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Il caso dell'orgia gay di Szájer imbarazza l'Ungheria più degli scandali corruzione

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Di Lillo Montalto Monella  & David Walsh
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József Szájer, l'eurodeputato coinvolto nell'orgia gay a Bruxelles, al parlamento europeo
József Szájer, l'eurodeputato coinvolto nell'orgia gay a Bruxelles, al parlamento europeo   -   Diritti d'autore  Jean-Francois Badias/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Nella stessa settimana dell'orgia gay di Bruxelles che ha portato alle dimissioni dell'eurodeputato József Szájer, uno dei politici più fidati di Orbán, la polizia ha arrestato un sottosegretario di Stato perché sospettato di corruzione.

Quel genere di scandali sulla gestione dei fondi pubblici ed europei che da anni i giornalisti di inchiesta denunciano in Ungheria, ma che fanno relativamente poco rumore.

Probabilmente, come scrive Balkan Insight, il sex-gate con l'europarlamentare che fugge sulla grondaia con le pillole di ectasy nello zaino potrebbe fare più male alla credibilità di Orbán di tante denuncie sullo stato di diritto e la corruzione

Szájer era la figura più importante del partito Fidesz a Bruxelles. Lo scandalo dell'orgia e della droga trovata nel suo zaino (lui ha negato fosse di sua proprietà) sarebbe sufficiente per mettere la pietra tombale a qualsiasi carriera politica.

Nel caso di Szájer, il potenziale danno di immagine dell'intero governo ungherese - che negli anni si è spostato sempre più a destra, con politiche fortemente orientante in senso anti-LGBTQ - potrebbe essere ancora maggiore di quello personale.

"Szájer è forse più conosciuto in Ungheria come una delle persone che hanno redatto la nuova costituzione. Con la sua riscrittura, nel 2011, vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso. O quantomeno lo rende incostituzionale", dice a Euronews Aron Demeter, direttore del programma di Amnesty International Hungary.

Da maggio, il governo ungherese non riconosce più il cambiamento di sesso.

Di recente, l'ex eurodeputato Szájer ha contribuito alla stesura delle proposte di nuovi emendamenti alla costituzione per promuovere i "valori cristiani" a cui dice di ispirarsi il governo Orbán.

C'è un emendamento, che definisce il rapporto tra un genitore e un figlio, in cui si legge che "la madre è una donna e il padre è un uomo". Questo porterebbe di fatto ad un divieto costituzionale sull'adozione da parte di persone dello stesso sesso.

"La storia è resa ancora più assurda non solo dal fatto che Szájer abbia avuto influenza in tutto questo processo, ma dal fatto che sia la figura più importante del governo Fidesz a Bruxelles", ha detto Demeter.

Ipocrisia di Stato

Nella capitale belga la parola "ipocrisia" è la più utilizzata per riferirsi alle azioni di Szájer e del governo Fidesz.

"Gode della libertà della comunità LGBTI qui a Bruxelles e, allo stesso tempo, il suo partito condanna la comunità LGBTI in Ungheria", accusa l'eurodeputata francese Manon Aubry a Euronews.

Ovviamente qui il problema... non è l'orgia, né l'orientamento sessuale di József Szájer. La questione è l'ipocrisia del governo ungherese e del partito Fidesz, e penso che questo influisca decisamente sull'immagine del governo
Zsuzsanna Végh
Ricercatrice associata, Consiglio europeo per le relazioni esterne

Tuttavia, la vicenda della caduta fragorosa di Szájer è stata ovattati o quantomeno ridimensionata in patria anche grazie al rigido controllo governativo dei media.

La società ungherese non ha accettato la giustificazione del governo nei confronti dello scandalo. Un sondaggio rappresentativo svolto su richiesta di Euronews ha indicato che solo il 2% della popolazione pensa che Szájer abbia partecipato a una semplice festa in casa a Bruxelles, come ha affermato in seguito. Invece il 69% ritiene che sia stato responsabile "evento sessuale con droga".

"I messaggi che sono stati comunicati sul caso Szájer, sia nei media filo-governativi che in quelli statali, sono stati chiaramente controllati quotidianamente in molti dettagli sensibili, come ogni riferimento al fatto che si trattasse di un sex party", dice a Euronews Zsuzsanna Végh, ricercatrice associata al Consiglio Europeo delle Relazioni Estere (ECFR).

"Se ascolti la radio di stato o guardi il telegiornale di stato, non si capisce nemmeno perché si sia dimesso. Si dice che ha partecipato a qualche festa, e ha violato le attuali restrizioni Covid, ma finisce lì".

MTI
Il braccio destro di Orban nell'occhio del ciclone, e il premier magiaro non ha esitato a "gettarlo sotto al bus", come si dice in ingleseMTI

Restrizioni alla libertà di stampa

Insieme alla Polonia, l'Ungheria è diventata una bestia nera negli ambienti delle istituzioni europee per la costante erosione dei valori fondamentali dell'appartenenza alla UE - come il primato dello stato di diritto e la libertà di stampa.

Secondo Reporter senza frontiere (RSF), l'Ungheria è all'89° posto nell'indice mondiale della libertà di stampa 2020, con un calo di due posti rispetto all'anno scorso e un calo complessivo di 33 posizioni negli ultimi otto anni.

"Uno dei settori che hanno sofferto particolarmente nell'ultimo decennio, sotto il governo Orbán è stata la libertà dei media, soprattutto a partire dal 2010-2011", ha aggiunto Végh.

Secondo una ricerca indipendente citata in un rapporto del 2019 della Federazione europea dei giornalisti, quasi l'80% delle notizie è "finanziato da fonti decise dal partito al potere".

L'ultimo assalto alla libertà di stampa è arrivato con la creazione della Central European Press and Media Foundation (KESMA) nel 2018. Oltre a concentrare quasi 467 mezzi di comunicazione sotto un unico monopolio, con un consiglio di amministrazione composto da delegati governativi.

KESMA ha anche agito come laccio emostatico sugli introiti pubblicitari dei media e per tutti i mezzi di comunicazione, tranne che per quelli filogovernativi.

Quasi tutti i media regionali sono caduti sotto l'egida dell'impero mediatico di Orbán. Quelli che mantengono la loro libertà si trovano a dover affrontare una battaglia in salita per riportare con precisione cosa succede nel Paese.

"I media liberi, i media indipendenti, hanno pochissimo accesso alle fonti ufficiali, cosa peggiorata ancor di più durante la pandemia. Vengono regolarmente ignorati quando pongono domande nelle conferenze stampa e molto spesso vengono anche attaccati dai politici e dalle agenzie filogovernative".

La disparità di informazione nel caso Szájer tra i media indipendenti e quelli controllati dallo Stato è stata netta.

Mentre le testate giornalistiche, come il sito web Index.hu, hanno ampiamente riportato tutti i fatti dietro le sue dimissioni, compreso il coinvolgimento di Szájer in un sex party, la storia è stata in gran parte assente dalle testate filogovernative - tra cui i giornali Magyar Nemzet e Magyar Hírlap, che invece si sono concentrati sul noto obiettivo di Fidesz, George Soros o hanno riferito la cosa in breve, scrivendo che si è dimesso per aver infranto le restrizioni Covid.

Tornando al sondaggio commissionato da Euronews, solo il 5% dei rispondenti concorda con le notizie rappresentate dai media pubblici ungheresi. Per molti, la colpa di József Szájer è appunto quella aver violato le misure anti-Covid. Il 65% pensa che la cosa più problematica sia che uno degli autori della costituzione abbia agito in modo piuttosto diverso rispetto ai valori in essa contenuti.

Cambiare la narrazione

Alla luce della sua posizione di forza sui media ungheresi, il governo riuscirà a mitigare le conseguenze dello scandalo?

"È presto per dirlo, ma è chiaro che i media statali e i media filo-governativi sono in difficoltà, perché credo che stiano ancora cercando il modo [giusto] di raccontare questa storia", ha detto Demeter.

"Di recente si allude al fatto che dietro lo scandalo ci sia una potenza straniera sconosciuta, o più probabilmente qualche tipo di servizio segreto. Che Szájer sia una vittima, in questo caso, perché un forte sostenitore dei valori tradizionali in una città liberale e in un regime liberale".

Con molta probabilità, la linea del governo sarà quella di vendere l'idea che l'Ungheria, e Szájer in particolare, siano stati vittima di una cospirazione per sovvertire l'agenda politica interna.

Anche Végh ritiene che Orbán e i media filogovernativi faranno del loro meglio per far capovolgere la storia.

"Penso che lo scandalo influisce decisamente sull'immagine del governo, ed è per questo che stanno cercando di mettere a tacere l'intero caso, nascondendo la polvere sotto il tappeto", indica Végh.

Orbán ha già tentato di limitare i danni dello scandalo, confermando al quotidiano ungherese Magyar Nemzet che Szájer non solo si è scusato e si è dimesso per la vicenda, ma ha anche lasciato il partito Fidesz, di cui era membro fondatore.

"Quello che ha fatto József Szájer non rientra nei valori della nostra comunità politica. Non dimenticheremo né negheremo il lavoro che ha svolto negli ultimi 30 anni, ma il suo gesto è inaccettabile e non può essere difeso", ha detto Orbán.

Incolpare Bruxelles

"Potenzialmente, se non riusciranno a nascondere tutto sotto il tappeto, un'altra pista che i media governativi potrebbero tentare è quella di ritrarre l'Ungheria e il governo ungherese come vittima di attacchi da Bruxelles a causa del veto ungherese sul quadro finanziario pluriennale, oppure che si tratti di una sorta di ritorsione contro l'Ungheria perché cerca di bloccare l'adozione del Recovery Fund".

Fomentare il sentimento anti-UE è stata una tattica di successo usata da Orbán nel recente passato.

Sollevare lo spettro dell'inferenza straniera o UE negli affari interni ungheresi non farà altro che "aggravare ulteriormente" le tensioni esistenti con Bruxelles, ha aggiunto Végh.

Il Partito Popolare Europeo (PPE), di cui Fidesz era membro ma da cui è stato sospeso sta già cominciando a innervosirsi. L'eurodeputato Fidesz Tamás Deutsch questa settimana ha paragonato la Gestapo al capo del PPE, Manfred Weber.

Quello che è certo è che questo scandalo "non cambierà le intenzioni del governo di violare ulteriormente i diritti umani delle persone LGBT, ne dubito seriamente", ha concluso Demeter.

In Ungheria, oltre il 70% degli intervistati concorda sul fatto che lo scandalo faccia male alla reputazione dell'Ungheria nel mondo.