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Perché la riforma dell'agricoltura europea non è necessariamente una buona notizia per l'Italia

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Perché la riforma dell'agricoltura europea non è necessariamente una buona notizia per l'Italia
Diritti d'autore  Olivier Matthys/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Nulla sarà più come prima. Sicuramente non la Politica agricola comune dopo l'accordo dei ministri dell'agricoltura dei ventisette.

Trema uno dei pilastri della costruzione comunitaria con una Rivoluzione copernicana nel segno dell'ecologia e dello snellimento.

I metodi di finanziamento e di sostegno agli agricoltori cambia e si va verso un'idea di sfruttamemto della terra più "sostenibile" e meno estensivo.

Dopo lunghe e difficili trattative, i ministri dell'Agricoltura europei hanno raggiunto un accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune.

Un'intesa nel segno dell'ecologia a buon prezzo?

L'intesa, arrivata al termine di un vertice di due giorni, è stata definita nella prima mattinata di mercoledì 21 ottobre, sulla base di una proposta di compromesso dell'ultima ora, presentata dalla Germania.

A dare l'annuncio è stata Julia Klöckner, ministra dell'Agricoltura tedesca (la Germania è presidente di turno dell'Ue): "Dopo uno sforzo duro e prolungato, abbiamo raggiunto una pietra miliare", ha commentato.

“L’intesa segna un’evoluzione storica dell’impianto tradizionale della politica agricola”, dice la ministra per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova. Sembra quindi di capire che per il governo italiano l'accordo sia una buona notizia.

Il Parlamento europeo dovrà dire l'ultima parola. Difficilmente respingerà il documento approvato dal Consiglio e proposto dalla Commissione europea, ma potrà emendarlo.

Al momento la bozza stabilisce che almeno il 20% della dotazione nazionale degli aiuti diretti dovrà essere dedicata a incentivi per una produzione "più ecologica".

Un 20% che potrebbe costare caro all'Italia

Ed è proprio questo 20% il punto nevralgico dei negoziato tra Stati membri ed Eurocamera. Partecipano anche le associazioni agricole che cercano di vederci chiaro.

Per l'italiana Confagricoltura - che Euronews ha contattato - ad esempio: "L'accordo deve esser valutato. La verità è che gli agricoltori europei perderanno dei finanziamenti".

Comunque era già tutto previsto dal nuovo quadro finanziario pluriannuale.

Il problema per l'Italia è che passare dallo schema precedente all'attuale potrebbe avere dei costi aggiuntivi, legati alle sue lentezze burocratiche e a un rapporto tra Bruxelles, Stato e regioni farragginoso.

Basti pensare ad esempio che il livello di utilizzo dei fondi agricoli a Bolzano è pari a circa il 70%, e al 45% in Puglia, afferma Confagricoltura.

L'Italia non è infatti una campionessa nel presentare progetti in grado di ottenere fondi europei. Ed ora questa logica sarà in parte applicabile anche all'agricoltura.

A farne le spese saranno soprattutto gli aiuti finanziari diretti al reddito degli agricoltori, che in fondo erano il nervo della Pac.

Schemi vincolanti nel nome dell'ecosostenibilità

Adesso si parla di Ecoschemi vincolanti, ai quali condizionare la presentazione di progetti alla Commissione europea per raggiungere, in modo periferico, obiettivi fissati da Bruxelles.

Questo comporta una minore centralizzazione su Bruxelles del metodo. Vuol dire che sparirà il tormentone secondo il quale: "L'Ue vuole decidere la circonferenza dei meloni".

Ognuno potrà fare di testa sua, poi bisognerà vedere chi lo saprà fare in modo soddisfacente, secondo i criteri fissati dall'esecutivo comunitario, dopo una decisione del Consiglio, vale a dire degli Stati membri.

Un ritardo o un cattivo piano potrebbero costare milioni di euro al settore agricolo italiano.

"Noi avremmo preferito un Ecoschema volontario", commenta l'ufficio di Confagricoltura a Bruxelles.

La speranza è che il nuovo regime (del 20% dei fondi destinati alle filiere ecologiche) venga introdotto gradualmente, con "un periodo pilota di almeno un paio di anni".

L'Unione europea cerca in questo modo di dare più spazio ai piccoli agricoltori di settore, come ad esempio il bio.

Il Parlamento europeo aveva bocciato il documento alla vigilia dell'accordo del ministri. L'anima verde tra i deputati è molto forte e chiedavano molto di più. Ora, a patto concluso tra gli stati, l'Eurocamera potrebbe riservare sorprese proponendo emendamenti con più criteri ecologici.

Il nervo dell'agricoltura è... il denaro

I primi punti fermi dei parlamentari riguardano le risorse a bilancio per le misure verdi, con almeno il 35% dei fondi per lo sviluppo rurale e almeno il 30% di quelli degli aiuti diretti.

Secondo gli eurodeputati i budget nazionali dei pagamenti diretti dovrebbero essere riservati per il 60% al sostegno al reddito, e un 6% dovrebbe essere mirato alle piccole e medie imprese.

I voti nell'Eurocamera continueranno fino alla fine della settimana.

Nel complesso, si legge negli emendamenti approvati, il 30% delle risorse (incluso il cofinanziamento nazionale e regionale) dovrebbe andare ad azioni per il clima e la biodiversità.

L'assemblea propone di aumentare le risorse per le emergenze e le crisi, rispetto alla proposta della Commissione, con una "riserva" che parte da 400 milioni e potrebbe essere accumulata negli anni fino ad arrivare fino a 1,5 miliardi.

La riforma entrerà in vigore nel 2023.

La Politica Agricola Comune rappresenterà comunque ancora il principale settore di spesa del bilancio europeo,