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Il primo anno di Ursula, tra pandemia e promesse mancate

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Di Jack Parrock
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Il primo anno di Ursula, tra pandemia e promesse mancate
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Un anno fa veniva eletta Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione. Tra le sue priorità riformare l'Unione europea focalizzandosi sulla conversione ecologica dell'economia contenuta nel suo famoso new Green deal. "Inizieremo insieme una trasformazione che toccherà ogni aspetto della nostra società e della nostra economia", aveva promesso nel suo discorso inaugurale a dicembre del 2019. Ma poi la scala delle priorità è stata capovolta dal coronavirus.

Di sicuro non sapeva che di lì a poco si sarebbe scatenata la pandemia nel mondo accanendosi in particolar modo nel Vecchio continente. Le valutazioni sulla sua capacità di gestire la crisi, comunque, sono piuttosto positive, come osservato da Jacob Kirkegaard, analista presso il German Marshall Fund. "Finora la Von der Leyen è riuscita a gestire bene la pandemia - ha detto Kirkegaard - i nodi su cui invece dovrebbe progredire sono quelli della migrazione, dell'agenda digitale, e dell'ambiente".

La von der Leyen, secondo altri analisti, non ha brillato in politica estera.

"Quando ha preso l'incarico si è presentata con questo slogan che avrebbe spinto per una Commissione geopolitica - osserva Shada Islam, esperta di comunicazione istituzionale e direttrice di New Horizons, ma poi si è concentrata molto sul concetto dei valori europei facendo la distinzione tra chi li condivide e chi non li rispetta". E ora con l'elezione del democratico Joe Biden alla Casa Bianca "potrebbe cadere nella tentazione di ritornare ad orbitare attorno all'America - prosegue Shada Islam - senza assumersi le proprie responsabilità nei rapporti con il nostro vicinato ed in particolare con l'Africa. Anche con la Cina è giunto il momento di riflettere e instaurare rapporti più stabili e razionali", conclude l'esperta di comunicazione.

Ursula von der Leyen, in questi mesi non ha mancato di spendere parole a favore dei diritti della comunità Lgbt ricordando che: "Essere se stessi non è una questione di ideologia, ma di identità."

Nel quartier generale della Commissione europea, la von der Leyen è vista come un capo che vuole avere tutto sotto controllo. "Viene dal più grande Stato membro dell'Unione europea - ricorda Kirkegaard riferendosi alla Germania - ed era politicamente molto vicina ad Angela Merkel. Quindi direi che ha indubbiamente dato un'impronta gerarchica alla Commissione".

Il primo anno deve esserle sembrato incredibilmente lungo. E ora gliene spettano altri quattro al timone di Bruxelles, dove dopo la pandemia bisognerà fare i conti con le conseguenze economiche della recessione e della Brexit.