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Germania: condannata militante ISIS aguzzina di una bimba yazida

Germania: condannata militante ISIS aguzzina di una bimba yazida
Diritti d'autore AFP
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Di Gioia Salvatori
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La donna non intervenne per salvare la piccola che morì di sete, incatenata sotto al sole presumibilmente da suo marito (ora alla sbarra a Francoforte). La madre della vittima rappresentata da Amal Clooney

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Come può una donna lasciare morire di sete incatenata sotto il sole una bambina di 5 anni? Come può, una volta che la piccola è morta, dire alla madre "smetti di piangerla o ti uccido", come è sato raccontato al processo. Eppure la stessa donna, militante dell'Isis, condannata a 10 anni dalla corte d'appello di Monaco questo lunedì, al momento della sentenza si è disperata: ha cercato gli occhi del suo avvocato e si è presa la testa tra le mani. E` la banalità del male contenuta in storie tanto sconcertanti, quanto terribili. La donna allora trentenne, tedesca, si recò in Iraq e sposò un militante dell'ISIS ora alla sbarra a Francoforte; si suppone che fu l'uomo, la giustizia deve ancora accertarlo, che decise di torturare la bimba appartenente alla minoranza yazida, perché aveva bagnato il letto, sua moglie omise il soccorso. Mamma e figlia erano vittime, schiave e perseguitate, come tante altre persone di minoranza yazida, dei militanti dell'Isis nel Califatto. Gli yazidi erano milioni, dopo quello che può essere definito il loro genocidio, in Iraq ne sono restati 400mila.

La vittima rappresentata da Amal Clooney

Ma la madre della piccola lasciata morire, rappresentata da Amal Clooney, l'ha denunciata e ora un processo storico la condanna per crimini contro l'umanità, appartenenza ad un'associazione terroristica e tentato omicidio. Per la sposa dell'Isis la procura aveva chiesto l'ergastolo.

Ogni sopravvissuto con cui io abbia parlato aspetta la stessa cosa: che i carnefici rispondano dei loro reati contro gli yazidi, in particolare contro donne e bambini
Nadia Murad
premio Nobel per la pace

 Sul processo è intervenuta anche Nadia Murad, premio Nobel per la pace: "Ogni sopravvissuto con cui io abbia parlato, aspetta la stessa cosa. Che i carnefici rispondano dei loro reati contro gli yazidi, in particolare contro donne e bambini, e che vengano portati davanti al tribunale perché i loro delitti siano perseguiti".

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