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Il possibile "programma di governo" di Mario Draghi, in 10 punti

L'ex governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in una foto del 2019
L'ex governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in una foto del 2019   -   Diritti d'autore  Michael Probst/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved
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Il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa mattina al Quirinale Mario Draghi, al quale ha conferito l'incarico di formare un nuovo governo dopo un'ora e dieci di colloquio.

Il professore, come di consuetudine, "si è riservato di accettare".

"Sono fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile", ha detto Draghi.

Ancora non sappiamo come andrà il suo tentativo. Ma una prima idea di "programma", di un possibile esecutivo guidato dall'ex capo della BCE, ce la possiamo già fare.

Draghi non ha dubbi sulle misure che devono prendere i governi europei per uscire dalla crisi economica innescata dalla pandemia.

Le sue idee le ha messe nero su bianco già un anno fa, il 25 marzo 2020, in un articolo scritto per il Financial Times e titolato: "Affrontiamo una guerra contro il coronavirus, e dobbiamo mobilitarci di conseguenza".

Il suo ragionamento è semplice: se non interviene lo Stato con una mobilitazione totale della sua economia, aumentando il debito pubblico, l'economia collasserà.

I bilanci privati che si stanno già deteriorando velocemente porteranno alla recessione. É necessario dunque un cambiamento di mentalità, al pari di quello operato in tempo di guerra.

Whatever it takes, insomma.

Ecco i 10 punti chiave di quell'analisi.

  • Per evitare una depressione prolungata e danni irreparabili, bisogna aumentare in maniera significativa il debito pubblico.
  • La perdita di reddito nel settore privato, e tutti i debiti che saranno contratti per compensarla, devono essere assorbiti, totalmente o in parte, dai bilanci pubblici;
  • Lo Stato deve usare il proprio potere di fuoco per proteggere cittadini ed economia dallo shock: il settore privato non è in grado di assorbirlo;
  • Gli Stati lo hanno sempre fatto in tempi di emergenza: si pensi alle guerre mondiali, quando lo sforzo bellico fu finanziato da un aumento del debito, e solo in piccola parte (in Italia e Germania) da un aumento delle tasse;
  • La priorità non deve essere solamente fornire un reddito di base a chi perde il lavoro, ma si devono innanzitutto proteggere le persone dal rischio di perdere l'impiego;
  • Bene i sussidi di disoccupazione e il rinvio delle scadenze per le imposte, ma serve sostegno immediato in termini di liquidità, di modo che le aziende possano coprire le proprie spese;
  • Bisogna mobilitare la totalità del sistema finanziario: i mercati obbligazionari, principalmente per le grandi aziende, i sistemi bancari e, in alcuni Paesi, anche i sistemi postali;
  • No a lungaggini burocratiche;

  • É auspicabile che le banche consentano lo scoperto, aprano linee di credito, inizino a prestare fondi a costo zero alle aziende disposte a salvare posti di lavoro, diventando così veicolo di politiche pubbliche;

  • Per evitare il fallimento delle aziende, o i governi compenseranno direttamente le spese di chi si indebita, oppure dovranno compensare le garanzie degli insolventi. La prima ipotesi è migliore per l'economia, dice Draghi, mentre la seconda è meno onerosa per i bilanci.