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Ungheria, Il Parlamento Ue potrebbe portare la Commissione davanti alla Corte

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Di Aida Sanchez Alonso
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Ungheria, Il Parlamento Ue potrebbe portare la Commissione davanti alla Corte
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Non si placa la lite istituzionale tra Parlamento e Commissione europea. Il pomo della discordia è ancora una volta l'Ungheria e la sua deriva illiberale. L'Eurocamera si dice pronta a portare la Commissione davanti alla Corte di Giustizia europea se non applicherà al più presto la clausola di condizionalità contro Budapest, meccanismo che di fatto congelerebbe i soldi del Recovery fund. Due mesi fa il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, aveva inviato una lettera alla presedente Ursula von der Leyen per chiederle di agire in fretta contro il governo di Victor Orban, accusato quasi unanimamente di omofobia dai leader europei, per la recente legge che impedisce, tra le altre cose, qualsiasi riferimento all'omosessulità nelle scuole.

A Bruxelles sono in molti a voler vedere più azioni e meno parole contro il governo ultraconservatore magiaro. Tra gli eurodeputati più agguerriti, spicca l'ecologista tedesco Daniel Freund: "Se la Commissione europea non dovesse reagire in tempi brevi ci saranno delle conseguenze legali a questa inerzia. E vi assicuro che non proviamo alcun piacere a citare in giudizio la Commissione europea - rassicura Freund - ma bisogna difendere lo stato di diritto nell'Unione europea. Ora la palla ripassa nelle mani della von der Leyen che fa ancora in tempo a cambiare idea e agire per difendere lo stato di diritto ".

Il meccanismo di condizionalità è stato introdotto lo scorso gennaio insieme al pacchetto di aiuti da oltre 750 miliardi di euro di stimoli per reagire alla pandemia. La Commissione vorrebbe usarlo come estrema ratio. Ma il parlamento non transige.

"La clausola di condizionalità – ricorda ancora Freund – ha alle spalle un intensissimo lavoro parlamentare fatto da gruppi eterogenei che spaziano dai conservatori all'estrema sinistra. Ha ottenuto il volto di oltre due terzi dell'Eurocamera. Non vedo perché ora dovremmo cancellare tutto con colpo di spugna. Siamo stati molto chiaro su questo quel che volevamo, restiamo fedeli a questa scelta proseguiamo su questa strada".

Il Parlamento europeo ha due mesi per procedere all'azione legale. Se la Commissione europea dovesse decidere di non agire contro Budapest, potremmo vedere le due istituzioni comunitarie l'una contro l'altra davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea.