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“City quitters”: vivere la città fuori dalla città in tempi di Covid

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Di Giorgia Orlandi
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“City quitters”: vivere la città fuori dalla città in tempi di Covid
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Chi sono i “city quitters”? Sono coloro che lasciano le città in piena pandemia, perché stufi delle restrizioni, per andare a vivere nelle seconde case. Un vero e proprio movimento all’inverso ovvero le case per le vacanze, che però - attenzione - diventano prime case. Nel senso che ci sono delle regole ben precise per fare i quitters.

Innanzitutto, si cambia la residenza scegliendo di vivere principalmente nella dimora rurale o montana, serve una connessione internet super veloce e infine è necessaria la vicinanza ad un grande aeroporto e città che devono rigorosamente trovarsi ad almeno un’ora di distanza in macchina.

Per Euronews ne abbiamo incontrati due, in una mezza giornata di fine novembre, nella Alta Valle Brembana in provincia di Bergamo, in un paese dove vivono meno di cinque persone in tutto, a 1700 metri.
Si tratta di Giacomo Biraghi e la compagna Lonnie .
Lui milanese doc, innovation manager, urbanista (appassionato di questi temi, di rigenerazione urbana e geografia umana), che dopo 40 anni di vita in città ha deciso di spostarsi in quella che era la “casa in montagna” .

Una vista peraltro pazzesca dalla vetrata si vede un vecchio impianto sciistico ormai dismesso. Il motto però non è voler andare a fare l’agricoltore o il montanaro, ma è portare lo spirito della città “fuori”. Come ci spiega Giacomo, è l’evoluzione naturale delle città e delle periferie determinata dallo spostamento dei cittadini.

Lo spirito urbano a cui viene negata la libertà all’interno delle metropoli va a ricercare la medesima in uno spazio aperto. Una realtà a cui potremmo presto abituarci nell’era post pandemia. La riflessione sul ruolo delle città e di come la pandemia le stia cambiando è spesso frequentata da architetti ed urban designers.

Il trend comunque non è nuovo, tanto che si è detto spesso che a spostarsi sono sempre più i creativi, in cerca di pace ed estro. Per effetto del Covid, molte province, per lo più deserte in Italia, potrebbero presto diventare dei veri e propri hub di creatività.