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E il tennis, allora? Wembley e Wimbledon vedono azzurro, ma a Londra si celebra solo il calcio

Di Diego Malcangi
Sfida di racchette sull'erba di Wimbledon.
Sfida di racchette sull'erba di Wimbledon.   -   Diritti d'autore  Alberto Pezzali/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
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Da Wimbledon a Wembley ci vuole una quarantina di minuti in auto: possiamo immaginare un po' di più, in un giorno in cui le due località alle porte di Londra ospitano le finali del principale torneo di tennis e del torneo continentale di calcio.

La cosa straordinaria, in tutto questo, non è tanto la coincidenza cronologica dei due tornei - lo sarebbe semmai il fatto che avvenga dopo che varie autorità sportive e politiche europee si erano dette contrarie alla disputa a Wembley della finale di Euro2020, per via della nuova fiammata di Delta, cioè di Covid -: è che per la prima volta nella storia la stessa nazione si gioca due grandi finale di diversi tornei nella stessa città e nello stesso giorno.

La cosa ancor più straordinaria, per quanto ci riguarda, risiede naturalmente nel fatto che quella nazione - la prima nella storia - sia l'Italia: Berrettini a Wimbledon alle 15, gli azzurri a Wembley alle 21.

Due sport peraltro più o meno inventati dagli Inglesi, ed è quindi ancora più bello che le due finali si svolgano in Inghilterra.

Se la forza degli Azzurri nel calcio - pur con fisiologici alti e bassi - era nota, nel tennis si tratta di una nuova era. Berrettini è il primo italiano in finale a Wimbledon, ma viene dalla vittoria al Queen's, mentre Sonego era in finale a Eastbourne, di Sinner e Musetti si parla ovunque, e sotto sotto covano altre nuove leve.

L'exploit di Francesca Schiavone al Roland Garros, poi Sara Errani, poi la storica finale Pennetta-Vinci allo US Open del 2015... Una fase di grandezza del tennis italiano si era avuta, non casuale ma legata a una singola generazione: finite loro, finita l'ondata rosa.

Ora si tratta invece del risultato di diversi fattori, di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, ma sul fondo c'è programmazione, c'è impegno anche istituzionale, e c'è investimento. La federazione tennistica internazionale è guidata da un italiano, non avviene per caso e se durante il suo mandato emerge il tennis italiano con esponenti di diverse generazioni è perché l'attività di lobbying è stata accompagnato da forti impegni anche istituzionali.

Ci saremmo quindi aspettati che non solo a Wembley, ma anche a Wimbledon, fossero presenti le massime istituzioni italiane: cosa che non avverrà.

Si sa da tempo che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarà stasera sugli spalti di Wembley. Ma non sarà a Wimbledon.

Abbiamo allora chiesto all'Ambasciata d'Italia a Londra se ci sarà Draghi, che sappiamo essere appassionato di tennis, o altri alti esponenti.

Ci hanno risposto che ci sarà solo l'ambasciatore italiano, Raffaele Trombetta. Ma, ci hanno assicurato, non dipende da scarsa attenzione: "le autorità italiane avrebbero voluto assistere all'impresa storica di Matteo Berrettini". È colpa del Covid: le autorità britanniche hanno imposto dieci giorni di quarantena per chi arrivi dall'estero, e questo rende impossibile qualunque presenza italiana d'alto livello (benché sia già alto il livello dell'Ambasciatore, naturalmente).

Ci sarebbe piaciuto vedere un convoglio con bandierine tricolori in transito sulla tangenziale londinese, con Mattarella prima a Wimbledon e poi a Wembley, ma questo era evidentemente impossibile. Peccato, perché si finisce per dare l'impressione di una colpevole disattenzione verso uno sport in cui l'Italia ora eccelle.

Solo l'impressione, però, e solo temporanea: si è poi saputo che, pur sconfitto, Berrettini sarà ricevuto a Palazzo Chigi per un meritato ringraziamento da parte di Mario Draghi. Un riconoscimento che va a lui, ma anche a tutto il movimento tennistico italiano.