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L'ondata di violenza nelle carceri dell'Ecuador: 350 morti in un anno

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Di Giulia Avataneo
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Polizia e carcerati in Ecuador
Polizia e carcerati in Ecuador   -   Diritti d'autore  Dolores Ochoa/AP

La polizia entra nel carcere di Bellavista, in Ecuador, dove una rivolta ha provocato 43 vittime e un centinaio di evasioni. Sul terreno, decine di morti accoltellati nell'arco di una notte, alcuni addirittura decapitati. L'origine sarebbe lo scontro tra due bande rivali.

È l'ultimo episodio di una fila di sommosse nelle carceri che hanno ucciso finora 350 detenuti in tutto il Paese.

L'Ecuador ha anche visto un aumento dei crimini di strada e del traffico di droga che il governo ha cercato di affrontare dichiarando lo stato di emergenza nelle province più colpite.

"La maggior parte delle vittime, se non tutte, sono state uccise con un coltello, non con un'arma da fuoco - dice il ministro dell'interno, Patricio Carrillo - Per lo più le aggressioni sono avvenute nei reparti e nelle celle".

"Tolleranza zero"

Il presidente Guillermo Lasso, in visita ufficiale in Israele, ha assicurato che la politica del governo contro la violenza nelle carceri e le mafie non si fermerà, e ha ordinato il trasferimento dei presunti autori del massacro in prigioni di massima sicurezza.

Rassicurazioni che non sono bastate ai parenti delle vittime, riuniti fuori dal carcere per avere notizie dei loro familiari. Per loro, il governo è immobile di fronte all'ondata di violenza crescente.

"Sono delinquenti perché sono costretti a stare in strada, senza lavoro - dice una donna - Nessuno ci dà niente. Stiamo morendo di fame. Vivere costa sempre di più e il governo pensa solo a svuotarci le tasche".

In risposta a questa spirale di violenza, il governo Lasso ha annunciato l'assunzione di 1.400 nuovi agenti penitenziari.

A scatenare l'ammutinamento avvenuto ieri in Ecuador nel carcere di Bellavista, nella provincia di Santo Domingo de los Tsáchilas, che ha avuto un bilancio di almeno 44 morti, vi è stato lo scontro fra i capi due importanti bande criminali. Lo scrive oggi il portale di notizie Primicias di Quito.

Il richiamo dell'Onu

Di fronte all'ennesimo episodio violento in una prigione ecuadoriana, da Ginevra l'Alto Commissario dell'Onu per i Diritti umani, Michelle Bachelet, ha sollecitato il governo del presidente Guillermo Lasso ad "avviare una profonda riforma della giustizia penale e del sistema carcerario".

Per quanto riguarda le ragioni dello scoppio della violenza nel centro di reclusione di Bellavista, sostiene il portale, esse si riferiscono ad uno scontro per il controllo della prigione fra Marcelo Anchundia, boss della banda criminale conosciuta come R7, e Alexander Quezada, soprannominato 'Ariel', leader di Los Lobos.

Fonti del Servizio nazionale di assistenza ai carcerati (Snai) hanno indicato che Quezada, dalla prigione di Cotopaxi, avrebbe dato l'ordine di assassinare Anchundia che si trovava in una cella di Bellavista.

Quest'ultimo è stato però prelevato dalle guardie carcerarie e trasferito in un'altra prigione, ma ciò non ha impedito che la rivolta causasse un alo numero di vittime fatali e la fuga di 220 detenuti, 108 dei quali sono stati ricatturati.

La situazione nel sistema carcerario dell'Ecuador è allarmante. In poco più di due anni si sono ripetute rivolte e ammutinamenti durante cui sono stati uccisi oltre 400 detenuti: 46 nel 2020, 316 lo scorso anno e 64 nel 2022.