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A caccia di reti fantasma nell'Adriatico per preservare la biodiversità

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A caccia di reti fantasma nell'Adriatico per preservare la biodiversità
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Le reti da pesca perdute che giacciono sul fondo del Mediterraneo sono un problema per l'ecosistema marino, per i pesci che ingeriscono micro plastiche e per i consumatori. L'Italia è a capo di un progetto cofinanziato dalla politica di coesione europea per preservare la biodiversità.

Le "reti fantasma", un danno per tutti

Mare significa lavoro a Castro, piccolo villaggio di pescatori in provincia di Lecce, sulla punta del tacco dello Stivale. Ma le barche non si riempiono più di pesce come una volta. Alla pressione sull'ecosistema marino dovuta all'aumento delle temperature e alla pesca intensiva, si aggiunge l'inquinamento causato da macro e micro plastiche, in gran parte provenienti dalle cosiddette "reti fantasma", reti da pesca perdute che giacciono sul fondo dell'Adriatico. Come quelle che ha recuperato Antonio, pescatore, "Perché - dice - è materiale plastico o sintetico, ed è causa di inquinamento sui fondali marini. E questo è un danno anche per noi pescatori. Per noi pescatori e per tutti, perché andiamo a mangiare il pesce inquinato che ha mangiato plastica, una parte di rete”.

Adrinet, una collaborazione fra paesi per recuperare le reti che infestano l'Adriatico

L'Italia coordina il progetto, cui partecipano anche Albania e Montenegro, paesi candidati all'ingresso nell'Unione europea. I tre paesi lavorano sulla governance e sulla gestione del rischio dei loro ecosistemi marini, che si trovano ad affrontare le stesse sfide.

Il budget di Adrinet è di un milione di euro, finanziato per l'85 per cento dalla politica di coesione europea e per il 15 per cento dai tre paesi partecipanti.

Il progetto fornisce know-how tecnologico ai pescatori. 180 hanno già avuto una formazione. Grazie a un sistema a radiofrequenza, dei microchip installati nelle reti consentono di localizzarle e, se vengono smarrite, di recuperarle rapidamente. La project leader, Elisabetta Bonerba, aggiunge: “In questo modo la tracciabilità consente di responsabilizzare i pescatori nel non disperdere le loro attrezzature e nell'aiutare l'autorità competente a tracciare i responsabili di eventuali abbandoni di reti nel mare”.

L'equivalente di 200 mila bottiglie di plastica in un anno

Ad apprezzare particolarmente un progetto come Adrinet è la guardia costiera italiana, che ha fra i suoi compiti proprio quello di recuperare le reti da pesca smarrite. Ora stanno disegnando una mappa delle reti abbandonate in tutto il paese. In meno di un anno hanno recuperato sei tonnellate di reti fantasma.

“È stato fatto un calcolo - spiega il comandante Pietro Vicedomini -: sei tonnellate corrispondono a circa 200 mila bottiglie di plastica abbandonate sul fondale marino. Spesso - conclude - sono gli stessi pescatori che ci forniscono le coordinate di reti trovate sui fondali.”

Finora sono già state condotte almeno 32 azioni per pulire i fondali marini nelle acque dei tre paesi che partecipano al progetto.

Risorse addizionali per questo articolo • Versione italiana: Selene Verri