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Il Regno Unito apre lo stadio Wembley al pubblico: test di tenuta anti Covid

Di Stefania De Michele
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Il Regno Unito apre lo stadio Wembley al pubblico: test di tenuta anti Covid
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Il ministro britannico dello sport Nigel Huddleston l'ha descritta come un'esperienza di apprendimento per capire se le persone possano tornare in sicurezza ai raduni di massa.
Così, lo stadio Wembley riapre al pubblico per la finale della Coppa d'Inghilterra il 15 maggio. Oltre al biglietto, gli spettatori dovranno essere muniti di un documento che attesti la vaccinazione anti Covid, la negatività accertata da un test recente o l'immunità per aver contratto il Covid nei sei mesi precedenti.

La riapertura non si limita allo sport e le autorità precisano che l'utilizzo del cosiddetto passaporto vaccinale è limitato nel tempo. Finora pub e ristoranti, che si stanno preparando ad accogliere nuovamente i clienti, non sono stati però inclusi nella prima tornata di sperimentazione. Nel calendario di eventi di prova figurano alcuni appuntamenti a Liverpool, tra cui una serata in un night club, un convegno e una proiezione cinematografica in città.

Secondo Downing Street, più di 31,5 milioni di persone hanno ricevuto una prima dose del vaccino e quasi 5,5 milioni entrambe le somministrazioni. A tutti gli adulti dovrebbe essere offerta la vaccinazione entro la fine di luglio, ha detto il governo.

Nel tweet del premier britannico, Boris Johnson: "Abbiamo raggiunto un'altra pietra miliare nel nostro programma di vaccinazione con oltre 5 milioni di persone che hanno ricevuto la seconda dose di vaccino. __Esorto tutti a fare altrettanto, non appena viene loro offerta la seconda somministrazione".

Ue, la proposta del certificato verde vaccinale

Anche l'Unione europea sta percorrendo la strada del certificato verde digitale per ripristinare la libera circolazione sicura dei cittadini all'interno del blocco. Il documento potrà contenere tre tipi di informazioni: la prova che chi lo possiede è stato vaccinato, è guarito dal Covid-19 e ha gli anticorpi necessari a combattere la malattia, i risultati dei recenti test.

La proposta di questo nuovo documento è stata fatta dalla Commissione europea il 17 marzo.

Secondo la proposta della Commissione europea, il certificato includerà solo i vaccini riconosciuti dall’Agenzia europea del farmaco (EMA), ma i singoli Stati potranno decidere se accettare anche vaccini non approvati, come il russo Sputnik V. La validità del documento sarà limitata alla durata della pandemia e le informazioni contenute al suo interno si limiteranno allo stretto necessario (nome, data di nascita, dati sulla somministrazione del vaccino e poco altro).