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Turchia e Siria impegnate per i morti e per i vivi. Incubo epidemia

Turchia e Siria: l'impegno è massimo sia per i sopravvissuti e sia per la sepoltura dei morti
Turchia e Siria: l'impegno è massimo sia per i sopravvissuti e sia per la sepoltura dei morti Diritti d'autore AP Photo/Francisco Seco
Diritti d'autore AP Photo/Francisco Seco
Di Gianluca Martucci
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ontinuano i soccorsi per salvare i sopravvissuti, lo sforzo è massimo anche per la gestione degli aiuti umanitari insufficienti. Ma ora il problema sono anche i cadaveri sotto le macerie

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Sono oltre 41 mila i morti accertati del terremoto che una settimana che ha colpito la regione a confine tra Turchia e Siria. Con le speranze ridotte al lumicino i soccorritori continuano a estrarre persone vive dagli edifici crollati. Ad Adiyaman, una delle città più colpite dal sisma, un uomo è stato liberato dopo aver passato 207 ore sotto le macerie.

Occuparsi dei vivi è una sfida altrettanto ardua. In Siria, nella zona del Nord Ovest del Paese controllata dai ribelli, il primo convoglio di aiuti umanitari è stato consegnato solo martedì. Essenziale è stata l'apertura del valico frontaliero di Bab As Salama, che collega la regione turca di Gaziantep da quella siriana a Nord di Aleppo. L'Onu ha chiarito che lo sblocco del traffico lungo i valichi è stato ottenuto "senza precondizioni" imposte dal governo di Bashar al-Assad, che li usa come arma politica contro i ribelli che occupano la regione.

Secondo le autorità turche, circa 80 mila persone sono ricoverate in ospedale, e questo mette a dura prova il sistema sanitario, già gravemente danneggiato dal disastro. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un appello di 43 milioni di dollari per sostenere la risposta al terremoto in Siria e Turchia.

Un'altra priorità è la sepoltura dei morti. Ad Antiochia e altre città turche pesantemente colpite non c'è più spazio nei cimiteri. Le autorità locali hanno autorizzato l'utilizzo di altri spazi per le inumazioni. L'inviata di Euronews nei luoghi colpiti dal sisma, Anelise Borges, riferisce che i corpi non identificati e non accompagnati sono sottoposti a un prelievo del Dna per permettere ai loro familiari di sapere dove sono stati sepolti.

Si lotta contro il tempo per recuperare anche i cadaveri sotto le macerie: il rischio è che contribuiscano alla diffusione di malattie infettive come il colera, che ha già provocato un'epidemia nel Nord della Siria negli ultimi mesi.

Save the Children ha lanciato un allarme: migliaia di persone sono prive di acqua potabile sicura e strutture igienico-sanitarie come acqua corrente e servizi igienici. In queste condizioni c'è il rischio di un'epidemia di malattie trasmesse dall'acqua, che rischia di essere letale per i bambini.

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