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Trump e Biden: ecco cosa hanno promesso di fare in politica estera e militare

Una cerimonia della Prima Divisione Corazzata presso il campo d'aviazione dell'esercito americano a Wiesbaden, in Germania
Una cerimonia della Prima Divisione Corazzata presso il campo d'aviazione dell'esercito americano a Wiesbaden, in Germania   -   Diritti d'autore  Michael Probst/AP
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La notte elettorale è ormai arrivata, e il candidato che rivendicherà la vittoria si troverà anche al timone dell'esercito più potente al mondo.

Con gli Stati Uniti che si trovano ad affrontare una crescente competizione con la Russia e la Cina per il dominio militare, il repubblicano Donald Trump o il candidato democratico Joe Biden dovranno prendere decisioni difficili in termini di politica estera.

Quale sarà, dunque, l'approccio dei candidati alle questioni di difesa che avranno un impatto sull'Europa?

L'adesione alla NATO

Donald Trump

Da quando è entrato in carica, Trump ha adottato un approccio antagonistico in materia di difesa che ha scosso gli alleati tradizionali. Un esempio chiave, in questo senso, è la sua minaccia di ritirarsi dalla NATO se i membri non avessero aumentato la rispettiva spesa militare, affermando che gli altri paesi avevano "approfittato" della difesa nazionale statunitense prima del suo insediamento. Trump ha chiesto ai membri della NATO di arrivare a spendere almeno il 2% del loro PIL per la difesa entro il 2024.

Ma il Presidente in carica andrebbe davvero avanti con il ritiro dall'alleanza in caso di un secondo mandato? Rebecca Lissner, una studiosa presso il Centro per gli studi sulla sicurezza della Georgetown University e coautrice di An Open World: How America Can Winest for Twenty-First-Century Order, pensa che ci sia una seria possibilità che ciò possa accadere, anche se non è garantito.

"C'è una sostanziale possibilità che molti di quanti lo hanno finora dissuaso, nell'amministrazione, non saranno più in carica in un eventuale secondo mandato di Trump", ha sottolineato la studiosa. "E che si sentirà dunque incoraggiato a fare affidamento ancor di più sul suo istinto e ancor meno sui suoi consiglieri".

Infatti, all'inizio del primo mandato, Trump aveva intorno a sé persone che erano molto più vicine al considdetto "establishment repubblicano", oltre ad analisti di politica estera militare, un contrappeso che in seguito si è andato perdendo . Secondo Lissner, personaggi del calibro di Jim Mattis, Rex Tillerson e HR McMaster erano tutti, più o meno, investiti nelle fondamenta tradizionali della politica estera americana, con le sue tradizionali alleanze internazionali.

Joe Biden

Un'amministrazione Biden farebbe probabilmente eco a molte delle richieste bipartisan fatte nei decenni per una maggiore condivisione degli oneri nel contesto delle varie alleanze degli Stati Uniti, ha detto Lissner.

"Penso però - aggiunge - che vedremo un approccio molto diverso da quello di Trump, in un'amministrazione Biden. Il quale, sembra partire dalla convinzione che gli Stati Uniti sono più forti, e non più deboli, se operano a fianco di alleati e partner a livello internazionale".

Lissner si aspetta anche una riaffermazione di queste alleanze, insieme a uno sforzo per modernizzarle in modo che perdano la loro aura "di reliquie della Guerra Fredda e assumano maggiormente la funzione di strumenti internazionali per la difesa e la sicurezza nell'intero spettro delle sfide che attendono nel XXI secolo, molte delle quali non sono esplicitamente di natura militare".

In un articolo sugli Affari Esteri dell'inizio del 2020, Biden ha parlato di organizzare un summit delle democrazie nel primo anno di un suo eventuale mandato: il che, secondo Lissner, suggerisce che il democratico intenda adottare un approccio meno isolazionista e autarchico rispetto a Trump, tornando a dare priorità agli "alleati e partner democratici" che sono "da tempo al centro della politica estera americana".

Presenza di truppe americane in Europa

Donald Trump

L'annuncio che gli Stati Uniti avrebbero ritirato circa 12.000 soldati dalla Germania e che la metà di loro sarebbe stata riassegnata in altre zone d'Europa è stata un'altra mossa che ha marcato una netta e contrastante discontinuità tra Trump e i suoi predecessori.

Lissner ritiene che le basi per future decisioni di questo tipo siano già poste, qualora Trump dovesse entrare di nuovo nello Studio Ovale.

"E' difficile sapere esattamente cosa succederà - ha detto - ma penso sia probabile, e certamente lo è riguardo alle negoziazioni in corso sulla presenza delle truppe americane in Corea del Sud, per esempio".

Joe Biden

Lissner pensa che invertire questa mossa e questa tendenza sia "abbastanza probabile" da parte di Biden, "dal momento che - spiega - è "abbastanza costoso portare le truppe americane fuori dalla Germania e non c'è una chiara giustificazione per questo, né l'amministrazione Trump ha davvero articolato dove andrebbero e perché".

Relazioni con la Russia

Donald Trump

L'approccio di Trump nei confronti della Russia è difficile da definire, viste le differenze tra strategia ed effettiva attuazione. A livello interpersonale, negli ultimi quattro anni le relazioni tra il presidente Trump e il presidente Putin si sono surriscaldate, e ci si potrebbe aspettare che continuino a farlo, nel caso di una riconferma.

Secondo Lissner, la flessione delle relazioni tra le due superpotenze è precedente a Trump: il punto di rottura, in questo senso, sarebbe l'annessione russa della Crimea.

Joe Biden

Secondo la studiosa, Biden adotterà una linea più dura nei confronti della Russia, ma la sua risposta definitiva dipende in questo senso da quanto il Cremlino cercherà di influenzare le elezioni.

"La sua squadra è stata abbastanza chiara - spiega Lissner - riguardo al fatto che, dato che la Russia si è intromessa nella scorsa tornata, forse su scala ancora più ampia di quanto è stato ipotizzato, un'amministrazione di Joe Biden reagirebbe in modo molto più deciso nei confronti del Cremlino di quanto l'amministrazione Trump abbia fatto negli ultimi quattro anni".

Presenza nei conflitti europei

Trump

L'attuale presidente ha intensificato negli ultimi mesi gli sforzi nella diplomazia internazionale, facendo un passo indietro rispetto al ruolo tendenzialmente defilato che gli Stati Uniti hanno tradizionalmente svolto per la maggior parte del suo mandato.

La sua amministrazione ha compiuto il primo sforzo pubblico nei combattimenti per la regione del Nagorno-Karabakh tra le forze armene e azere. In Europa, il repubblicano ha tentato di mediare tra le nazioni balcaniche, la Serbia e il Kosovo, e in altre parti del mondo ha cercato di favorire le aperture diplomatiche tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e il Sudan.

Biden

Sul Nagorno-Karabakh, Biden ha accusato il suo rivale di essere "passivo e disimpegnato", e di aver permesso così a Mosca di guidare gli sforzi, senza proteggere i civili della regione. Secondo lo sfidante democratico, gli Stati Uniti dovrebbero smettere di "viziare" la Turchia - che sostiene l'Azerbaigian - avvertendola, insieme all'Iran, di astenersi dalla violenza. Questo, oltre ad ospitare il dialogo tra i due Paesi con l'obiettivo di una soluzione politica.