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In Francia il primo processo penale per ecocidio

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Diritti d'autore euronews
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Di Monica Pinna
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A Grézieu-la-Varenne, vicino a Lione, un ex sito industriale è stato trasformato in una zona residenziale senza essere bonificato, nonostante anni di processi civili e condanne. L'organizzazione non-profit Stop Ecocide ha rilanciato il dibattito a livello internazionale

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A Grézieu-la-Varenne, una cittadina circondata da boschi e colline vicino a Lione, un ex sito industriale è stato trasformato in una zona residenziale senza essere bonificato, nonostante anni di processi e condanne. Qui il suolo trasuda tricloroetilene, una sostanza cancerogena altamente inquinante per il suolo e falde acquifere.

Audrey Marcodini ha acquistato uno degli appartamenti ricavati nell'ex sito industriale. È stato amore a prima vista, ma qualcosa non è andato come previsto. "Non ci vivo più, a gennaio saranno due anni che me ne sono andata - dice Marcodini -. Il lunedì mattina mi hanno detto che sarei dovuta partire al massimo il venerdì. Quindi con mia figlia abbiamo avuto appena qualche giorno per fare le valige e partire, ma soprattutto per trovare un nuovo alloggio ".

Audrey ha dovuto lasciare la casa appena un anno e mezzo dopo l’acquisto a causa di livelli allarmanti di tricloroetilene (Tce), un comune solvente industriale. "Nella stanza principale sono stati rilevati 8.148 microgrammi al metro cubo di tricloroetilene, pari a 815 volte il valore regolamentare", dice Audrey.

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Vista aerea sul quartiere Tupinier di Grézieu-la-VarenneEuronews

I livelli di tricloroetilene erano oltre la norma in tutto l'appartamento. Nella stanza della figlia, allora dodicenne, le misurazioni erano 220 volte superiori ai limiti. Impossibile rendersene conto, se non per un lieve odore chimico difficile da identificare. "Avevo problemi di insonnia - ricorda Marcodini -. Solo successivamente mi è stato detto che livelli talmente elevati di tricloroetilene potevano effettivamente esserne la causa".

Audrey non sa se l’esposizione a questa sostanza potenzialmente cancerogena avrà effetti a lungo termine sulla sua salute e quella di sua figlia. Le è stato spiegato che questo solvente non lascia traccia nel corpo e che dovrà rimanere vigile.

Oltre venti abitazioni sono state ricavate nella parte più inquinata dell’ex lavanderia industriale Mercier. Alla chiusura dell'azienda, alla fine degli anni '90, gli edifici si trasformarono in oro nel settore immobiliare. Già negli anni '70, però, era risaputo che la tintoria riversava rifiuti chimici nel terreno. Dopo anni di denunce e processi l'azienda fu persino condannata a risarcire i residenti. Era la fine degli anni '80. Poi il caso è finito nell’oblio.

Ma come è possibile che un sito altamente inquinato sia stato trasformato in abitazioni per famiglie, bambini e donne incinte senza che nessuno se ne accorgesse? 

Un caso di nuovo in prima pagina, cinquant'anni dopo

Louise Tschanz, avvocato che rappresenta i residenti, è un'esperta di diritto ambientale. "Al momento della cessazione delle attività della lavanderia, a norma di legge il terreno avrebbe dovuto essere bonificato - dice Tschanz -. Questo non è avvenuto. La normativa non è mai stata applicata. Di fatto, ci sono state delle mancanze commesse da parte del Comune, della Prefettura e delle aziende. E anche da parte dei notai, che hanno concluso delle vendite senza assicurarsi che i veditori avessero rispettato tutti gli obblighi nell’informare gli acquirenti".

Ed è così che quasi cinquant'anni dopo l'ex lavanderia Mercier è tornata in prima pagina, con una nuova battaglia legale. Stesso luogo, stesso inquinamento, ma una trama più complessa. Una rete di avvocati, notai, uomini d'affari e persino l'ex sindaco di Grézieu-la-Varenne sono stati chiamati davanti alla giustizia. 

Pinna, Monica/
Alcune delle residenze costruite nell'area della lavanderia MercierPinna, Monica/

Al termine del primo processo civile dei sei previsti, i notai e un venditore sono stati condannati a pagare oltre un milione di euro di danni agli acquirenti. E per la prima volta in Francia, si terrà anche un processo penale per ecocidio. Le indagini sono in corso. "Questo crimine ha l’obiettivo di sanzionare tutte le azioni che causano effetti dannosi gravi e duraturi sulla salute, la flora e la fauna - dice Tschanz -. Sono previsti fino a sei anni di carcere e quattro milioni emezzo di multa. E’ una pena estremamente importante rispetto agli altri reati in materia di diritto penale dell'ambiente".

Che cos'è l'ecocidio?

"L'ecocidio è la distruzione volontaria dell'ambiente: "eco" deriva dal greco e significa "casa", il luogo in cui viviamo. E non è un neologismo, se ne parlava già negli anni '70. Era il 1972 quando a Stoccolma si tenne la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente. Olof Palme, all'epoca premier svedese, fu il primo leader mondiale a usare la parola ecocidio per descrivere una distruzione ambientale di enormi proporzioni. 

In quel caso Palme si rifereriva all'utilizzo dell'Agente Arancio da parte dell'esercito statunitense in Vietnam: un defogliante a base di diossina con cui furono distrutti milioni di ettari di giungla con effetti sulla popolazione che persitono ancora oggi.

Cinquant’anni dopo la lotta per contrastare gli ecocidi ha ripreso slancio. Una rete globale di avvocati, diplomatici, esperti e attivisti sta diventando sempre piú compatta. Chiedono che l'ecocidio sia riconosciuto come il quinto crimine perseguibile dalla Corte Penale Internazionale, al pari di genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione.

"C’è un atteggiamento diffuso per cui i danni all’ambiente non sono considerati gravi come i danni alle persone - dice Jojo Mehta, cofondatrice di Stop Ecocide, un'organizzazione non-profit -. Sebbene esista un ampio corpo di leggi e regolamenti sull’ambiente, non è né seguito né applicato debitamente. Quando si fa campagna per il rispetto dei diritti umani, si sa che gli omicidi di massa, le torture e le sparizioni sono tutti crimini gravi. Ma se si lavora in campo ambientale, si opera in una sorta di vuoto. E questo è il vuoto che la legge sull'ecocidio vuole colmare".

Che provvedimenti ha adottato l'Europa?

Lo scorso anno Stop Ecocide ha presentato una definizione giuridica di ecocidio. Il termine indica atti  "illegali o sconsiderati compiuti con la consapevolezza che causino danni diffusi e a lungo termine". Stando ad Stop Ecocide l'iniziativa ha accelerato il dibattito sull’ecocidio a livello internazionale. Nel 2021 la Francia è diventata l'unico Stato membro dell'Ue ad adottare una legge sull'ecocidio. Il Belgio seguirà nel 2025. In altri otto Paesi dell'Unione la questione dell'ecocidio è stata sollevata a livello istituzionale, sebbene una legge in materia sia ancora lontana.

Per quanto riguarda l'Unione, il Parlamento europeo consiglia agli Stati membri di sostenere la criminalizzazione internazionale dell'ecocidio. Ritornando in Francia, sul caso di Grézieu, il sistema giudiziario è ormai in moto per determinare le responsabilità. Nonostante questo, l’inquinamento del suolo difficilmente ritornerà a zero. Il tricloroetilene è difficile da tracciare e le autorità stanno ancora cercando di delimitare con esattezza la zona contaminata.

"Non è possibile realizzare una bonifica integrale - dice Benoit Rochas, un amministratore locale -. Noi ci concentriamo sulle zone in cui le misure che possiamo mettere in atto possono avere effetti positivi che consentano alle attività umane di proseguire senza alcun rischio". Jean Yves Durel, capo della Direzione regionale per l'ambiente, la pianificazione e l'edilizia abitativa del Rodano, ha aggiunto che  "se i residenti non vengono evacuati, è perché i valori sono inferiori ai limiti accettabili".

Ma la domanda è: c’è un livello di inquinamento accettabile ? "Nelle case ancora abitate, i valori di tricloroetilene rilevati non sono sufficienti per richiedere un trasferimento d'urgenza - dice Marcodini -. I valori non sono tutti inferiori alla norma. Perché anche con 40 o 50 microgrammi per metro cubo, si resta ancora 4 o 5 volte sopra ai limiti".

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