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Covid: casi in aumento in tutta Europa, colpo di reni dall'Italia

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Di Antonio Michele Storto
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Covid: casi in aumento in tutta Europa, colpo di reni dall'Italia
Diritti d'autore  Drago Prvulovic / SCANPIX/ASSOCIATED PRESS
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La terza ondata sembra ormai profilarsi all'orizzonte in gran parte d'Europa.

Le infezioni sono in aumento in quasi tutto il continente: un milione i casi registrati nell'ultima settimana, con un aumento del 9 per cento secondo L'Oms.

"La continua tensione sui nostri ospedali e sugli operatori sanitari- ha detto il Dr. Hans Kluge, direttore regionale OMS - è stata affrontata con atti di solidarietà medica tra i vicini europei. Tuttavia, a più di un anno dall'inizio della pandemia, i nostri sistemi sanitari non dovrebbero trovarsi in questa situazione. Dobbiamo ripartire dalle basi".

Nuova ondata, nuove chiusure

Per far fronte alla situazione, l'Ungheria ha appena varato una serie di rigide restrizioni. Nel paese rimarranno chiusi quasi tutti i negozi e i servizi per due settimane, insieme agli asili e alle scuole elementari per il prossimo mese, nel tentativo di affrontare la nuova ondata di contagi da coronavirus. L'annuncio è arrivato dal capostaff del primo ministro questo giovedì.

I negozi, ad eccezione delle rivendite di generi alimentari, delle farmacie e delle stazioni di servizio, dovranno essere chiusi e i servizi, ad eccezione dell'assistenza sanitaria privata, sospesi tra l'8 e il 22 marzo, ha detto Gergely Gulyas in un briefing stampa settimanale. Gli asili e le scuole elementari saranno chiusi dall'8 marzo al 7 aprile.

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4 marzo 2021: ateniesi in fila per sottoporsi al test rapido per il Covid-19Petros Giannakouris/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

Restrizioni più rigide sono state introdotte anche in Grecia, dove multe severe verranno comminate ai trasgressori: una decisione che è stata accolta molto male dai tassisti, che si sono riuniti in una protesta nel centro di Atene per chiedere assistenza economica al governo.

Colpo di reni da Roma

Nel frattempo, un colpo di Reni arriva dal'Italia, che con una mossa a sorpresa è divenuta il primo paese europeo a rifiutare l'export del vaccino AstraZeneca: 250.000 dosi in partenza per l'Australia sono state bloccate.

Venerdì le autorità italiane hanno notificato la decisione alla Commissione europea: la richiesta è stata fatta ai sensi del Regolamento di esecuzione Ue 2021/111 della Commissione, approvato lo scorso 30 gennaio, "che subordina l'esportazione di taluni prodotti alla presentazione di un'autorizzazione".

AstraZeneca per tutti

Nel frattempo, la Germania ha approvato il medesimo vaccino anche per la somministrazione agli over 65: finora era stato somministrato soltanto ai più giovani, per via dei dati insufficienti relativi all'uso sugli anziani, circostanza che aveva provocato un diffuso scetticismo circa sua efficacia, inducendo molti tedeschi a rifiutarne l'assunzione.

Simili raccomandazioni erano già arrivate dagli scienziati Francesi, ai quali si sono appena aggiunti i colleghi Belgi; mentre in Regno Unito i dati sul vaccino sembrano positivi in tutte le fasce d'età

Nel frattempo, dopo sei settimane di calo, le infezioni sono di nuovo in aumento in Europa: un milione i casi diagnosticati questa settimana, con una crescita del 9 per cento

"Infortunio di massa"

E a vedersela brutta è anche la Repubblica Ceca, con moltissimi ospedali che iniziano a dichiarare lo stato di "infortunio di massa", una circostanza che le strutture sanitarie possono invocare in concomitanza di incidenti,m o gravi calamità che prevedano un enorme numero di degenti.

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26 febbraio: una donna riceve la prima dose del vaccino in una palestra approntata a Ricany, in Repubblica CecaPetr David Josek/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

Quando una struttura medica entra in tale modalità di funzionamento, il livello di assistenza fornito a causa della mancanza di risorse non corrisponde generalmente più allo standard assistenziale previsto nella Repubblica Ceca.

La situazione negli ospedali sta diventando critica in tutto il paese. C'erano 8.231 degenti covid negli ospedali cechi mercoledì: 253 in meno del giorno precedente, ma un migliaio in più di una settimana prima. Più di 1.700 di loro sono in condizioni critiche. Quindicimila nuovi casi sono stati confermati ieri 1.300 in più rispetto allo stesso giorno della settimana precedente.