ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Bruxelles vuole piantare 3 miliardi di alberi per salvare il pianeta. Gli esperti sono scettici...

Foto d'archivio - Una foresta dello stato di Washington
Foto d'archivio - Una foresta dello stato di Washington   -   Diritti d'autore  Ted S. Warren/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
Dimensioni di testo Aa Aa

Quando si è sparsa la voce che la Commissione Europea stava pensando di inserire nel Gren Deal europeo la promessa di piantare tre miliardi di alberi, ai responsabili delle Ong ambientaliste è quasi andato di traverso il caffé equosolidale.

Anche solo in termini numerici, la promessa sembra pazzesca: piantare tre miliardi di alberi in 10 anni vuol dire piantarne 300 milioni ogni anno. Per raggiungere questa cifra, bisognerebbe procedere al ritmo di circa 800mila ogni giorno.

Quando al portavoce di Ursula von der Leyen è stato chiesto quanti alberi sono stati piantati da maggio 2020 ad oggi, è calato il gelo. Non sono state fornite cifre, e i cronisti sono stati invitati a interpellare le regioni e i singoli Stati membri della UE.

Nella regione belga delle Fiandre, uno sportello indica che sono stati piantati 232.968 alberi dal 1° ottobre 2019. Un altro, in Repubblica Ceca, parla di quasi 800mila nuove piantine, ma senza dire in che periodo di tempo.

"Ci stiamo ancora lavorando su e stiamo valutando le migliori opzioni per conteggiare sia il numero di alberi piantati che le metodologie comuni", ha aggiunto il portavoce UE.

Ma a preoccupare non è tanto la capacità della UE di riuscire a piantare tre miliardi di alberi; a far tremare gli ambientalisti è piuttosto la strategia di Bruxelles.

Se da un lato il mega piano di riforestazione fa notizia, ed è perfetto per i titoli dei giornali, secondo gli esperti piantare alberi non aiuta un granché per arrestare la crisi climatica che sta vivendo il pianeta, dovuta in gran parte all'utilizzo dei combustibili fossili.

Non c'è da stupirsi quindi che le compagnie petrolifere e del settore energetico siano grandi fan del piano di riforestazione.

Nel luglio 2019, Total ha annunciato che avrebbe investito 100 milioni di dollari (84,5 milioni di euro) nella protezione delle foreste; poco dopo, sia Shell che Eni si sono impegnate a compensare le emissioni con piani di rimboschimento.

Nei Paesi Bassi, gli automobilisti hanno la possibilità di acquistare crediti di carbonio alla pompa di benzina per compensare l'impatto climatico del loro viaggio - un'iniziativa che fa sentire certamente meglio chi guida, ma non risolve il grande problema: evitare che le persone si mettano al volante di un veicolo inquinante, ove possibile.

A febbraio, nel suo discorso sullo stato dell'Unione, il presidente Donald Trump - forse la persona meno ambientalista del mondo - ha sostenuto la necessità di piantare alberi; il piano repubblicano è noto come "Trillion Trees Act".

Greenpeace ritiene che l'iniziativa sia sostanzialmente una mossa inutile, placebo, per "farci sentire bene", "parte di una pericolosa distrazione dalla crisi climatica, greenwashing dell'industria del legname".

Greenpeace ha criticato anche l'impegno della Commissione Europea a piantare tre miliardi di albermi sottolineando che, proprio come negli Stati Uniti, il rimboschimento possa essere una mostra atta a distrarre dai reali sforzi per combattere il cambiamento climatico.

"I potenziali benefici per il clima e la biodiversità del piantare alberi sono limitati; tuttavia, i rischi del greenwashing sono infiniti", ha detto Sini Eräjäää, attivista responsabile Greenpeace per l'agricoltura e le foreste europee. "Le aziende si affrettano a rivendicare meriti per il carbonio immagazzinato negli alberi piantati, ma sono le prime ad essere riluttanti nel ridurre le emissioni".

"Piuttosto che piantare alberi, dovremmo proteggere e ripristinare le inestimabili foreste che sono attualmente minacciate, e fare i veri tagli alle emissioni, invece di compensarle".

Bastone e carota

Nella sua strategia per la biodiversità, la Commissione europea scrive che la strategia forestale europea - la cui pubblicazione è prevista per il 2021 - creerà posti di lavoro nei settore della raccolta e della coltivazione delle sementi, della messa a dimora delle piantine e del monitoraggio della crescita.

Gabriel Paun di Agent Green - una Ong nonprofit che si batte per la protezione dell'ambiente in Romania - ritiene che l'obiettivo sia realizzabile a condizione che siano identificati i terreni per queste nuove colture subito, entro il primo trimestre del 2021.

Secondo Paun, ci sono esempi reali, in giro per il mondo, che mostrano come questi progetti siano stati efficaci - si pensi al Costa Rica, che ha aumentato la sua superficie forestale dal 25% nel 1990 al 52% nel 2020.

Nel farlo, il Costa Rica ha utilizzato un approccio "bastone e carota". Il divieto di deforestazione e l'eliminazione dei sussidi agli allevatori sono stati introdotti solo in una seconda fase; nella prima, sono state coinvolte le comunità e sono state premiati i migliori progetti di riforestazione.

È un approccio che Paun vorrebbe vedere applicato anche nella sua nativa Romania, dove il disboscamento illegale è "fuori controllo".

Paul tuttavia si dice d'accordo con le critiche di Greenpeace: c'è poca volontà di fermare la deforestazione illegale in Romania, e le autorità riescono a intercettarne solamente l'1%.

Una delle maggiori sfide che la Commissione europea dovrà affrontare non sarà tanto piantare più alberi, bensì proteggere quelli già esistenti.

"Ogni anno viene bruciato più legno di quello tagliato legalmente; sono stati costruiti impianti di lavorazione del legno ad alta capacità non intensiva che hanno messo a dura prova le foreste, il loro impatto non ha precedenti", concude Paul. "Nonostante gli sforzi di alcune istituzioni e le pressioni dell'opinione pubblica, il fenomeno del disboscamento illegale non è stato nemmeno rallentato".