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Com'è andata in Austria dopo l'estensione del diritto di voto ai 16enni nel 2007

Di Lillo Montalto Monella
Una foto d'archivio del 2006, quando i giovani socialisti austriaci manifestavano per l'estensione dell'età di voto ai 16enni alle elezioni nazionali. L'anno dopo sarà legge.
Una foto d'archivio del 2006, quando i giovani socialisti austriaci manifestavano per l'estensione dell'età di voto ai 16enni alle elezioni nazionali. L'anno dopo sarà legge.   -   Diritti d'autore  HANS PUNZ/AP2006
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Con l'arrivo di Enrico Letta alla segreteria del Partito Democratico si è riacceso in Italia il dibattito sul voto a chi ha compiuto 16 anni di età.

In Europa, i 16enni possono votare già alle elezioni nazionali ed europee in Austria (dal 2007) e Malta (dal 2018). In Grecia, grazie ad una riforma del precedente governo Tsipras, dal 2016 possono votare i 17enni. Da maggio 2021, pandemia permettendo, a questo elenco si aggiungerà anche il Galles: i giovani gallesi di 16 e 17 anni potranno scegliere i propri rappresentanti al Senedd, il parlamento.

In Estonia i 16enni possono votare ma solo alle elezioni locali, così come in Scozia, mentre in Germania sono autorizzati nell'ambito delle elezioni di alcuni Stati (si tratta di un Paese federale).

Nel nostro Paese, si sono spesi fiumi di inchiostro sull'opportunità di estendere il diritto di voto agli adolescenti. Questo articolo de Il Post riassume bene le posizioni di chi è a favore e chi è contrario.

Chi dice no lo fa appoggiandosi ad alcune di queste argomentazioni: a 16 non si sarebbe sufficientemente maturi politicamente; a quell'età, ci sarebbe la tendenza a votare più impulsivamente; l'estensione del diritto di voto significherebbe anticipare la maggiore età, con conseguenze sul piano penale, civile ed amministrativo.

Chi dice sì sostiene che è necessario bilanciare lo squilibrio demografico, in un contesto dove i giovani sono sistematicamente messi in minoranza dagli anziani. A quell'età, poi, si può lavorare e pagare le tasse, ma non votare. Non solo: votare è un atto che ha conseguenze dirette sul futuro, e sono proprio i giovani che quel futuro dovranno viverlo più a lungo. "Sono insomma soprattutto le nuove generazioni a subire o a trarre beneficio dalle scelte politiche che vengono prese oggi, quindi andrebbe data loro la possibilità di votare", si legge sul Post.

In generale, in molti concordano che il diritto di voto andrebbe esteso nell'ambito di una rivoluzione culturale che permetta ai 16enni di ottenere tutti quegli strumenti necessari per essere cittadini consapevoli.

I timori di chi è contrario sono fondati? O piuttosto ha ragione chi pensa che non ci sia nulla da temere, dato che le nuove generazioni già si dimostrano più attive politicamente di quelle più anziane (si pensi alle manifestazioni per il clima, il diritto allo studio o l'uguaglianza di genere)?

Vediamo com'è andata in Austria, il primo Paese europeo a concedere il diritto di voto agli adolescenti.

Andrew Medichini/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
I 16enni e 17enni italiani potranno mai votare i loro rappresentanti a Montecitorio?Andrew Medichini/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Austria apripista europeo, Bruxelles è favorevole

Nel 2015, il Parlamento europeo approvò una risoluzione che chiedeva di abbassare l'età di voto in tutta l'Unione europea. Anche il Consiglio d'Europa, la principale organizzazione di difesa dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto, sollecitò gli Stati membri UE a permettere agli adolescenti di votare a partire dai 16 anni, ma non se ne fece nulla.

L'anno scorso, il Belgio ha promesso ai suoi 16enni e 17enni che avrebbero potuto votare alle prossime elezioni europee.

L'attuale Parlamento europeo sta lavorando a delle riforme per migliorare il meccanismo democratico in vista del 2024, quando torneremo ad eleggere in nostri rappresentanti a Bruxelles/Strasburgo, e tra le proposte c'è proprio l'abbassamento dell'età per l'esercizio del diritto di voto attivo.

Nicaragua e Brasile sono stati tra i Paesi pionieri nel mondo già negli anni '80, ma l'Austria ha fatto da apripista in Europa. Vienna decise già nel 1992 di ridurre l'età per poter votare da 19 a 18 anni. Nel 2000, cinque stati federali austriaci avevano esteso il diritto di voto ai 16enni per le elezioni locali e regionali fino a che, nel 2007, il governo ÖVP-SPÖ ha deciso di allargare il bacino elettorale anche per le tornate nazionali ed europee.

In un articolo di Euronews del 2018, Tamara Ehs, rappresentante del gruppo austriaco IG Demokratie, ci raccontava come dieci anni dopo l'esperienza era stata un successo."Abbassando l'età di voto, ci si confronta con la politica in una fase più precoce. Allo stesso tempo, si investe di più nell'educazione politica dei giovani".

Ehs si era detta convinta che l'interesse politico aumentasse con l'abbassarsi dell'età minima per il diritto di voto.

Eva Zeglovits, analista politica dell'IFES (Istituto per gli studi empirici e sociali di Vienna), dice ai nostri microfoni che l'esperienza austriaca mostra come "se a 16 anni non viene consentito di votare, i giovani non mostrano interesse nella politica. Ma non appena viene permesso loro di farlo, ecco che si interessano e si informano non meno rispetto alle altre fasce d'età. In Austria è un fatto acclarato".

"L'argomento sulla maturità e l'immaturità dei giovani è molto simile a quello usato per le donne un secolo fa. C'è molta condiscendenza. Lo trovo affascinante ed irritante al tempo stesso", continua Zeglovits.

"Nel complesso, le evidenze per i sostenitori del diritto di voto a 16 anni sono incoraggianti. Anche se i 16-17enni mostrano un interesse generale per la politica un po' più basso, e una minore efficacia interna, l'affluenza è generalmente più alta rispetto ai primi elettori più anziani e simile alla media dell'elettorato. Seguono le campagne elettorali nella stessa misura degli altri giovani elettori e mostrano livelli considerevolmente alti di efficacia esterna e soddisfazione rispetto alla democrazia", si legge in uno studio del gennaio 2020.

"Ci sono pochi, se non nessuno studio sui partiti votati dai giovani di 16-17 anni", dice a Euronews uno degli autori dello studio, Julian Aichholzer. "Inoltre, non abbiamo potuto seguire questo gruppo nel tempo, ovvero monitorare come è cambiato il comportamento degli adolescenti dal 2008 ad oggi. Di sicuro, le informazioni di cui disponiamo mostrano che l'affluenza è più alta tra i più giovani" in tutte le tornate elettorali prese in esame.

Se si vota motivati e consapevoli a 16 anni, aumenta la propensione a farlo anche dopo

Secondo Ehs, quel primo recarsi alle urne a 16 anni è un momento molto importante, soprattutto quando è accompagnato da una corretta informazione e dalla giusta motivazione sviluppata tra i banchi di scuola. "I giovani sono più propensi a partecipare alle elezioni successive", e "si stabilisce un'àncora politica tra giovani cittadini". Una posizione, questa, sostenuta anche in Canada.

Eurobarometro indicava pochi anni fa che l'Austria - governata dal più giovane capo dell'esecutivo nell'Unione europea - sia al primo posto per affluenza alle urne nella fascia 15-30 anni, con il 79% di partecipazione negli ultimi anni rispetto ad una media del 64%.

"Gli studi fatti anni fa sono ancora validi oggi", indica Zeglovits. "I livelli di partecipazione sono ai massimi non solo la prima volta che si vota, ma anche la seconda e la terza. Non ci sono evidenze contrarie".

Infographic: Where Young Europeans Are Most Likely To Vote | Statista You will find more infographics at Statista

Per chi votano i 16enni austriaci?

"Nella fascia d'età tra i 16 e i 25 anni, le giovani donne austriache tendono a votare per il centro-sinistra, mentre i maschi per il centro-destra", indicava nel 2018 ad Euronews Sylvia Kritzinger, docente presso l'Istituto di Scienze Politiche dell'Università di Vienna.

Secondo Kritzinger, l'abbassamento dell'età di voto non ha realmente cambiato il panorama politico austriaco, ma è stata una riforma decisiva per introdurre i giovani all'educazione politica.

Eva Zeglovits ricorda che, quando si discuteva della riforma, i partiti politici avevano paura che i giovani avrebbero votato per le formazioni "sbagliate".

"C'era il timore che gli adolescenti avrebbero preferito in massa la destra radicale, ma così non è stato. C'è stata una tendenza più marcata, ma niente di esagerato".

"In generale", continua la studiosa, 16enni e 17enni "tendono a votare di più i partiti all'opposizione. Anni fa erano i verdi e la destra radicale. Le ragazze sceglievano i Verdi, i ragazzi la destra radicale. Oggi la situazione è diversa, ma c'è comunque un'evidenza che i giovani tendano a preferire i verdi e i liberali".

Tamara Ehs fa riflettere anche su un certo divario di genere tra i gli adolescenti. "I giovani uomini sono più interessati alla politica, le giovani donne meno, perché si attribuiscono meno conoscenze in materia politica. Tuttavia, secondo i test effettuati, le ragazze possiedono le stesse conoscenze dei loro coetanei maschi. Semplicemente, si danno un'autovalutazione più bassa".

In Italia, indica Il Post, gli aventi diritto nati dopo il 1997 alle ultime elezioni europee hanno votato a destra. È stato calcolato che il 38 per cento di chi ha votato alle europee per la prima volta ha votato Lega, percentuale superiore al dato nazionale aggregato. Youtrend sottolinea che una costante che si può osservare nella fascia 18-24 anni negli ultimi anni "è il successo dei partiti più antisistema delle rispettive aree politiche".

L'educazione civica, prima che sia troppo tardi

Come fa notare Kritzinger, 16enni e 17enni sono meno rappresentati alle urne rispetto alla categoria degli over 30, ma hanno più probabilità di votare rispetto al gruppo di età 18-21. "Questo si deve allo sconvolgimento personale in questa età significativa - tra i 18 e i 21 anni - quando molti se ne vanno dalla casa dei genitori".

Ecco perché, continua la studiosa, è importante coinvolgere i giovani nel processo politico prima che arrivi questo momento cruciale della loro vita. "Bisogna preparare bene i giovani che votano per la prima volta - anche se l'argomento dovrebbe valere per tutte le fasce d'età. A scuola però è più facile farlo".

Zeglovits loda la riforma austriaca che ha introdotto l'insegnamento dell'educazione civica (che viene proposta insieme alla storia) nelle scuole a partire dai 14 anni, nel pieno della fase dell'educazione dell'obbligo e due anni prima di recarsi alle urne per la prima volta. "Dopo i 18 anni, quando si lascia la scuola, non si ha più l'opportunità di insegnare l'educazione civida in un contesto scolastico".

Un think tank spagnolo fa notare come "le giovani generazioni sono generalmente più pro-Europa rispetto ai loro predecessori. Tuttavia, i giovani si sentono spesso disinformati riguarda all'UE e alle politiche europee", ed è proprio per questo che bisogna investire in curricula educativi scolastici ed extra-scolastici.