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Ungheria: insegnanti in fila per il vaccino. Scuole riaperte dal 19 aprile tra paura e dubbi

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Ungheria: insegnanti in fila per il vaccino. Scuole riaperte dal 19 aprile tra paura e dubbi
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L’Ungheria si presenta, almeno stando ai dati nazionali, come uno dei paesi con un alto numero di persone finora vaccinate, circa il 27% della popolazione. Nel Paese intanto è iniziata la campagna per immunizzare gli insegnanti, quasi tutti con Pfizer. Stando ai piani del governo più di 162.000 tra maestri e professori riceveranno la prima dose entro l’11 aprile. Una settimana prima della riapertura delle scuole prevista il 19.

Un lasso di tempo non sufficiente per rendere sicuro il rientro in classe di insegnanti e studenti, dicono i sindaci di settore. Asili ed elementari potrebbero diventare nuovi focolai e scatenare una quarta ondata della pandemia. “Un'aula di medie dimensioni è grande 40 metri quadrati. Ci dovrebbero stare circa 26 bambini delle elementari, in alcune classi anche 32”, ci spiega Tamás Totyik, Vicepresidente dell’Unione degli insegnanti. Alle e superiori ci sono 35 ragazzi in classe, e qui non c’è alcun distanziamento. Quindi ci si può infettare facilmente e portare il Covid in famiglia.

Un problema questo per studenti e professori. Secondo il principale sindacato ungherese degli insegnanti la vaccinazione è iniziata in ritardo. E ora l’esecutivo pensa che tornare a lezione in presenza il 19 aprile sia giusto, solo perché diversi lavoratori del settore scolastico hanno ricevuto il vaccino un mese fa. Per le organizzazioni di settore invece non è una data ragionevole, visto che i professori riceveranno la seconde dose solo durante i prossimi mesi.

"Tutti vogliono ricevere il vaccino per tornare al lavoro in sicurezza a scuola. Anche la prima dose fornisce un’alta protezione."
Viktor Orbán
Primo ministro ungherese

Vaccinare per tornare alla normalità

Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán ha rassicurato il paese che anche la prima dose fornisce un’alta protezione, ricordando agli educatori che, nonostante le loro paure, i bambini devono andare a scuola per consentire ai genitori di lavorare. "Capisco che tutti vogliono ricevere la seconda dose il prima possibile - ha sottolineato il premier ungherese. Questo vale anche per gli insegnanti. Tutti vogliono essere immunizzati. Ma chiedo anche di mettersi nei panni dei genitori che devono lavorare e non tutti possono farlo da casa. Molti non sanno a chi lasciare i figli. Tutti devono vivere e guadagnare in qualche modo.”

Anche i più restii al vaccino si sono messi in fila. Alcuni hanno vinto la paura non del siero ma della siringa. Come László Miklósi, insegnate di storia di Budapest. Affetto ad ago-fobia alla fine ha ringraziato tutto il personale sanitario. Ha ricevuto la sua dose in un ospedale della capitale. Insieme a numerosi colleghi.

"Ero molto emozionato. Quando sono entrato nella saletta per la vaccinazione avevo un po’ di paura. Un giorno particolare. Ma tutte le persone che ho incontrato, medici, infermieri sono stati eccezionali. All’inizio non sapevo dove andare, giravo per i corridoi dell’ospedale. Poi un assistente è arrivato da me e mi ha portato a fare il vaccino.”

Per la maggior parte degli insegnati la didattica a distanza è complicata per tutti, non solo per gli studenti. Si lavora e si fatica di più. Il vaccino è l’unica arma per uscire da questa emergenza.