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La "sfida esistenziale" del clima al centro del G20 a Roma

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Di Redazione italiana, Giorgia Orlandi  Agenzie:  ANSA
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Jill, Joe Biden e Mario Draghi a Palazzo Chigi, durante l'inno americano
Jill, Joe Biden e Mario Draghi a Palazzo Chigi, durante l'inno americano   -   Diritti d'autore  Gregorio Borgia/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

È una sfida "esistenziale" quella del cambiamento climatico. Secondo le prime indiscrezioni, si baserà proprio su questo la bozza della dichiarazione finale del G20, ospitato questo fine settimana a Roma. È il primo vertice dei leader del G20 che si tiene in Italia e il primo incontro in presenza dei capi di Stato e di Governo dall’inizio della pandemia, chiamati a gestire la peggiore crisi a livello globale dalla Seconda Guerra Mondiale.

Si impegneranno a prendere misure urgenti per limitare i danni, proseguendo sulla strada degli accordi di Parigi del 2015 e in vista della Cop26 che si apre a Glasgow domenica.

Le cosiddette tre “P” hanno scandito le priorità da affrontare negli incontri che si sono tenuti nell’anno della presidenza italiana. Ovvero Persone, Pianeta e Prosperità.

Crisi climatica a parte, combattere le diseguaglianze create dall’emergenza sanitaria, ma anche garantire la ripresa economica a livello mondiale sono alcuni dei temi che saranno discussi al vertice.

L’organizzazione del primo summit in presenza dei leader mondiali dall’inizio della pandemia non è stato un compito semplice. Due le assenze di lusso: Cina e Russia. Xi Jinping e Vladimir Putin seguiranno i lavori in videoconferenza.

Per gli altri, appuntamento al centro congressi “La Nuvola” della capitale. Ed è una capitale blindata, con un'area sicurezza presidiata dalle forze dell'ordine nel quartiere dell'Eur e in altre aree del centro, dove è stata istituita anche una no fly zone. Seimila unità, tra polizia, carabinieri e guardia di finanza, vengono schierate per le strade romane.

Al via i bilaterali

In attesa dell'apertura del vertice, quella di venerdì è stata la giornata dei bilaterali. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden è stato accolto in Vaticano da Papa Francesco. Un'udienza calorosa tra i due, con anche diverse risate e durata circa un'ora e mezza. Ben più lunga rispetto a quelle con i suoi predecessori, Obama e Trump. Un colloquio durante il quale si è parlato di clima, Covid, migranti e tutela dei diritti umani.

"Lei è il più grande combattente per la pace che io abbia mai incontrato", ha detto il presidente americano al Pontefice al quale ha regalato una veste liturgica tessuta a mano del 1930, usato dall'ordine dei gesuiti negli Stati Uniti. Bergoglio gli ha invece donato un'opera su ceramica, "Il pellegrino" e dei documenti del Pontificato, tra i quali il Messaggio per la pace e il Documento sulla fratellanza umana.

Nel pomeriggio il Capo di Stato americano ha incontrato poi a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi. I due leader hanno riaffermato la forza dei legami tra Italia e Stati Uniti. "Stai facendo un lavoro straordinario qui! Abbiamo bisogno di mostrare che le democrazie possono funzionare e che possiamo produrre un nuovo modello economico. Tu lo stai facendo", ha detto l'inquilino della Casa Bianca al premier italiano.

Poco dopo, Biden si è recato all'ambasciata francese, dove ha avuto un tête-à-tête con Emmanuel Macron. Un colloquio importante, poiché il primo dopo la crisi dei sottomarini australiani. E proprio in merito, lo statunitense ha riconosciuto che sul caso gli Usa sono stati "maldestri".

"Quello che abbiamo fatto è stato maldestro. Non è stato fatto con molta grazia", ha detto Biden. "Avevo l'impressione che fossero successe certe cose che non erano successe, ma voglio chiarire che la Francia è un partner estremamente, estremamente apprezzato. E una potenza". "Pensavo che la Francia sapesse da molto tempo che l'accordo non sarebbe stato rispettato", ha aggiunto riferendosi all'intesa tra Parigi e Canberra sui sottomarini, cancellata dall'accordo Aukus.

Il Capo di Stato transalpino, dal canto suo, ha detto che ora bisogna guardare al futuro. "Per me, ciò che è importante è che abbiamo costruito durante le ultime settimane delle azioni molto concrete, per rafforzare il partenariato nel Sahel. C'è stato un chiarimento su ciò che significa la difesa europea e come è completamente compatibile con la NATO, ma anche su ciò che significa la sovranità europea e quanto è importante per la sua sicurezza globale. Un chiarimento estremamente importante."

La rescissione da parte dell'Australia di un mega-contratto con la Francia per la fornitura di sottomarini convenzionali a favore di sottomarini nucleari - progettati con l'aiuto di Stati Uniti e Regno Unito - aveva mandato su tutte le furie Parigi, che aveva subito un duro colpo alla sua strategia indopacifica.