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Teheran nega ogni coinvolgimento: "La colpa è solo di Rushdie"

Nasser Kanaani, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano
Nasser Kanaani, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Diritti d'autore AP/AP
Diritti d'autore AP/AP
Di Euronews Agenzie:  AFP, AP
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L'agente dello scrittore sul quale pende una fatwa fa sapere che il 75enne è "sulla via della religione"

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L'Iran smentisce "categoricamente" ogni coinvolgimento nell'aggressione dello scrittore Salman Rushdie, avvenuta venerdì scorso nello Stato di New York

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano afferma che nessuno in questa storia merita di essere incolpato e accusato, tranne lo stesso Rushdie e i suoi sostenitori. "A questo proposito, nessuno può incolpare la Repubblica Islamica dell'Iran", dice in conferenza stampa Nasser Kanaani. "Crediamo che i suoi insulti e il sostegno da lui ricevuto siano un insulto contro i seguaci di tutte le religioni". 

Il pluripremiato autore ha subito negli anni minacce di morte per il suo romanzo "I versi satanici", sin dalla sua prima pubblicazione nel 1988. L'opera fu considerata blasfema nei confronti del Corano di Maometto dai musulmani più conservatori, tanto che la Guida Suprema iraniana, Ruhollah Khomeini pronunciò una "fatwa" nel suoi confronti nel 1989, chiedendo la sua uccisione. Per questo lo scrittore visse per anni sotto scorta. 

"Sulla via della guarigione"

Secondo il suo agente, il 75enne anglo indiano è ora sulla via della guarigione: "Le ferite sono gravi ma la strada per la guarigione è quella giusta", ha dichiarato alla stampa. Nel frattempo, Hadi Matar, il presunto aggressore, è accusato di "tentato omicidio e aggressione" e si è dichiarato "non colpevole".

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