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Covid, Crisanti: riaprire nel mezzo della campagna vaccinale? "Un azzardo biologico"

30 marzo:  analisi di tamponi nasofaringei a Roma
30 marzo: analisi di tamponi nasofaringei a Roma   -   Diritti d'autore  Cecilia Fabiano/LaPresse
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Si riunisce oggi il Comitato tecnico scientifico, per iniziare a vagliare le modalità del nuovo decreto che dovrà indicare il calendario, le tempistiche e le regole per le riaperture. Quindi sarà la volta del confronto con le regioni, e mercoledì, o al più tardi giovedì, la palla passerà al Consiglio dei ministri.

La linea è quella già annunciata dal premier Mario Draghi, che punta a contenere da un lato le pressioni in arrivo dal centrodestra per posticipare il coprifuoco e aprire anche bar e i ristoranti al chiuso in zona gialla, e dall'altro quelle di buona parte delle regioni. che chiedono di rivedere la scelta di riportare tutti gli studenti in classe dal 26 se non si interverrà sui trasporti.

Sul tavolo degli esperti del Cts ci saranno anche le linee guida delle Regioni per le riaperture che, almeno su due punti, suscitano perplessità e preoccupazione: né la richiesta di riaprire bar e ristoranti anche in zona arancione e rossa, né l'utilizzo degli spogliatoi in piscine e palestre (per queste ultime le regioni chiedono riapertura dal 15 maggio anziché dal primo giugno) dovrebbero passare il vaglio.

"Noi faremo i controlli e saremo particolarmente rigidi - ha detto il Ministro dell'Interno Lamorgese - perché non possiamo rischiare di buttare a mare quello che abbiamo fino ad ora. Crediamo nelle aperture e nel senso di responsabilità di ognuno di noi".

Azzardo Biologico

Ma una brusca frenata, in questo senso, arriva da Andrea Crisanti, microbiologo, accademico e autore del primo studio epidemiologico condotto in Italia sul Covid, con il quale nel paese di Vo Euganeo si riuscì a dimostrare la trasmissione del virus da parte dei positivi asintomatici.

ALASTAIR GRANT/AP
Andrea Crisanti nel suo laboratorio, in una foto del 2008ALASTAIR GRANT/AP

Per Crisanti, la scelta dell'esecutivo non è proprio una buona idea. "Non ci sono i numeri per riaprire ristoranti, palestre e cinema" dichiara. "I dati che abbiamo non giustificano queste decisioni del governo. Vorrei capire cosa è stato calcolato e ragionato, quanti morti siamo disposti a tollerare".

Ma c'è di peggio: secondo il microbiologo dell'Azienda ospedaliera di Padova, condurre una campagna vaccinale mentre l'indice di trasmissione è ancora elevato rappresenterebbe "un azzardo biologico".

"In questo modo - spiega - si dà al virus l'opportunità di mutare. Siamo governati da persone che non hanno gli strumenti conoscitivi giusti". A partire dal Cts: "nel primo non c'erano persone competenti, nel secondo i competenti sono in minoranza".

Perplessità anche negli ospedali

Ancor più dura la posizione degli anestesisti, che per bocca della loro presidente si dicono "rassegnati ma ubbidienti". "Noi non abbiamo notato grandi differenze dal punto di vista clinico rispetto ad altri periodi, quindi le riaperture ci lasciano perplessi. Non ci sono le premesse per sentirsi sicuri. Sappiamo che i contagi ricominceranno", sottolinea Flavia Petrini, presidente della Società italiana di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti). E spiega: "Per quanto riguarda noi, nulla è cambiato. Gestiamo tutti i giorni pazienti gravi, non abbiamo requie, siamo sempre gli stessi, il calo in piccoli numeri nelle terapie intensive non ci rassicura. Quando si allentano le restrizioni, dopo 2-3 settimane i pazienti ricominciano ad arrivare".

Usa toni poco concilianti anche il virologo Roberto Burioni che su Medical Facts invita a "usare la libertà che ci viene concessa con giudizio, perché se ci comportiamo da idioti potremmo perderla molto a breve per riacquistarla chissà quando, con relativi danni sociali, economici e culturali". Burioni sottolinea che se "decidere riaperture e chiusure spetta alla politica, però la scienza può fornire utili basi".

Sulla stessa linea Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, che nella decisione di riaprire le attività vede, "un rischio oggettivo".