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Recovery plan: chi l'ha consegnato, cosa fa l'Italia e cosa gli altri

Il commissario europeo per i negoziati di allargamento Johannes Hahn parla durante una conferenza stampa su Next Generation EU,  Bruxelles, 14 aprile 2021.
Il commissario europeo per i negoziati di allargamento Johannes Hahn parla durante una conferenza stampa su Next Generation EU, Bruxelles, 14 aprile 2021.   -   Diritti d'autore  John Thys/AFP or licensors
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Il momento è ormai arrivato: alla mezzanotte di stasera, 30 aprile, scadranno i termini fissati da Bruxelles per la presentazione dei piani di ripresa e riforma da parte dei 27 stati membri.

Di fatto, però, saranno in molti a tagliare il traguardo oltre i tempi stabiliti. Sono otto, in tutto, i paesi che non hanno ancora ratificato in parlamento il NextGenerationEU: se in Finlandia la bagarre parlamentare ha addirittura rischiato di sfociare in aperta crisi di governo, la maggior parte di questi -come Polonia, Austria, Irlanda, Ungheria ed Estonia - non ha nemmeno ipotizzato una data di consegna per il piano.

I testi consegnati, in effetti, sono soltanto sei al momento, ovvero quelli di Portogallo, Grecia, Francia, Germania, Spagna e Slovacchia. Altri - incluso quello italiano, ormai pronto dopo il passaggio in consiglio dei ministri - dovrebbero aggiungersi in giornata portando il totale a una dozzina circa.

Quando saranno disponibili gli aiuti

L'efficacia e la completezza di ciascun piano sarà valutata dalla Commissione - attraverso un sistema di rating - che dovrà valutare l'aderenza agli obiettivi e alle linee guida stabilite per tutti, prima di poter stanziare gli aiuti.

Ciascuno Stato ha tutto l'interesse a consegnare al più presto possibile, perché altro tempo sarà poi necessario per accedere alla prima tranche.

La valutazione di ogni piano da parte della Commissione può durare infatti fino a due mesi; dopodiché ai rispettivi Stati verrà inviata una controproposta, con le eventuali osservazioni della Commissione, che entro un mese potrà poi essere approvata in Consiglio.

L'approvazione di Bruxelles è di fondamentale importanza, perché saranno comunque gli Stati membri a dover anticipare i fondi, dei quali potranno poi chiedere il rimborso se rispetteranno, oltre alle linee di indirizzo già stabilite, anche una serie di obiettivi intermedi che saranno rivalutati con cadenza semestrale.

Cosa chiedeva l'Europa agli Stati

Le linee di indirizzo per l'impiego degli aiuti sono state espresse in maniera piuttosto chiara da Bruxelles.

In cima alle priorità di spesa ci sono transizione verde e digitale, alle quali andranno rispettivamente dedicate non meno del 37% e del 20% delle risorse.

Per quanto riguarda le riforme, la priorità per Bruxelles dovranno essere i sistemi previdenziali, il mercato del lavoro (con occupazione giovanile e femminile in testa) , il sistema imprenditoriale, lo snellimento delle pubbliche amministrazioni e gli appalti pubblici

Cosa c'è nei piani presentati finora

Secondo molti commentatori, a mancare finora in quasi tutti i testi presentati è un piano di riforme realmente incisivo.

Portogallo e Slovacchia hanno dato grande spazio ad interventi di edilizia popolare, per ovviare a un'emergenza casa che soprattutto in Portogallo si fa sempre più pressante. L'esecutivo socialista guidato da António Costa ha destinato quasi il 50% delle risorse a welfare, sanità e politiche sociali, mentre un altro 8% è stato destinato al comparto della cultura.

Grande spazio alla trasformazione digitale è stato dato invece dalla Grecia, che punta soprattutto a migliorare le sue infrastrutture logistiche e turistiche grazie a una massiccia implementazione di fibra ottica a 5G. Massicci investimenti in questo senso dovrebbero essere destinati anche all'istruzione, una voce di spesa messa in preventivo anche dalla Germania, che - in linea con quanto chiesto da Bruxelles - vorrebbe anche migliorare l'efficienza energetica in alcune migliaia di edifici abitativi da ristrutturare.

Per la Francia, una nota dolente potrebbe essere l'assenza, almeno momentanea, di un progetto di riforma delle pensioni, chiesta a gran voce da Bruxelles, ma sulla quale l'Eliseo si scontra ormai da oltre due anni con le parti sociali.

Decarbonizzazione e elettrificazione, in particolare attraverso l'uso di veicoli elettrici e promozione di energie rinnovabili, sono tra gli obiettivi del piano della Spagna

E l'Italia?

Il piano italiano è articolato in sei missioni,

  • La maggior parte delle risorse (59 miliardi) dovrebbero andare a Rivoluzione verde e transizione ecologica.
  • Altri 40 sono poi destinati a Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura.
  • Trenta miliardi sono destinati al capitolo Istruzione e ricerca.
  • Alla voce Infrastrutture per una mobilità sostenibile il piano italiano sono destinati 25 miliardi.
  • Inoltre quasi 20 e quasi 16 miliardi andranno rispettivamente alle voci Inclusione sociale e Salute