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Clima, il coronavirus non ferma la protesta degli ambientalisti italiani

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Clima, il coronavirus non ferma la protesta degli ambientalisti italiani
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La pandemia da Covid 19 ha avuto un impatto molto forte sulle attività del movimento ambientalista internazionale Fridays for future, che ha fatto della mobilitazione delle masse il suo punto forte.

Ad ottobre il bel tempo permette ancora agli attivisti romani di potersi riunire in sicurezza all’aperto, ma sempre indossando le mascherine. Si pensa alle nuove attività da organizzare, tenendo conto delle misure di sicurezza, che in Italia non permettono assembramenti sopra le 30 persone. La crisi ha costretto a reinventare il modo i metodi di protesta che si sono fatti ormai sempre più virtuali, come spiega l'attivista per “Fridays for future Italy” Benedetto Sensini.

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? Una grande emozione tornare oggi in piazza per il sesto sciopero globale per il #clima. Abbiamo atteso tanto questo giorno, lo abbiamo costruito a lungo, spinti dall'urgenza che l'emergenza #covid ci stesse mostrando quanto poco tempo abbiamo di fronte alle #crisi globali e spronati dalla consapevolezza che tenere alta l'attenzione sul collasso climatico, in questo momento storico, è cruciale per garantirci un cambio di rotta serio, sistemico e irreversibile. ?Ci siamo preparati con tutte le associazioni e i #movimenti che ci accompagnano sin dall'inizio della nostra battaglia, come Greenpeace, Terra!, Forum italiano dei movimenti dell'acqua, STOPTTIP, ClimateSave, Deliberiamo, NoTav, NoalFossile, e associazioni che si sono unite col tempo, come Chi si cura di te, Black Lives Matters, Valle Galeria Libera... Abbiamo inoltre sostenuto le attiviste e gli attivisti di #ExtincionRebellion, che mentre scriviamo sono ancora in presidio davanti alla sede Eur dell'#Eni. Vogliamo ringraziare ciascuno di loro per essere stati con noi anche oggi. ?"Due crisi, una sola soluzione" è quanto affermiamo dall'inizio di questa pandemia, proponendo come rimedio ad entrambe le emergenze, il documento Ritorno al Futuro, redatto insieme ad associazioni ambientaliste, ecologiste, climatologi e scienziati, che segna la strada da seguire per sette ambiti d'azione, e di cui abbiamo parlato anche oggi in piazza: -investire nella transizione ecologica; -riaffermare il ruolo pubblico nell'economia; -realizzare la giustizia climatica e sociale; -ripensare il sistema agro alimentare; -tutelare la salute, il territorio, e le comunità; -promuovere democrazia, istruzione e ricerca; -la liberazione dei popoli oggi colpiti dai disastri ambientali. ?Continueremo la nostra battaglia ogni giorno, e vi diamo appuntamento a lunedì, alle ore 15.30, al Nuovo Cinema Palazzo per l'assemblea aperta di #FridaysForFuture. . . . #RecoveryPlanet #GiustiziaClimatica #ClimateStrike #recoveryfund #ClimateEmergency #scioperoperilclima #fridaysforfutureitalia #facetheclimateemergency

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«Abbiamo cercato di allargare le protesta a realtà e persone che anche prima del Covid-19 non potevano partecipare fisicamente alle marce per il Clima a Roma – spiega Sensini -. Ora, invece, online è possibile anche per loro prendere parte agli eventi che organizziamo. Questo è stato un valore aggiunto, pero tendenzialmente ci siamo ritrovati con forti difficoltà a dover gestire telematicamente un movimento che ha anche bisogno di trovarsi in piazza».

Ma gli ambientalisti non si scoraggiano e continuano la loro campagna di sensibilizzazione. Il timore però è che la pandemia possa oscurare la questione ecologica spazzando via tutte le promesse fatte finora dalla politica in tema di cambiamenti climatici. Anche se in realtà le due questioni, secondo l'attivista Marianna Panzarino, sono strettamente legate.

«Ci sembra – afferma l'ecologista - che il dibattito politico sia totalmente concentrato sulle azioni da mettere in campo per combattere il covid-19, ma non sentiamo parlare allo stesso modo di emergenza climatica, eppure entrambe le questioni sono state dichiarate emergenze e crisi mondiali dall’organizzazione mondiale della sanità ».

Il loro messaggio arriva in un momento in cui gli stati membri stanno preparando i piani nazionali per usare i soldi del fondo europeo per la ripresa economica post coronavirus.

La Commissione europea ha indicato che il 37 per cento degli investimenti dovrà essere usato per la transizione verde. Per gli ambientalisti il primo passo è tagliare i sussidi ai combustibili fossili.

“Si continua a dare susidi per l’estrazione dei combustibili fossili – ricorda Sensini -. Lo stato italiano garantisce ancora questi sussidi all’ENI. Percio è difficile credere a uno stato che da una parte si impegna ad azzerare le emissioni entro il 2050 e dall’altro continua a dare questi sussidi ».

I ragazzi dei “Fridays for future” in Italia intendono ora passare dalle piazze ai palazzi. Sperando di avviare un dialogo con il Parlamento per chiedere ai deputati di presentare emendamenti e proposte di legge che mettano al centro del dibattito politico la crisi climatica.