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La Romania è più vicina all'adesione allo Spazio Schengen?

Una coda al valico di frontiera di Csanadpalota, tra Romania e Ungheria. Marzo 2020
Una coda al valico di frontiera di Csanadpalota, tra Romania e Ungheria. Marzo 2020   -   Diritti d'autore  Drone Media Studio/AP
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Il 25 marzo 2021 i tempi di attesa per i camion che attraversavano le frontiere tra gli stati membri dell'Unione Europea erano compresi tra i dieci e i trenta minuti. Dato che tutti gli stati membri del blocco, tranne tre, fanno parte dell'area Schengen, che prevede viaggi senza frontiere in tutta l'UE, la mancanza di ritardi non era un fatto insolito.

Ma tra l'Ungheria e la Romania, entrambi membri dell'UE, i tempi di attesa erano tra 30 minuti e un'ora. Al valico di Nagylak-Nadlac, nella Romania occidentale, si sono formate code lunghe più di 7 chilometri. Anche se la Romania ha aderito all'UE nel 2007, non è ancora membro di Schengen, il che significa che i ritardi al suo confine con l'Ungheria non sono una novità. I ritardi ai valichi di frontiera tra le due nazioni possono essere di diverse ore, se non giorni.

Nel 2019, dopo un giorno festivo, le code tra i due paesi sono durate quasi una settimana. "Nonostante ci sia uno sportello unico, il controllo in uscita dalla Romania e in entrata in Ungheria viene effettuato dalle autorità di entrambi i paesi, e a volte ogni autorità ha un obiettivo di controllo diverso, il che può generare code molto lunghe", ha detto Radu Dinescu, presidente dell'Unione nazionale dei trasportatori rumeni.

Lunghe, ha detto Dinescu a Euronews, significa tra i 20 e i 30 chilometri. Anche quando tutto va bene in determinati momenti durante la settimana le code sono tra gli otto e i dieci chilometri, il che si traduce in un tempo di attesa tra le quattro e le dieci ore per i camionisti. E la pandemia non ha fatto che peggiorare la situazione.

Situazione insostenibile

Ciò significa che i camionisti trovano quasi impossibile rispettare le regole europee sui periodi di riposo, che richiedono di fare una pausa di 45 minuti ogni 4 ore e 10 minuti di guida: se non lo fanno, e vengono sorpresi dalle autorità rumene o ungheresi, possono essere multati. "Aspettare 10 ore, muovendo il veicolo ogni 10-15 minuti rende quasi impossibile rispettare le regole", ha detto Dinescu.

Sono passati dieci anni da quando sono iniziati i colloqui sulla Romania, uno stato membro dell'UE dal 2007, per l'ingresso nell'area Schengen. Bucarest condivide questa posizione con la Croazia e la Bulgaria, che hanno aderito all'UE rispettivamente nel 2013 e nel 2007, ma non hanno ancora aderito a Schengen. Anche il confine della Bulgaria con la Grecia e quello della Croazia con la Slovenia registrano enormi ritardi.

Il nuovo primo ministro della Romania, Florin Citu, ha detto che spera che la Romania entri nella zona commerciale europea di Schengen entro il 2024. La questione, secondo Citu, è il rapporto del Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV) della Romania sulla corruzione nel paese, che doveva essere pubblicato nel 2020 ma è stato rinviato a quest'anno. Se sarà favorevole, ha detto Citu, si aspetta che i colloqui su Schengen inizino quest'anno.

"C'è una discussione sul rapporto dell'MCV. Dobbiamo correggere questo problema. Faremo del nostro meglio per avere un rapporto favorevole - ha detto Citu -. Se tutto va bene, e avremo un rapporto favorevole, possiamo sperare di continuare i colloqui di adesione a Schengen".

Ma mentre Citu ritiene che l'adesione della Romania alla zona commerciale senza confini dell'UE dipenda dal rapporto, la Commissione europea ha detto a Euronews che le questioni non sono collegate. Per quanto riguarda la Commissione, la Romania è pronta a entrare in Schengen in questo momento.

"La Commissione sostiene l'adesione della Romania a Schengen fin dal 2011 e invita il Consiglio europeo a prendere una decisione positiva sull'eliminazione dei controlli alle frontiere interne - ha detto un portavoce a Euronews -. Alcuni hanno fatto un collegamento politico con il meccanismo di cooperazione e verifica. La Commissione non fa un tale collegamento". L'ufficio di Citu non ha risposto alle molteplici richieste di commento di Euronews.

L'indignazione olandese

La decisione del Consiglio europeo dipende da un voto di tutti i 27 stati membri. Questo voto non è stato programmato e la questione dell'adesione della Romania a Schengen non è nemmeno nell'agenda ufficiale del Consiglio dal 2015.

È risaputo che il primo ministro dei Paesi Bassi, Mark Rutte, è apertamente contrario all'ingresso della Romania in Schengen senza notevoli progressi nella lotta contro la corruzione e lo stato di diritto. Citu ha detto di aver parlato con Rutte quest'anno, ma non se il premier olandese fosse ancora contrario all'ingresso della Romania.

"Abbiamo analizzato le promettenti prospettive di cooperazione tra la Romania e i Paesi Bassi, concentrandoci sul rafforzamento delle relazioni economiche e sulla promozione del dialogo politico. Ho detto che la Romania è, senza dubbio, pienamente pronta ad entrare nell'area Schengen", ha detto Citu. L'ufficio di Rutte non ha risposto alle molteplici richieste di commento di Euronews.

Il voto per permettere a un paese di entrare in Schengen deve essere unanime, e dato che Rutte non ha rivelato le sue intenzioni non è chiaro se i timori dei Paesi Bassi sulla corruzione in Romania siano stati fugati al punto da fargli cambiare posizione.

Teoria della concorrenza

Ma mentre gli olandesi hanno citato la corruzione come ragione per cui la Romania non ha ancora aderito al blocco Schengen, molti rumeni hanno un'altra teoria: che i Paesi Bassi siano preoccupati non per lo stato di diritto, ma per la concorrenza del porto rumeno di Costanza, dato il dominio del commercio marittimo in Europa da parte del porto olandese di Rotterdam.

Costanza, sulla costa rumena del Mar Nero, potrebbe potenzialmente sottrarre il commercio ai porti del nord Europa, data la sua relativa vicinanza ai mercati del Medio Oriente e dell'Asia. "A livello locale, ci sono voci sugli interessi politici ed economici di vari stati membri dell'UE", ha detto Dinescu.

Ma il presidente dell'Unione Nazionale degli Autotrasportatori Rumeni ha detto che l'adesione a Schengen è solo una delle tante questioni che la Romania deve affrontare e che il governo sta evitando. L'Ungheria ha fatto passi avanti migliorando le sue infrastrutture stradali, ha detto, mentre la Romania no.

"Questa è una colpa interna - ha detto -. La linea di fondo è che l'Ungheria ha una capacità amministrativa significativamente migliore e strutture statali meglio coordinate e ha anche la capacità di prendere decisioni forti e di attuarle, mentre la Romania è piuttosto debole da questo punto di vista".

La 'fatica dell'allargamento'

Nonostante queste carenze strutturali, Dinescu crede che se la Romania entrasse in Schengen migliorerebbe certamente la situazione per gli autotrasportatori rumeni, non solo in termini di tempi di attesa. Non solo il viaggio sarebbe meno stressante per i camionisti, ma incoraggerebbe anche più investimenti esteri diretti nel paese e renderebbe l'economia più forte e competitiva.

Ma nonostante l'ottimismo di Citu nei suoi commenti di febbraio, diversi analisti ritengono che la pandemia - che ha reintrodotto i controlli alle frontiere nella maggior parte dei confini europei - e l'antipatia generale verso le frontiere aperte in Europa, in particolare da parte del presidente francese Emmanuel Macron, potrebbero far slittare ancora a lungo l'ingresso della Romania in Schengen.

"Senza puntare il dito contro i critici della Romania, dobbiamo ammettere che anche l'UE è alle prese con alcune difficoltà legate all'allargamento che non riguarda solo l'ammissione di nuovi stati membri, ma anche l'allargamento dell'area Schengen e dell'Eurozona agli ultimi stati entrati nel blocco", ha detto a Euronews l'analista politico Radu Magdin.

"Così - ha aggiunto - anche se criteri tecnici imparziali dovrebbero condizionare le prospettive di adesione a Schengen o all'Eurozona degli stati membri dell'UE, c'è anche bisogno che l'UE definisca i suoi obiettivi strategici per il futuro e guardi a ulteriori opportunità di integrazione attraverso lenti più pragmatiche".

E al di fuori di quei settori direttamente interessati, come gli autotrasportatori, Magdin ha detto che, prima dei commenti della Citu a febbraio, "questo argomento è stato raramente discusso nello spazio pubblico negli ultimi anni. È anche meno prioritario per i rumeni. Nel contesto della pandemia, la libera circolazione delle persone e delle merci attraverso l'UE ha dimostrato di essere meno resistente".

"Anche se la Romania entrasse nell'area Schengen quest'anno o in futuro - conclude Magdin - ciò che è veramente importante in questo momento è che la Romania prenda un posto al tavolo delle discussioni sul rafforzamento della libera circolazione nell'UE".