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Perché la Francia sostiene l'Armenia nel conflitto con l'Azerbaigian

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Perché la Francia sostiene l'Armenia nel conflitto con l'Azerbaigian
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La continuazione del braccio di ferro tra Francia e Turchia con altri mezzi. Il senato francese ha votato una risoluzione che chiede al governo di Parigi e alla sua diplomazia di riconoscere la sovranità dell'Armenia sull'Alto Karabakh.

Il voto che non è vincolante ha ottenuto una maggioranza schiacciante e un solo "No". I numeri: 305 voti a favore, e trenta astensioni, risultato fortemente simbolico, quindi politicamente rilevante.

Le parole di Bruno Retailleau, senatore conservatore de Les Républicains chiariscono il contesto:

"se questo conflitto va oltre la sua dimensione locale, è a causa dell'impegno della Turchia, la partecipazione massiccia e decisiva della Turchia di Erdogan, nel nome di una politica espansionista neo-ottomana, nel nome di una politica nazional-islamista. Ed è una minaccia qui, come altrove nel mondo, contro la pace, e contro i nostri interessi."

Ad astenersi, il gruppo di En Marche, il cartello politico elettorale del presidente Macron e dell'esecutivo. Un loro "sì" avrebbe messo l'Eliseo e la sua politica estera in serio imbarazzo.

La diplomazia francese si è infatti ufficialmente allineata a quella europea che ha accettato suo malgrado il ruolo di onesto sensale e garante del cessate il fuoco della Russia di Vladimir Putin.

L'Alto Karabakh è un'enclave Armena in Azerbaigian. Con un'azione militare rapida, Baku ha riportato agli inizi di novembre buona parte del territorio sotto il suo controllo. Le divisioni azerbaigiane si sono fermate solo dopo l'intervento diplomatico personale di Vladimir Putin e l'invio di truppe russe di interposizione a guardia di un piccolo corridoio tra il Karabakh e la Repubblica Armena.

Ed è proprio questo uno dei punti sensibili per la Francia, poichè quello che ormai di fatto è un "patto di non aggressione" russo-turco, si è convertito in un condominio su Mediterraneo, Medioriente e Caucaso.

In assenza degli Stati Uniti, l'Ue ha dimostrato di avere scarsa influenza in una regione chiave per la sua stabilità e per la sua sicurezza energetica.

L'Azerbaigian ha subito reagito chiedendo l'esclusione di Parigi dal Gruppo di Minsk per la mediazione del conflitto nel Nagorno Karabakh.

Inoltre, le circostanze hanno dimostrato che per la Francia, senza la sponda tedesca e la piattaforma statunitense, è difficile ripetere lo schema negoziale che gestisce le tensioni armate in Ucraina e che nel 1994 aveva congelato il conflitto nell'Alto Karabakh.

I Paesi europei hanno interessi economici e politici in e con l'Azerbaigian.

Yerevan invece aveva cominciato qualche anno fa un lento avvicinamento all'Ue. Processo politico che Mosca temeva si sarebbe convertito nell'ennesima minaccia al suo "estero-prossimo", come vengono indicate al Cremlino fin dai tempi di Yeltsin le repubbliche ex sovietiche. Un po' come è accaduto in Ucraina.

In Armenia c'è infatti un'importante base militare russa.

Il fatto che il governo armeno abbia dovuto invocare il soccorso de Mosca nella guerra contro l'Azerbaigian ha provocato una brusca frenata dei colloqui tra Yerevan e Bruxelles.

Per la Francia la situazione non è facile, anche per ragioni interne.

Vive nell'Esagono una forte e influente comunità armena, presente fin dal xv secolo, ma cresciuta nel corso dei secoli, soprattutto dal genocidio nella Prima guerra mondiale in poi.

È composta da circa 600 mila persone, di cui 400 mila nate in Francia, tutte ancora legate alla loro identità.

Gli Armeni hanno contribuito, e contribuiscono, alle arti, alle lettere, alla politica e al commercio francesi.

Nel 2001 il parlamento di Parigi votò una legge per il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno.

Il provvedimento legislativo dell'Assemblea Nazionale provocò le ire della Turchia, che ha sempre respinto le accuse e soprattutto l'esistenza del genocidio stesso.