almeno due degli attivisti ricercati,  il ministro degli Esteri Penny Wong ha affermato che il Paese ha "costantemente espresso preoccupazione per l'applicazione della legge volta ad arrestare o fare pressioni su figure a favore della democrazia".

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