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I nuovi poveri dell'epoca Covid

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I nuovi poveri dell'epoca Covid
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In un'Europa devastata dalla pandemia, molti sono passati dall'avere un lavoro stabile al dover chiedere aiuto per la prima volta nella loro vita. Vediamo come questi "nuovi poveri" affrontano la situazione in Austria e in Spagna.

Niente più tapas per Toni e Cristina

In Spagna La crisi economica derivata dalla pandemia sta devastando le classi medie. Quasi il 50 per cento di coloro che chiedono aiuto sono nuovi poveri. Come Toni e Cristina, genitori di tre bambini. Il loro tapas bar, a Barcellona, è stato spazzato via dal Covid e loro si sono ritrovati nell'impossibilità di pagare le bollette. Sfrattati dal loro appartamento, ora per mangiare sono costretti a chiedere aiuto, per esempio all'associazione De Veí a Veí che distribuisce alle persone bisognose cibo donato dai commercianti. Toni ammette che per lui è stato uno shock: "È che non mi sono mai visto così in vita mia. Se no come potrei avere tre figli? Io stavo bene. La mia vita è stata stravolta. Per me andare a cercare da mangiare... All'inizio è imbarazzante, onestamente".

A settembre, quando è arrivato lo sfratto, la famiglia ha ottenuto dal comune un appartamento turistico come alloggio temporaneo, dove possono rimanere fino all'estate. Cristina, che viene dalla Romania, dice che ci sono molte famiglie in Spagna finite per la prima volta in povertà, che "Non erano mai andate prima a chiedere da mangiare a una ong o alla Caritas e ora lo fanno. È molto difficile vedersi così, ma devono farlo, devono mangiare giorno dopo giorno. Non c'è alternativa. Ed è grazie a loro, grazie al fatto che queste associazioni esistono che non siamo costretti a frugare nell'immondizia o a rubare".

Sopravvivere in 5 con 400 euro

Per sopravvivere, oltre alla solidarietà privata, c'è quella pubblica. Ma è un aiuto minimo, lamenta Toni: "Eravamo una famiglia normale, non nuotavamo nell'oro ma vivevamo bene. In questo momento abbiamo solo i 400 euro al mese che mia moglie riceve dall'assistenza sociale. Abbiamo presentato richiesta per il nuovo reddito minimo universale, e non l'abbiamo avuto. Non abbiamo nemmeno il sussidio di disoccupazione, niente... Il bambino ti chiede un gelato e non puoi comprargli niente".

Il sogno infranto

È ora di andare a prendere la piccola Lia a scuola, a due passi da dove si trova il sogno infranto di Toni. Dopo aver accumulato 70 mila euro di debiti per colpa della crisi, è stato costretto a cedere il suo locale a una famiglia cinese. Un grande dolore, per lui: "È un locale che avevo creato a modo mio - ricorda -, secondo i miei gusti, immaginate quanto può far male. E in più la scuola è davanti al bar e lo vedo quasi tutti i giorni".

Più di un milione di nuovi poveri

Il Covid in Spagna starebbe creando circa un milione e 100 mila nuovi poveri, portando il numero di persone in situazione di povertà a 10,9 milioni. Questo significherebbe passare dal 20,7 per cento della popolazione prima della pandemia a 23,7 per cento dopo. Abbiamo chiesto al presidente di De Veí a Veí, Rafael Martínez Buñuel, perché la Spagna sia stata colpita così duramente. "È per via dell'economia sommersa - risponde -. Ora vediamo che l'economia sommersa che esisteva prima non c'è più. Essendo un'economia indimostrabile, è una povertà o una ricchezza indimostrabile. Prima della pandemia consegnavamo 2,5 tonnellate di cibo al mese, servivamo circa 130-140 persone. Ora, in questi otto mesi abbiamo consegnato più di cento tonnellate".

Una Regina senza castello

La situazione non è molto diversa in Austria. A Vienna, città di Mozart, destinazione turistica, sviluppato centro industriale, c'è chi soffre la fame per la prima volta. Gli scaffali della ong Volkshilfe si svuotano in fretta. Qui, nel sesto paese più ricco dell'Unione europea, gente che aveva successo nella vita improvvisamente si è ritrovata in mezzo a una strada.

È successo a Regina. Tedesca, lavora negli hotel di tutta Europa. Fino a quest'estate era in Spagna. È venuta in Austria dopo aver ricevuto un'offerta di lavoro che però, a causa della pandemia, non si è concretizzata. Ci racconta che cosa ha vissuto prima di essere accolta dal rifugio per senzatetto: "Ho preso una stanza in una pensione, sono rimasta per quattro settimane, poi mi sono accorta che stavo finendo i soldi, i cani avevano fame, io avevo fame... Qui ho da mangiare e da bere. Senza di loro dovrei andare a fare l'elemosina. Non sono mai stata in una situazione simile. Non puoi andare avanti, non puoi andare indietro... E io sono solo una fra migliaia, milioni nelle stesse condizioni..." La voce si spezza, gli occhi diventano lucidi... "Scusate, ho i nervi a pezzi... Sto tremando, perché sono molto preoccupata. Che cosa sarà di me?"

Una seconda famiglia per mangiare, piangere e ridere

Regina ha chiesto la disoccupazione, ma l'amministrazione austriaca ha calcolato che le mancano 127 giorni di lavoro per averne diritto. Sembra che non sia possibile prendere in considerazione le giornate lavorative che Regina ha fatto all'estero. Per lei le persone che lavorano nel rifugio sono una seconda famiglia. "È l''effetto coccole': posso scherzare con loro, a volte piangere...", dice. Claudia, una delle dipendenti, spiega che questo è proprio il senso del loro lavoro: "Cerchiamo innanzi tutto di costruire delle relazioni. Il resto si costruisce intorno a questo. Come in una famiglia".

Cogliamo Regina in un momento di allegria. Per lei stare con queste persone è un vero toccasana: "Quando vedi che qualcuno si sente male, puoi sollevargli il morale con una battuta", commenta.

Il Covid, una lente d'ingrandimento sulle fratture della società

A essere colpiti dalla "nuova povertà" sono, fra gli altri, genitori single, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e lavoratori stagionali. Tanja Wehsely, direttrice di Volkshilfe Vienna, interpreta così la situazione: "La crisi del coronavirus è come una lente d'ingrandimento che mette in luce le fratture di una società. Abbiamo oltre il 70 per cento in più di persone che vengono da noi per chiedere aiuti d'emergenza, aiuti alimentari. In coda ci sono persone che non avrebbero mai pensato un giorno di dover richiedere pacchi alimentari".

ll turismo, settore in stand-by

Regina va a consegnare la sua candidatura numero 48 alla presidente dell'Associazione alberghiera austriaca, Michaela Reitterer. Il turismo rappresenta oltre il 7 per cento del pil del paese, e di solito la forza lavoro è insufficiente. Ma la maggior parte degli alberghi sono stati costretti a chiudere. Nel 2019, l'Associazione alberghiera austriaca ha registrato un fatturato di circa 13,3 miliardi di euro per tutti gli hotel del paese. Per il 2020 si prevede un fatturato di circa 7,3 miliardi di euro, il 45 percento in meno, o, per dirla in altro modo, una perdita di 6 miliardi di euro per colpa della crisi del Covid. Che non ha risparmiato nemmeno l'albergo di Michaela, il Boutique-Hotel Stadthalle, costretto a chiudere durante il lockdown.

"Quando, alla fine di settembre, la Germania ha emesso l'avviso di viaggio nei confronti dell'Austria, è stata una vera catastrofe - racconta Michaela -. È per questo che i colleghi sono molto cauti nell'assumere in questo momento, perché nessuno sa se ci sarà un terzo lockdown, ed è questa la cosa triste per Regina ... Le ho promesso di aiutarla con i miei contatti per trovarle un lavoro da qualche parte in Austria".

Anche l'Unione europea sta dando una mano. 13 miliardi e mezzo del Fondo di coesione sono già stati mobilitati per far fronte alla crisi e in cantiere ci sono altri interventi europei per agire in solidarietà con chi soffre a causa della pandemia.

Journalist • Selene Verri

Risorse addizionali per questo articolo • Versione italiana: Selene Verri