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L'incubo di Marta, detenuta a Londra nel caos post-Brexit

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Di Rachael Kennedy  & Nadine Abdel-Hamid
Le regole per il visto diventano spesso ambigue per i cittadini comunitari
Le regole per il visto diventano spesso ambigue per i cittadini comunitari   -   Diritti d'autore  Copyright Charlie Riedel/AP

Giuseppe Pichierri aspettava l'arrivo di sua cugina Marta all'aeroporto londinese di Heatrow.

Con lui c'era suo figlio di quattro anni: nelle mani, un palloncino e dei disegni che aveva dipinto per festeggiare l'arrivo a Londra della zia e la prima estate con la sua famiglia allargata.

Ma all'appuntamento Marta non è mai arrivata.

"Aspettavano e aspettavano che uscisse", ha ricordato la moglie di Pichierri, Jennifer.

Matt Dunham/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
Giuseppe aspettava Marta agli arrivi internazionali, ma la ragazza non ha mai varcato l'uscitaMatt Dunham/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

"L'ultimo messaggio lo hanno ricevuto quando lei stava aspettando di passare attraverso i gate dell'immigrazione. Quella è stata l'ultima volta che l'hanno sentita".

Mentre Pichierri e suo figlio continuavano ad aspettavare, Marta Lomartire, una cittadina italiana di 24 anni, si sentiva spiegare dalla Border Force britannica che non avrebbe potuto entrare in Regno Unito.

"Ero contenta di essere arrivata in Inghilterra", ha detto la ragazza a Euronews.

"Pensavo che il mio primo viaggio sarebbe stato una bella esperienza, ma il risultato è stato del tutto inaspettato".

Marta era a Londra per imparare l'inglese e aiutare a badare ai figli dei Picherris come ragazza "alla pari", mentre i genitori erano al lavoro. Entrambi sono dipendenti del Servizio sanitario nazionale: Jennifer è un'infermiera, Giuseppe un consulente microbiologo.

La ragazza aveva passato parecchio tempo a mettere insieme tutta la documentazione che le era stato detto servisse, ma che a quanto pare non era sufficiente. Così, la 24enne si è ritrovata di colpo in un ufficio dove è stata interrogata e le sono state perquisite le borse.

Marta è stata poi portata in un centro di detenzione e quindi alloggiata in una stanza che conteneva tre letti e aveva sbarre alle finestre. Una porta di sicurezza, che dava sulla stanza, è stata lasciata aperta.

Qui le hanno comunicato che il suo rimpatrio in Italia era previsto per il giorno seguente.

"Mi è stata concessa una telefonata prima che il mio telefono e i miei effetti personali fossero sequestrati", racconta

"Se si fosse trattato di cittadini del Regno Unito..."

Decine di cittadini comunitari sono stati fermati al confine nelle ultime settimane a causa di malintesi sui nuovi requisiti di ingresso entrati in vigore dopo la Brexit.

Tra loro, viaggiatori provenienti da Germania, Grecia, Italia, Romania, Portogallo, Bulgaria e Spagna, arrivati in Regno Unito per colloqui di lavoro o per accettare un impiego estivo.

La Commissione europea ha detto a Euronews di aver sollevato la questione con Londra e con altri stati membri.

Per i funzionari europei, la detenzione e la deportazione di cittadini europei è "grossolanamente sproporzionata".

"Ci sarebbe giustamente indignazione se ricambiassimo i cittadini britannici con lo stesso trattamento", ha detto Dacian Ciolos, presidente di Renew Europe, il gruppo politico liberale dell'UE.

Nel frattempo, the3million, un'organizzazione che si occupa di promuovere gli interessi dei cittadini comunitari in Regno Unito, ha detto a Euronews che, più che una misura di routine, la detenzione e la deportazione dovrebbero rappresentare l'ultima risorsa.

"Queste misure draconiane sono anche estremamente preoccupanti per i cittadini dell'UE che sono coinvolti nell'enorme arretrato di richieste di status - molti sono preoccupati di non essere in grado di dimostrare il loro diritto di essere nel Regno Unito al confine", ha detto il gruppo.

Araniya Kogulathas è un avvocato e responsabile legale della ONG Bail for Immigration Detainees, un ente che contesta la detenzione degli immigrati nel Regno Unito. A Euronews spiega che c'è una mancanza di chiarezza circa la necessità di richiedere il visto prima di entrare nel Regno Unito.

"Se si guarda il sito web del governo britannico, si può accedere alle regole sull'immigrazione e sono molto chiare sul fatto che si può partecipare a colloqui di lavoro o a conferenze di lavoro", illustra, aggiungendo che "proprio i cittadini che vengono a fare queste cose vengono poi trattenuti al confine e viene loro rifiutato l'ingresso, dicendo loro che devono richiedere un visto di lavoro. C'è incoerenza e mancanza di chiarezza, e il risultato è che le persone vengono private della loro libertà".

Alla pari

La famiglia di Marta era preoccupata dei cambiamenti dovuti a Brexit prima del suo arrivo e ha detto di aver fatto del suo meglio per raccogliere le informazioni corrette sul visto.

Jennifer ha detto che le era stato assicurato da un deputato locale che Marta poteva entrare nel paese per sei mesi come ragazza alla pari.

"Onestamente credevo ci dovesse essere un visto. Lui ci ha rassicurato del contrario", racconta.

Matthias Schrader/AP
A decine di cittadini comunitari viene negato il visto per via di malintesi sulle nuove regoleMatthias Schrader/AP

"L'Italia, per quanto ho capito, aveva cercato di trovare un accordo reciproco".

Secondo il dipartimento britannico per l'immigrazione, un au pair non è considerato un dipendente se soddisfa la maggior parte delle condizioni elencate in una lista di controllo.

Queste includono clausole come avere una lettera d'invito firmata dalla famiglia ospitante, imparare la cultura e la lingua britannica, e svolgere 30 ore a settimana di lavori domestici leggeri e di cura dei bambini.

Ma il regolamento dice anche che un au pair non può lavorare con un visto da visitatore se visita il Regno Unito per sei mesi o meno.

La British Au Pair Agencies Association (BAPAA), a cui fa riferimento il governo britannico, aggiunge che l'assunzione di au pair europee senza un appropriato status di pre-insediamento è ora "illegale".

L'associazione sta anche chiedendo un sostegno urgente per la sua campagna che mira a riaprire un percorso specifico per le ragazze alla pari - pena l'arrivo di "una crisi di assistenza all'infanzia".

Per i familiari di Marta, l'esperienza è stata "un modo spaventoso di trattare chiunque".

Ma non si tratta di un caso isolato.

"Questo è il modo in cui i servizi di immigrazione hanno trattato le persone per decenni, ma ora sta succedendo agli europei", dice Jennifer.

"Mi sento un po' responsabile essendo il membro britannico della famiglia. Quando è successo la prima volta, abbiamo pensato che doveva essere un errore. Pensavamo di essere stati sfortunati e che fosse un terribile errore. Ma la faccenda è diventata sempre più surreale".

"Come una prigione"

Erano le 3 del mattino quando Marta è stata portata al centro di detenzione, e una volta lì ha creduto di essere stata portata in prigione.

"La cosa che mi rimane impressa è che lei è un membro della nostra famiglia, i nostri figli le vogliono bene e non vedevano l'ora di passare del tempo con lei; hanno passato tutta l'estate scorsa con lei", ha detto Jennifer.

Rispondendo alle preoccupazioni sui problemi di visto per le ragazze alla pari, il Ministero dell'Interno del Regno Unito ha detto: "I cittadini dell'UE sono nostri amici e vicini e tali vogliamo rimangano tali; ed è per questo che hanno tempo fino al 30 giugno per fare domanda per l'EU Settlement Scheme se erano residenti nel Regno Unito prima del 31 dicembre 2020".

"Per coloro che non erano residenti prima di questa data, come il pubblico si aspetta, richiediamo che venga provato il diritto a vivere e lavorare nel Regno Unito".

Markus Schreiber/AP2011
Marta dice che l'esperienza l'ha lasciata con l'amaro in bocca, ma non esclude l'idea di venire di nuovo nel Regno Unito un giornoMarkus Schreiber/AP2011

Tornata in Italia, Marta dice che c'è un 50% di possibilità che provi ad andare di nuovo nel Regno Unito.

"Sono terrorizzata perché non è stata una bella esperienza", ha detto.

"Sicuramente non mi sono sentita accolta, ma non mi sento nemmeno di escludere l'opportunità di tornare, anche se al momento non voglio".

"So di non aver fatto assolutamente nulla di male. Ho anche i miei cugini lì, quindi mi piacerebbe solo essere in grado di tornare per trascorrere del tempo con loro".

"È stata un'esperienza che doveva essere bella e lasciare un bel ricordo. Si è trasformata in qualcosa di molto brutto che mi ha lasciato addosso parecchia tristezza".