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Un mese di proteste in Colombia. Anche il teatro si mobilita contro la violenza

Con uno spettacolo teatrale che racconta il dolore delle madri alla perdita di un figlio, le associazioni femministe di Bogotà si sono riunite per denunciare le violenze subite dai manifestanti per mano della polizia in Colombia.

Elizabeth Quinonez è una delle organizzatrici della manifestazione e portavoce del Comitato di sciopero nazionale:

"Siamo qui perché le nostre madri non debbano stare in prima linea a prendere il posto dei figli che sono caduti, uccisi dall'Esmad (squadra antisommossa colombiana)".

Magda González ha preso parte allo spettacolo: "In questo momento - spiega - madri, sorelle, parenti dei giovani che volevano manifestare per i loro diritti non sanno che fine abbiano fatto i loro cari. È questo che abbiamo voluto esprimere attraverso l'arte".

Un mese di proteste

Da un mese la Colombia è scossa da proteste antigovernative, duramente represse dalle forze dell'ordine. A inizio maggio il Difensore civico del Paese ha dichiarato che in cinque giorni sono stati uccisi almeno 18 civili e un poliziotto, mentre i feriti sono 846.

Il movimento era iniziato in opposizione a una riforma fiscale poi ritirata dal governo di Ivan Duque. A fronte delle migliaia di persone scese in strada, il governo ha inviato l'esercito a pattugliare le città. Soprattutto a Cali, la terza città della Colombia ed epicentro dei disordini.

Il 4 maggio, le Nazioni Unite e l'Unione Europea hanno condannato l'eccessiva forza usata dalle forze di sicurezza.

Movimento ampio

Il 5 maggio, i manifestanti sono tornati in strada per una protesta di ampio respiro, contro le politiche del governo Duque in materia di sanità, istruzione e sicurezza, oltre a protestare contro la violenza dell'esercito. La polizia ha impedito a un gruppo di entrare al Congresso.

Il giorno seguente, il governo ha invitato i leader della protesta ad aprire un colloquio con l'esecutivo, ma per tutta risposta sono state convocate nuove manifestazioni.

Trasloca anche la Coppa

Il 20 maggio, la federazione Conmebol ha cancellato l'indicazione della Colombia come co-ospite della Copa America 2021, la più grande competizione calcistica del Continente, citando "ragioni relative al calendario internazionale e alla logistica del torneo".

Il 23 maggio, Papa Francesco ha esortato a un "dialogo serio", difendendo il diritto alla protesta pacifica in Colombia.