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Perché la Danimarca è accusata di voler dirottare rifugiati in Ruanda

settembre 2020: a Copenhagen si manifesta in solidarietà con i migranti del campo di Moria, in Grecia
settembre 2020: a Copenhagen si manifesta in solidarietà con i migranti del campo di Moria, in Grecia   -   Diritti d'autore  Emil Helms/AP
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Un altro tassello potrebbe aggiungersi alla strategia con cui il governo danese sembra cercare un crescente disimpegno riguardo al problema dei richiedenti asilo.

L'ipotesi nasce dal "Memorandum d'intesa sulla cooperazione in materia di asilo e migrazione" che il Ministro degli Affari Esteri danese Mattias Tesfaye ha firmato lo scorso mercoledì durante una visita in Ruanda.

Seppure il documento non delinea alcun chiaro piano in proposito, la sua formulazione ha già dato adito a preoccupazioni circa il fatto che Copenhagen intenda chiedere al governo ruandese di prendere in carico una parte dei suoi rifugiati.

Nel memorandum, i due paesi condannano l'attuale sistema di asilo, bollandolo come un istituto "ingiusto e immorale" che incentiva "bambini, donne e uomini a intraprendere viaggi pericolosi lungo le rotte migratorie, mentre i trafficanti di esseri umani guadagnano fortune".

"È necessario trovare nuovi modi per affrontare le sfide della migrazione - si legge nel documento - promuovendo un sistema di asilo più equo e umano basato su un approccio globale"

Tale sistema, secondo quanto scritto nel memorandum, dovrebbe affrontare le cause alla radice della migrazione irregolare, fornendo una migliore protezione dei rifugiati nelle zone di conflitto e aumentando l'assistenza alle "nazioni ospitanti e ai paesi di origine e di transito". Nel testo si sottolinea inoltre la sostanziale correttezza "della visione del governo danese, in base alla quale il trattamento delle domande di asilo dovrebbe avvenire al di fuori dell'Unione europea al fine di rompere la struttura di incentivi al sistema di asilo attuale".

"Spostare le procedure d'asilo"

Proprio questa linea, insieme all'intenzione precedentemente annunciata dal governo di "spostare le procedure di asilo fuori dall'Unione", ha scatenato i sospetti di analisti e organizzazioni umanitarie come Amnesty International, che si è rivolta alla Danimarca dichiarando che "spostare la responsabilità di proteggere i rifugiati" sarebbe un "nuovo sprofondo".

In una dichiarazione rilasciata all'inizio di quest'anno, Tesfaye aveva detto che la Danimarca aveva identificato "una buona manciata" di paesi che potrebbero aiutare la nazione europea a portare a compimento la sua ambizione a trattare "i casi di asilo e la protezione dei rifugiati fuori dai confini europei".

"In questo modo - dichiarò Tesfaye - non ci sarebbe più alcuna ragione di pagare i trafficanti di esseri umani per un posto sul gommone". "E non dovremmo più spendere 300.000 corone l'anno per ogni singolo richiedente asilo respinto che si rifiuta di tornare a casa".

"Vediamo opportunità di entrare in cooperazione con una buona manciata di paesi - aveva detto il ministro - e abbiamo iniziato un dialogo più concreto con alcuni di loro".

Ciò che rimane poco chiaro, tuttavia, è se il Ruanda sia uno di questi.

"L'idea che i paesi ricchi possano pagare per sfuggire ai loro obblighi internazionali, privando le persone in cerca di asilo del diritto di avere le loro richieste considerate in Danimarca, è profondamente preoccupante", ha dichiarato in proposito Nils Muižnieks, direttore Europa di Amnesty International.

Amnesty e altri gruppi che si occupano di immigrazione e diritti umani si erano già espressi contro la recente decisione della Danimarca di dichiarare sicuro il ritorno a casa dei rifugiati siriani provenienti da Damasco.

Notando che la Danimarca ha ricevuto poco più di 1.500 richieste di asilo l'anno scorso, il numero più basso in due decenni, Amnesty ha invitato i suoi sostenitori a scrivere a Tesfaye per chiedere la protezione continua dei rifugiati siriani nel paese.

"Stretta collaborazione" sull'asilo

Nel frattempo, interrogati circa le loro intenzioni di dirottare una parte dei profughi in Ruanda, i portavoce del ministero degli esteri e dell'immigrazione danesi sono sembrati minimizzare le preoccupazioni.

In una dichiarazione inviata a Euronews, un portavoce del ministero dell'Immigrazione non ha affrontato direttamente la questione delle reali implicazioni del memorandum, asserendo invece che il viaggio della scorsa settimana era incentrato sul rafforzamento "delle relazioni bilaterali che Danimarca e Ruanda hanno sviluppato negli ultimi anni".

Il portavoce ha detto che i due paesi hanno firmato accordi che "esprimono un interesse reciproco in una più stretta cooperazione in materia di asilo e migrazione e nell'ampliare le consultazioni politiche sulla cooperazione allo sviluppo".

Entrambi i paesi, hanno detto di riconoscere che questi sono "accordi non vincolanti, ma costituiscono un quadro per rafforzare la futura cooperazione", aggiungendo che "i due governi discuteranno per individuare aree specifiche in cui la cooperazione può essere rafforzata".

Un portavoce del Ministero degli Affari Esteri, nel frattempo, ha detto a Euronews che sarebbe una speculazione suggerire che gli accordi presi potrebbero portare ad accogliere i rifugiati in Ruanda.