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La risalita del livello dei mari: una minaccia anche per l'Europa

Una manifestazione contro le attività dell'uomo che alimentano la crisi climatica
Una manifestazione contro le attività dell'uomo che alimentano la crisi climatica Diritti d'autore Nardus Engelbrecht/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Nardus Engelbrecht/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.
Di Andrea Barolini
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Conseguenza della fusione dei ghiacci polari, la risalita dei mari provocherà inondazioni di vaste zone costiere in tutto il mondo

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L'innalzamento del livello dei mari è dipeso dalla fusione dei ghiacci polari e dei ghiacciai montani di tutto il mondo. Un fenomeno figlio, a sua volta, del riscaldamento globale dovuto alle emissioni di gas ad effetto serra provocatedalle attività dell'uomo, a partire dalla combustione di fonti fossili (carbone, petrolio e gas). Si tratta di unproblema che affligge già numerose aree del mondo.

Alcune nazioni hanno già previsto piani di evacuazione della popolazione

"Le regioni più vulnerabili sono situate nell'Oceano Pacifico, poiché qui la risalita del livello dei mari risulterà più consistente rispetto alla media globale - spiega Roderik van de Wal, docente presso l'università di Utrecht, nei Paesi Bassi -. Alcune nazioni hanno già previsto piani di evacuazione, con l'obiettivo di mettere al sicuro soprattutto chi vive nelle isole più esposte. Ed è proprio qui che vediamo già gli effetti più gravi, senza necessità di aspettare decenni. Il problema è già presente".

Numerose zone costiere di tutto il mondo rischiano dunque di ritrovarsi inondate ripetutamente, fino alla definitiva sommersione. E alcuni atolli del Pacifico potrebbero addirittura scomparire dalle carte. È il caso, ad esempio, della repubblica di Kiribati. Non a caso, le nazioni più vulnerabili di fronte a questa conseguenza del riscaldamento globale, si sono riunite da anni in un'organizzazione intergovernativa - battezzata Aosis (Alleanza dei piccoli Stati insulari) - con l'obiettivo di esercitare pressione sui governi delle nazioni più ricche del mondo, affinché modifichino i loro modelli economici e di sviluppo, decarbonizzando i sistemi produttivi.

Le nazioni più vulnerabili sono anche le meno responsabili dei cambiamenti climatici

Le nazioni più povere e piccole della Terra sono infatti quelle che patiscono le conseguenze più gravi dei cambiamenti climatici, pur essendone responsabili solo in piccolissima parte. Per questa ragione, all'ultima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, la Cop 27 di Sharm el-Sheikh, in Egitto, si è chiesto ai governi delle nazioni industrializzate di stanziare fondi per consentire ai Paesi più vulnerabili di ottenere risarcimenti per le perdite e i danni subiti.

Occorrerà tuttavia agire anche sul fronte della mitigazione, ovvero della diminuzione delle emissioni climalteranti. Anche gli scenari più ottimistici in termini di riscaldamento globale prevedono infatti una risalita del livello dei mari di più di mezzo metro entro la fine del secolo, ma senza azioni concrete si potrebbe raggiungere il metro e mezzo. Il che significherebbe passare da una situazione di crisi ad una di catastrofe climatica.

La risalita del livello dei mari rappresenta una minaccia anche per l'Europa

Anche l'Europa, in questo senso, non è esente da rischi: "Nel Vecchio Continente - prosegue van de Wal - dobbiamo lavorare su questo grande tema. Se la risalita del livello dei mari proseguirà, avremo problemi di erosione delle zone costiere, di inondazioni, nonché di salinizzazione del suolo, quando l'acqua di mare penetrerà nella terraferma".

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