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Torri gemelle, 20 anni dopo: Iraq e Afghanistan, ne è valsa la pena?

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Di Euronews
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Torri gemelle, 20 anni dopo: Iraq e Afghanistan, ne è valsa la pena?
Diritti d'autore  AFP
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Gil Barndollar è un esperto della Difesa statunitense, un cosiddetto "think tank", un pensatore sulla politica estera e la strategia militare.

Fu inviato in Afghanistan e Guantanamo per conto della Marina militare: nell'aprile di quest'anno, ha scritto sul Wall Street Journal: Afghanistan: We Can Always Go Back (Si può sempre tornare indietro).

Euronews lo ha intervistato per valutare se, a 20 anni di distanza dall'assalto alle Torri gemelle, siano state compiute le scelte giuste.

Dopo gli attacchi dell'11 settembre, gli Stati Uniti sono entrati in guerra contro il terrorismo: invadere l'Iraq e l'Afghanistan è stata la risposta migliore dopo questi attacchi?

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"È molto chiaro che questa non è stata la risposta migliore dopo questi attacchi: non credo che nessuno possa considerare, 20 anni dopo l'11 settembre, queste guerre se non alla stregua di un fallimento.

Gli Stati Uniti hanno speso circa 6,5 trilioni di dollari, probabilmente di più, 7.000 soldati americani sono stati uccisi, centinaia di migliaia di civili sono morti durante queste guerre che hanno lasciato questi Paesi in rovina.

Il ritiro delle truppe statunitensi dall'Afghanistan era quasi predeterminato, già anni fa: il modo in cui è successo è stato ovviamente umiliante per gli Stati Uniti, non credo si possano vedere queste guerre come la migliore risposta agli attacchi agli Stati Uniti".

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Cosa pensa degli ultimi 20 anni di guerra, terminati con il ritorno al potere dei talebani poco prima che le truppe statunitensi lasciassero il Paese il mese scorso?

"Penso che questo dimostri 20 anni di arroganza e cecità da parte degli Stati Uniti: all'inizio, ci siamo andati con un numero abbastanza limitato di obiettivi, primo dei quali era esautorare i talebani, dare loro una lezione ed eliminare Al-Qaeda.

Tutto questo è successo, anche se Bin Laden non è stato catturato nei primi sei o otto mesi: qualunque cosa sia accaduta dopo, c'è un solo modo per definirla, è stato un disastro.

In Afghanistan, gli Stati Uniti hanno cercato di costruire uno Stato stabile, centralizzato, in un certo senso occidentalizzato, ed è stato un totale fallimento: queste ambizioni erano comunque irrealizzabili fin dall'inizio".

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Gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero tornare in Afghanistan prima o poi?

"Beh, ho anche scritto in proposito, ma... l'unico motivo per tornare in Afghanistan sarebbe eliminare i terroristi transnazionali, che hanno sia l'intento che il potere di colpire gli Stati Uniti: a parte questo, non c'è motivo per le truppe statunitensi di tornare in Afghanistan.

Puoi morderti le dita ed essere inorridito da molte cose che sono accadute lì e che, senza dubbio, accadranno in futuro quando i talebani controlleranno il Paese, ma non importa quanto sia terribile: che si tratti dei diritti delle donne, delle minoranze, della repressione interna, niente di tutto questo è di vitale interesse per gli Stati Uniti".

Su cosa dovrebbe concentrarsi d'ora in poi la lotta al terrorismo sul suolo americano?

"Penso che dobbiamo proteggere gli Stati Uniti dall'interno, non sto parlando di un nuovo 'patriot act' o di altri attacchi alle libertà dei cittadini americani: una delle peggiori risposte dopo l'11 settembre è stata l'aumento della sorveglianza sulla nostra gente, nuove prerogative delle forze dell'ordine senza che se ne rendessero conto.

Dobbiamo concentrarci sulla protezione degli americani negli Stati Uniti, abbiamo molti strumenti per farlo: il mondo è molto diverso da 20 anni fa, per parafrasare uno dei nostri ex presidenti, John Quincy Adams, 'Non c'è motivo di andare all'estero alla ricerca di mostri da distruggere'".