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Come Davide e Golia: Epic trascina in tribunale l'app store di Apple

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Di Antonio Michele Storto  Agenzie:  AP
l'ingresso di un negozio Apple a Brooklyn, New York
l'ingresso di un negozio Apple a Brooklyn, New York   -   Diritti d'autore  Kathy Willens/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Ad appena qualche giorno dal contenzioso sollevato da Bruxelles sulla violazione delle norme antitrust, Apple si trova ad affrontare una delle sue sfide legali più serie degli ultimi anni.

Un processo che, negli Stati Uniti, minaccia di scompaginare il ferreo controllo sul suo app store, che porta ogni anno miliardi di dollari nelle casse dell'azienda di Cupertino, fornendo applicazioni e contenuti a più di un miliardo e mezzo di dispositivi tra iPhone, iPad e altre tecnologie proprietarie.

A portare il caso a una corte federale è stata Epic Games, società creatrice del popolare videogioco Fortnite. Epic vuole rovesciare il cosiddetto walled garden (ovvero un ecosistema digitale chiuso, che rende difficile fruire di servizi prodotti da determinate società esterne) dell'app store , che Apple ha iniziato a costruire 13 anni fa come parte di una strategia ideata dal co-fondatore Steve Jobs.

Epic accusa Apple di aver trasformato quella che era nata come una minuscola vetrina digitale in un monopolio illegale che drena una fetta significativa di guadagni che spetterebbero ai creatori delle app per dispositivi mobile. Apple trattiene una commissione che varia dal 15% al 30% sugli acquisti fatti all'interno dello store, sia che si tratti di servizi digitali, giochi o abbonamenti.

Ma l'azienda di Cupertino per ora respinge seccamente le accuse.

Come Davide e Golia

La formula di grande successo di Apple ha contribuito a trasformare la società in una delle più redditizie al mondo, con un valore di mercato che ora raggiunge i 2.200 miliardi di dollari.

Epic è gracile in confronto, con un valore di mercato stimato in 30 miliardi di dollari. Le sue aspirazioni espansive dipendono in gran parte proprio dal progetto di offrire un app store alternativo su iPhone. L'azienda del North Carolina vuole anche liberarsi dalle commissioni di Apple. Epic dice di aver rimpinguato le casse di Apple con centinaia di milioni di dollari, prima che questa espellesse Fortnite dal suo app store lo scorso agosto, dopo che Epic aveva aggiunto un sistema di pagamento che aggirava Apple.

Epic ha quindi citato Apple, dando il via a una tenzone legale che potrebbe gettare nuova luce sulla gestione del suo app store da parte dell'azienda di Cupertino.

Sia il CEO di Apple Tim Cook che il CEO di Epic Tim Sweeney testimonieranno in un'aula di tribunale federale di Oakland, California, che sarà allestita per consentire la distanza sociale e richiederà misure di protezione facciale in ogni momento.

Nessuna delle due parti ha voluto un processo con giuria, lasciando la decisione al giudice distrettuale degli Stati Uniti Yvonne Gonzalez Rogers, la quale sembra già sapere che, qualunque sia la sua sentenza, verrà probabilmente impugnata, data la posta in gioco.

Monopolio de facto?

Gran parte delle prove ruoteranno intorno ad argomenti arcani ma cruciali sulle definizioni del mercato.

Epic sostiene che l'iPhone è diventato così radicato nella società che il dispositivo e il suo ecosistema si sono trasformati in un monopolio che Apple può sfruttare per arricchirsi ingiustamente e ostacolare la concorrenza.

Apple, dal canto suo, obietta di dover affrontare una concorrenza significativa da varie alternative ai videogiochi su iPhone. Per esempio, sottolinea che circa 2 miliardi di altri smartphone non eseguono il software dell'iPhone e non lavorano con il suo app store - principalmente quelli che si basano sul sistema Android di Google.

Ma Epic ha intentato una causa separata anche contro Google, accusandola di aver truffato illegalmente le applicazioni attraverso il proprio app store per i dispositivi Android.

"Strategia disperata"

Per questo Apple intende rappresentare Epic come una società alla disperata ricerca di fonti di reddito, oltre all'ormai anziano Fortnite. La società di Cupertino che Epic vuole semplicemente "scroccare" servizi da un ecosistema su cui ha investito più di 100 miliardi di dollari negli ultimi 15 anni.

Le entrate dell'app store di Apple sono stimate tra i 15 e i 18 miliardi di dollari l'anno. Apple contesta queste cifre, anche se non ha rivelato pubblicamente i propri profitti, affrettandosi invece a sottolineare che non raccoglie un centesimo dall'85% delle app nel suo negozio.

Le commissioni che intasca, secondo il gigante tech, sono un modo ragionevole per l'azienda di recuperare il suo investimento mentre finanzia un processo di revisione delle app che definisce essenziale per preservarne la sicurezza insieme a quella dei relativi utenti. Circa il 40% delle 100.000 app presentate per la revisione ogni settimana vengono rifiutate per qualche tipo di problema, secondo Kyle Andeer, il responsabile della conformità di Apple.

"Strategia mascherata"

Epic cercherà di dimostrare che Apple usa la questione della sicurezza per mascherare la sua vera motivazione, ossia mantenere un monopolio che strappa ingiusti profitti ai produttori di app che non potrebbero ormai permettersi di non essere disponibili su iPhone.

Ma la battaglia che si appresta ad affrontare la piccola azienda potrebbe essere tutta in salita. Lo scorso autunno, il giudice ha espresso un certo scetticismo in tribunale prima di negare la richiesta di Epic di reintegrare Fortnite sull'app store di Apple in attesa dell'esito del processo. A quel tempo, Gonzalez Rogers ha affermato che le rivendicazioni di Epic erano "ai margini della frontiera del diritto antitrust".

Il processo dovrebbe durare per la maggior parte del mese di maggio, con la decisione che arriverà nelle settimane successive.