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Sgomberati 1500 migranti dal nord della Francia

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Di Paolo Alberto Valenti
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Sgomberati 1500 migranti dal nord della Francia
Diritti d'autore  DENIS CHARLET/AFP or licensors

Calais - Tentano di raggiungere la Gran Bretagna dal nord della Francia...sono in migliaia ma adesso uno dei campi profughi improvvisati nel fango non c'è più. Sono le immagini dello sgombero dei disperati che si erano accampati nei pressi di Grande-Synthe, quella cittadina del nord della Francia che all'inizio delle ondate migratorie anni fa aveva costruito il primo campo francese rispettoso delle norme umanitarie internazionali.

I migranti ostaggi dello scontro diplomatico internazionale

Mentre Polonia e Bielorussia si scontrano ad est sulla pelle dei migranti anche Francia e Gran Bretagna sono ai ferri corti. Parigi accusa Londra di non fare abbastanza per aiutare nella gestione dei flussi e nel cercare di fermare i trafficanti/passeur. Nel nord della Francia continuano ad arrivare famiglie e giovani, quelli che si sono concentrati a Grande-Synthe sono principalmente curdi iracheni portati dalle reti dei trafficanti.

La Francia settentrionale è sempre stata una calamita per le persone che cercavano di raggiungere la Gran Bretagna attraverso i porti o il suo tunnel, alimentate dalle promesse dei trafficanti di una vita migliore lì.

I flussi incontrollabili

Nel 2021 più di 23.000 persone hanno raggiunto il Regno Unito su piccole imbarcazioni attraverso lo stretto della Manica, lo scorso giovedì sono passati in un solo giorno quasi 1200 persone, un record. I guardia coste francesi ne stanno salvando a migliaia di disperati che si avventurano su un mare sempre più pericoloso. La maggior parte di loro sta cercando di attraversare su piccoli gommoni, perché la polizia ha reso più difficile intrufolarsi su camion e traghetti.

I disastri dell'Occidente generatori di migrazioni

Fra le principali fonti di migranti ci sono la Siria e l'Afghanistan ma in generale tutto il sud del mondo resta una costante fabbrica di migrazioni che non cesseranno e che nel tempo oltre che per problemi economici, di fame e povertà, rischiano di essere messe in moto dalle sempre più precarie condizioni dei territori che sconteranno (e già scontano) i contraccolpi dei cambiamenti climatici.